24/05/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Bush e Blair si incontreranno per accelerare il ritiro, ma il Paese è fuori controllo
Il 17 maggio, davanti alla commissione del Senato Usa, al generale Peter Pace venne chiesto se le forze della coalizione fossero in grado di ritirarsi entro 3 mesi da una qualunque delle 14 province irachene considerate più stabili. “No signore” fu la risposta.
 
Il neo Premier al Maliki (a dx) e l'ex Premier al JaafariLe forze Usa e Britanniche in Iraq continuano a lavorare per permettere il passaggio della sovranità nelle mani delle forze armate irachene, ma fino a oggi le basi militari affidate al controllo iracheno sono state 34 su 110. Delle 10 divisioni irachene dispiegate sul territorio solo 2 controllano effettivamente le aree loro assegnate, le altre possono solo affiancare le truppe della coalizione. La formazione del governo iracheno, a 5 mesi dalle elezioni di dicembre, potrebbe essere un passo avanti verso una maggior sicurezza nel Paese, ma sui 2 ministeri chiave, Interno e Difesa, non si è trovato un accordo definitivo. Di fronte a questa situazione Bush e Blair hanno annunciato un incontro, il 25 maggio prossimo, per decidere nuove strategie per lasciare il Paese al più presto. L’ordine del giorno sarà infatti un piano di ritiro accelerato e più ambizioso di quanto dichiarato fin’ora.
 
Miliziani per le strade di RamadiRamadi. Nella città sunnita di Ramadi, nella provincia di al Anbar, interi quartieri sono nelle mani degli insorti e la polizia non vi può mettere piede. Alcune strade sono state teatro di così numerosi incidenti con ordigni artigianali che le truppe Usa hanno smesso di usarle: ogni volta che escono in pattuglia vengono bersagliate da colpi di armi da fuoco, granate e razzi. ”Non abbiamo il controllo della situazione –confessa il sergente Ruble, responsabile per la provincia sunnita. “Usciamo dalla base, perdiamo dei soldati e ritorniamo –spiega il colonnello iracheno Ali Hassan, che opera insieme alle truppe Usa – Controlliamo la città per un'ora, poi come rientriamo alla base l’abbiamo già perduta. Che senso ha? L’uccisione di un insorto non vale il ferimento di uno dei miei soldati”. Il nuovo premier Al Maliki ha inaugurato il suo governo puntando sulla sicurezza: ha promesso di metter fine al caos, impiegando “la massima forza possibile”, ma tre anni di attiva presenza militare Usa non sono bastati. “Puntiamo a mantenere gli scontri a un livello accettabile finché le forze irachene saranno in grado di subentrare” ha dichiarato il Capitano dei Marine Carlos Barela. Ma intanto, gli attacchi continuano a  cadenza quotidiana e i bombardamenti Usa, oltre a non avere intaccato le risorse dei ribelli, hanno aumentato il risentimento dei civili che, anche qui, si trovano sempre più tra due fuochi. In città le stazioni della polizia sono state distrutte, il caos e le minacce hanno paralizzato sia le attività economiche sia il lavoro della giustizia. A fine aprile un video di Zarqawi, che pareva girato a Ramadi, aveva messo in fuga centinaia di civili dalla città per timore di un bombardamento statunitense. Il 4 maggio, 13 civili sono stati uccisi dall’aviazione Usa, e il 17 un’altra operazione militare ha portato al sequestro di un arsenale e all’arresto di un fabbricante di ordigni noto come il “Principe delle Ied ” (Improvised Explosive Devices, ordigni esplosivi artigianali). Diversi militari della coalizione sostengono che un'operazione bellica in grande stile, come quella di Falluja nel 2004, sarebbe controproducente e spingerebbe i civili dalla parte degli insorti: “Ci porterebbe indietro di due anni” ha dichiarato un altro colonnello della coalizione.
 
Civili in fuga da BassoraBassora. Anche a Bassora la situazione della sicurezza, almeno dal punto di vista delle forze britanniche, è in peggioramento. Il controllo della città è nelle mani delle milizie sciite, l’esercito del Mahdi di Moqtada Sadr, mentre le truppe britanniche sono costrette a mantenere le posizioni cercando di contenere i danni. Da gennaio a oggi gli attacchi con bombe poste a lato delle strade sono stati più di trenta e hanno provocato la morte di 13 soldati inglesi. I militari britannici non possono più muoversi via terra e sono costretti a spostarsi in elicottero per evitare attacchi, ma anche questa cautela non sempre è sufficiente. Il 6 maggio un loro elicottero è stato abbattuto da un razzo ed è caduto su alcune abitazioni di Bassora, uccidendo 5 persone. I militari intervenuti per recuperare il mezzo sono stati assaliti dalla popolazione, che inneggiava a Moqtada Sadr, e hanno aperto il fuoco uccidendo altri 5 civili. Questo episodio ha fatto aumentare gli attacchi contro i britannici: negli ultimi giorni sono 7 i militari deceduti in attacchi esplosivi a Bassora (111 dall’inizio della guerra). Anche qui, dunque, la strategia sembra essere quella di addestrare al più presto le truppe irachene per poter agire nelle retrovie. Le accademie militari che i britannici hanno allestito in città sulla carta funzionano a pieno ritmo: i corsi durano 13 settimane e producono circa 600 ufficiali all’anno. La coalizione punta a raggiungere le cifre di 190 mila poliziotti e 140 mila soldati, ma il comando britannico non nasconde di contare di più sull’esercito iracheno che sulla polizia, troppo esposta alle infiltrazioni delle milizie. Bassora è una trappola mortale anche per i civili, che si trovano alla mercé delle squadre della morte infiltrate nella polizia locale. Majid al Sari, un consigliere del ministero della Difesa iracheno, ha descritto la situazione della sicurezza in città parlando di un morto all’ora: “miliziani e capi tribali sono le sole autorità in città”. Mentre la polizia da un lato non riscuote più fiducia perché collusa con le milizie, dall’altro non può permettersi di indagare sugli omicidi per timore di ritorsioni. Un episodio emblematico è accaduto il 14 maggio scorso, quando un capo tribale di Bassora veniva ucciso da uomini armati vestiti da poliziotti e, per ritorsione, uomini della tribù attaccavano la stazione di polizia cittadina dandola alle fiamme e uccidendo 11 agenti.
 

Naoki Tomasini

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