19/06/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli scontri tra clan insanguinano il Paese, centinaia le vittime
scritto per noi da
Emilio Manfredi
 
 
In molte aree di frontiera d’Etiopia, l’accesso alle risorse continua ad avere conseguenze drammatiche nei rapporti tra clan. La contesa tra gruppi etnici per l’accesso a beni fondamentali per comunità agro-pastorali - pozzi d’acqua e terreni fertili - unita alla necessità di difendere la vita delle mandrie, dal cui benessere dipende spesso la sopravvivenza dell’uomo, è aggravata dalla siccità che sta duramente colpendo il sud del Paese. E’ sufficiente che l’autorità costituita decida di ridistribuire alcuni terreni contesi, perché scoppi una faida tra clan. Come è successo in Oromia, nei villaggi di Yabello e Finchewa, 400 chilometri a sud della capitale Addis Abeba, dove in questi giorni sono scoppiati scontri tra clan rivali, in seguito alla decisione di un giudice riguardo ad alcuni terreni.
 
Un anziano abitante di Borena“Due gruppi etnici in competizione, i Guji e i Borena, si stanno confrontando da almeno dieci giorni. Il bilancio al momento è di almeno centocinquanta morti”, ha dichiarato a PeaceReporter un funzionario governativo dal villaggio di Moyale, al confine con il Kenya, chiedendo l’anonimato. “La situazione rimane assai delicata, e il rischio che la violenza riesploda è molto alto”, ha aggiunto l’uomo. E’ un momento di estrema difficoltà per la regione di Borena, colpita dalla siccità. Ma la pericolosità della situazione ha costretto molte agenzie internazionali a sospendere molte operazioni sul terreno, come dichiarato in una nota dall’Ocha, l’Agenzia delle Nazioni Unite incaricata di coordinare gli interventi umanitari.
 
La tensione rimane alta anche in altre regioni marginali e neglette del Paese. Sempre al confine con il Kenya, si sono avuti altri scontri, in cui sono morte almeno quindici persone. “Circa duecento banditi provenienti dall’Etiopia, con indosso abiti militari, hanno attaccato all’alba di lunedì scorso il villaggio di Dukana, nel distretto di Marsabit, all’estremo nord del Kenya”, ha raccontato a PeaceReporter Mutea Iringo, commissario del distretto di Marsabit. “Nell’incursione sono rimasti uccisi sei abitanti del villaggio, tra cui due bambini.” Il motivo dell’incursione pare essere la razzia di seicento capre. “La risposta delle forze di polizia keniota è stata rapida, siamo riusciti a respingere i banditi (secondo alcune fonti, uomini dell’Olf, il Fronte di liberazione del popolo oromo, ndr) in territorio etiope, e a recuperare il bestiame”, ha aggiunto il commissario. Ma la popolazione civile, terrorizzata, ha abbandonato le proprie case per timore di nuovi attacchi, e la Croce Rossa del Kenya sta approntando un campo per ospitare questa nuova ondata di profughi.
 
Uomini dell'Oromia Liberation Front Paura e morte anche nella regione di Gambella, nell’estremo ovest dell’Etiopia. Nel tardo pomeriggio di domenica infatti, un autobus proveniente dalla capitale Addis Abeba e diretto alla città di Gambella, è caduto in un’imboscata. Un gruppo di uomini armati ha fermato il veicolo e ucciso a sangue freddo almeno trenta passeggeri. “Ero al bar a guardare i Mondiali di calcio alla televisione. Di colpo, mezzi militari sono apparsi in forze per le strade, dichiarando il coprifuoco. Sono state tagliate l’elettricità e l’acqua”, ha raccontato da Gambella Meki Kebede. Ancora non è chiaro chi siano i responsabili dell’imboscata, ma resta alto il timore che scontri di natura etnica possano riaccendersi anche in questa regione di confine, abitata in prevalenza dalle etnie Anuak e Nuer. Nel 2003, infatti, centinaia di persone di etnia Anuak vennero massacrate da uomini armati provenienti dall’altopiano etiopico. Secondo molte fonti, nelle uccisioni era coinvolto l’esercito etiope. Per il governo di Meles Zenawi, oltre alle recenti difficoltà post-elettorali, rimane la necessità di gestire le aree remote e etnicamente diverse dall’altopiano, dialogando con queste molteplici forze centrifughe. 
Categoria: Guerra, Risorse
Luogo: Etiopia