Tre malattie per sei milioni di morti: questo il bilancio annuale di
Aids, tubercolosi e malaria, un conto che sta crescendo. Tre malattie
per le quali molto si può fare in termini di prevenzione e di terapia
per fermare la strage, considerando per esempio che l’Aids da sola è la
prima causa di morte nell’Africa sub sahariana, la quarta in tutto il
mondo. “Di fronte a questa drammatica realtà, durante il G8 di Genova
nel 2001, i Paesi più industrializzati del mondo hanno lanciato
ufficialmente il Fondo Globale, per contrastare la diffusione e
l’impatto di queste tre malattie” ci spiega Marina Madeo,
dell’Organizzazione non governativa COOPI, che il 18 novembre ad Arusha
ha rappresentato le Ong e la società civile nell’ambito della
delegazione ufficiale italiana al Consiglio di amministrazione del
Fondo Globale. “Il Fondo Globale è operativo da gennaio 2002, come
meccanismo di finanziamento straordinario per la lotta alle tre grandi
endemie. E’ uno strumento per mobilitare risorse e canalizzare
finanziamenti straordinari a progetti operativi nei Paesi, per
fronteggiare l’emergenza malattie che sta devastando intere
generazioni. Il Fondo Globale ha appena lanciato, durante l’incontro
avvenuto ad Arusha, in Tanzania, il quinto round di finanziamenti, che verrà
approvato nel settembre del 2005”.
Milioni di persone aspettano.
Nel campo dell’Aids l’obiettivo è offrire a oltre un milione e mezzo di
persone la terapia antiretrovirale (un aumento di sei volte
dell’attuale copertura nei Paesi in via di sviluppo), a 52 milioni le
consulenze e il test per l’Hiv e a oltre un milione di orfani assistenza medica
ed educazione. I progetti nei confronti
della tubercolosi si propongono di scoprire tre milioni e mezzo di casi
di infezione ancora ignorata, curare due milioni di persone e impostare
12.000 nuovi trattamenti nei pazienti che non rispondono alle comuni
strategie di cura. Infine, per la malaria, il Fondo si impegna a
finanziare l’acquisto di oltre cento milioni di zanzariere trattate con
insetticida, necessarie per proteggere dall’infezione, e a distribuire
145 milioni di trattamenti a base di artemisina, considerati necessari
per l’insorgenza sempre più frequente di resistenze ai farmaci
comunemente utilizzati.
Gli obiettivi del millennio sono lontani. “Le stime dei fondi necessari alla lotta ad Aids, tubercolosi e malaria
parlavano nel 2001 di 10 miliardi di dollari all’anno “ sottolinea
Marina Madeo. “Adesso si stima che dal 2007 in poi potrebbero essere
oltre 20 miliardi all’anno per raggiungere gli ‘Obiettivi del
millennio’ correlati alle malattie”. Alla somma finora raccolta
l’Europa ha contribuito con il 59 percento, gli Stati Uniti con il 24 percento,
il
resto del mondo con il 13 percento, il settore privato e le donazioni
individuali con il 4 percento.
Non per beneficenza ma per il bene comune.
“I finanziamenti finora versati e gli impegni di finanziamento per i
prossimi anni sono ben al di sotto dei bisogni stimati per una efficace
e coerente lotta alle malattie. In questo quadro, la posizione
dell’Italia spicca negativamente: dopo essere stata tra i promotori e i
maggiori donatori del Fondo Globale, non ha mantenuto l’impegno preso
per il 2004 di versare 100 milioni di euro (e dovrebbe poi versarne
altri 100 nel 2005). L’Italia è l’unico tra i Paesi ricchi e i grandi
donatori (e tra i G7) ad essere inadempiente rispetto alle promesse
solennemente fatte durante il G8 di Evian nel 2003. Questo mancato
versamento italiano comporta inoltre una riduzione della somma data
dagli Stati Uniti (vincolati a un contributo non superiore al un terzo
del totale), con una perdita netta complessiva di 160 milioni di
dollari, pari a circa il 16 percento del denaro che il Fondo Globale
avrebbe già programmato di spendere nel 2005 per progetti sulle tre
malattie. In un mondo senza confini la cooperazione allo sviluppo non è
un lusso superfluo e la lotta alle malattie non è beneficienza per
poveri malati lontani: si tratta di servizi ai cittadini italiani e del
mondo, dello sviluppo di ciascuno e della difesa della vita e del
benessere di tutti”.
Valeria Confalonieri