02/12/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Sconfiggere Aids, tubercolosi e malaria si può: ma il Fondo Globale ha bisogno di soldi

Copyright - WHO/P.VirotTre malattie per sei milioni di morti: questo il bilancio annuale di Aids, tubercolosi e malaria, un conto che sta crescendo. Tre malattie per le quali molto si può fare in termini di prevenzione e di terapia per fermare la strage, considerando per esempio che l’Aids da sola è la prima causa di morte nell’Africa sub sahariana, la quarta in tutto il mondo. “Di fronte a questa drammatica realtà, durante il G8 di Genova nel 2001, i Paesi più industrializzati del mondo hanno lanciato ufficialmente il Fondo Globale, per contrastare la diffusione e l’impatto di queste tre malattie” ci spiega Marina Madeo, dell’Organizzazione non governativa COOPI, che il 18 novembre ad Arusha ha rappresentato le Ong e la società civile nell’ambito della delegazione ufficiale italiana al Consiglio di amministrazione del Fondo Globale. “Il Fondo Globale è operativo da gennaio 2002, come meccanismo di finanziamento straordinario per la lotta alle tre grandi endemie. E’ uno strumento per mobilitare risorse e canalizzare finanziamenti straordinari a progetti operativi nei Paesi, per fronteggiare l’emergenza malattie che sta devastando intere generazioni. Il Fondo Globale ha appena lanciato, durante l’incontro avvenuto ad Arusha, in Tanzania, il quinto round di finanziamenti, che verrà approvato nel settembre del 2005”.

 
La metà è per l'Aids. Finora il Fondo Globale ha raccolto 3 miliardi di dollari, finanziando circa 300 progetti in 128 Paesi. “La suddivisione per malattie è dominata dall’Aids, cui è destinato il 56 percento del denaro raccolto, quindi la malaria con il 31 percento e la tubercolosi con il 13 percento” prosegue Marina Madeo. “Un passaggio critico e ancora difficilmente valutabile è l’effettivo utilizzo dei fondi dal momento dell’erogazione, che è condizionato da importanti fattori locali. Molte procedure, criteri e strumenti di monitoraggio e valutazione di questi aspetti sono stati definiti, ma una valutazione complessiva è ancora difficile”.


Copyright - WHO/P.VirotMilioni di persone aspettano.
Nel campo dell’Aids l’obiettivo è offrire a oltre un milione e mezzo di persone la terapia antiretrovirale (un aumento di sei volte dell’attuale copertura nei Paesi in via di sviluppo), a 52 milioni le consulenze e il test per l’Hiv e a oltre un milione di orfani assistenza medica ed educazione. I progetti nei confronti della tubercolosi si propongono di scoprire tre milioni e mezzo di casi di infezione ancora ignorata, curare due milioni di persone e impostare 12.000 nuovi trattamenti nei pazienti che non rispondono alle comuni strategie di cura. Infine, per la malaria, il Fondo si impegna a finanziare l’acquisto di oltre cento milioni di zanzariere trattate con insetticida, necessarie per proteggere dall’infezione, e a distribuire 145 milioni di trattamenti a base di artemisina, considerati necessari per l’insorgenza sempre più frequente di resistenze ai farmaci comunemente utilizzati.

Gli obiettivi del millennio sono lontani. “Le stime dei fondi necessari alla lotta ad Aids, tubercolosi e malaria parlavano nel 2001 di 10 miliardi di dollari all’anno “ sottolinea Marina Madeo. “Adesso si stima che dal 2007 in poi potrebbero essere oltre 20 miliardi all’anno per raggiungere gli ‘Obiettivi del millennio’ correlati alle malattie”. Alla somma finora raccolta l’Europa ha contribuito con il 59 percento, gli Stati Uniti con il 24 percento, il resto del mondo con il 13 percento, il settore privato e le donazioni individuali con il 4 percento.

Copyright - WHO/P.VirotNon per beneficenza ma per il bene comune. “I finanziamenti finora versati e gli impegni di finanziamento per i prossimi anni sono ben al di sotto dei bisogni stimati per una efficace e coerente lotta alle malattie. In questo quadro, la posizione dell’Italia spicca negativamente: dopo essere stata tra i promotori e i maggiori donatori del Fondo Globale, non ha mantenuto l’impegno preso per il 2004 di versare 100 milioni di euro (e dovrebbe poi versarne altri 100 nel 2005). L’Italia è l’unico tra i Paesi ricchi e i grandi donatori (e tra i G7) ad essere inadempiente rispetto alle promesse solennemente fatte durante il G8 di Evian nel 2003. Questo mancato versamento italiano comporta inoltre una riduzione della somma data dagli Stati Uniti (vincolati a un contributo non superiore al un terzo del totale), con una perdita netta complessiva di 160 milioni di dollari, pari a circa il 16 percento del denaro che il Fondo Globale avrebbe già programmato di spendere nel 2005 per progetti sulle tre malattie. In un mondo senza confini la cooperazione allo sviluppo non è un lusso superfluo e la lotta alle malattie non è beneficienza per poveri malati lontani: si tratta di servizi ai cittadini italiani e del mondo, dello sviluppo di ciascuno e della difesa della vita e del benessere di tutti”.

 

Valeria Confalonieri

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