Nel fine settimana l'élite economica e politica occidentale si è riunita a Ottawa. A porte chiuse

Per decenni ne è stata negata perfino l’esistenza,
alimentando leggende e teorie cospirative. Oggi le riunioni annuali del Gruppo
Bilderberg, fondato in Olanda nel 1952, non sono più un segreto, ma continuano
a svolgersi a porte chiuse, senza telecamere né conferenze stampa.
Quest’anno, l’élite economica e politica occidentale si è
data appuntamento per tre giorni, lo scorso fine settimana, in Canada, in un
lussuoso albergo nella cittadina di Kanata, in Ontario, nei pressi di Ottawa.
Dall’8 all’11 giugno, il Brookstreet Hotel era chiuso al pubblico, circondato
da barriere di metallo e presidiato da polizia e guardie private impegnate a
tenere lontani i giornalisti, i fotografi e quei pochi militanti no-global
convinti che sia qui, e non ai G8, che vengono decisi i destini del mondo. Uno
di loro, lo statunitense Alex Jones, impegnato a girare un documentario sul
Gruppo Bilderberg, è stato arrestato dalla polizia appena sbarcato
all’aeroporto di Ottawa e rilasciato solo dopo un lungo interrogatorio.
I temi dell’incontro. Un
comunicato stampa del gruppo
ha spiegato che i temi dell’incontro erano “le relazioni euro-americane,
l’energia, la Russia, l’Iran, il Medio Oriente, l’Asia, il terrorismo e
l’immigrazione”.
Secondo le indiscrezioni, le discussioni di sono concentrate
su due argomenti, entrambi legati al petrolio: l’Iran, i pro e contro di un
attacco, le conseguenze economiche e gli effetti sulla stabilità regionale e
globale; e America Latina, le contromisure da adottare per far fronte alle
nazionalizzazioni del petrolio e alle politiche economiche anti-liberiste
adottate dai nuovi governi di sinistra.
Il comunicato stampa, che racconta in sintesi mezzo secolo
di storia del Gruppo Bilderberg, afferma che la natura “privata” dei suoi
incontri ha “il solo scopo di incoraggiare i partecipanti a una discussione
franca e aperta”.
I partecipanti.
Le foto scattate da reporter e
paparazzi, ma sopratutto la
lista completa dei partecipanti allegata al
comunicato, rendono bene l'idea di cosa significi in concreto "èlite
economica e politica". Ecco alcuni nomi: la regina Beatrice d’Olanda
(presenza tradizionale per motivi storici), il “grande vecchio” della
politica
Usa, Henry Kissinger, l’ex consigliere di Bush per la Difesa, Richard
Perle, l'ex vice premier iracheno Ahmad Chalabi, il
grande banchiere David Rockefeller, i dirigenti della Federal Reserve
Bank, di
Credit Suisse e della Rothschild Europe (il vicepresidente Franco
Bernabè),
delle compagnie petrolifere Shell, BP e Eni (Paolo Scaroni), della Coca
Cola,
della Philips, della Unilever, di Time Warner, di AoL, della
Tyssen-Krupp, di
Fiat (il vicepresidente John Elkann) i direttori e corrispondenti del
Times di
Londra, del Wall Street Journal, del Financial Times,
dell’International Herald
Tribune, di Le Figarò, del Globe and Mail, del Die Zeit, rappresentanti
della
Nato, dell’Onu, della Banca Mondiale e della Ue, economisti (tra cui
risultano
gli italiano Giulio Tremonti e Mario Monti) e molti ministri dei
governi
occidentali (per l’Italia era invitato il ministro del Tesoro, Tommaso
Padoa-Schioppa).
Dubbi. Data la segretezza della discussione, gli
argomenti trattati e il calibro dei partecipanti, i dubbi e le domande sulla
natura di questo tipo di incontri sono inevitabili. E forse meriterebbero
chiarimenti e risposte chiare, dato che i temi in ballo non sono una faccenda
privata, ma questioni di pubblico interesse che riguardano tutti noi.