Nome ufficiale: |
Ityop'iya Federalawi Demokrasiyawi Ripeblik
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Ordinamento politico: |
Repubblica |
Governo attuale: |
Girma Wolde Giorgis, nominato presidente dall’8
ott. 2001 dal Parlamento |
Capitale: |
Addis Abeba |
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Superficie: |
1.104.300 Kmq |
Popolazione: |
70.700.000 abitanti |
Densità: |
62,4 ab./Kmq |
Crescita demografica annua: |
2,05% |
Lingua: |
Amarico (ufficiale), oromo, somalo, arabo |
Religione: |
Cristiana ortodossa, musulmana |
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Popolazione urbana: |
15,4% |
Alfabetizzazione: |
41,5% (49,2% maschi; 33,8% femmine) |
Mortalità infantile: |
11,4% |
Aspettativa di vita: |
42 anni |
Tasso HIV/AIDS: |
4,4% |
Indice sviluppo umano: |
0.359 – 170esimo su 177 stati |
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Moneta: |
Birr |
PIL: |
6.600 milioni USD |
Ripartizione PIL: |
Agricoltura 41,8%; Industria 10,8%; Terziario 47,4% |
Crescita economica (2004):
|
11,6% |
Reddito nazionale lordo per ab.: |
90 USD/ab. |
Pop. sotto soglia povertà: |
50% |
Inflazione: |
17,8% |
Esportazioni: |
617 milioni USD |
Importazioni: |
2.665 milioni USD |
Principali risorse economiche: |
Caffè, te, spezie, allevamento |
Spese militari: |
337,1 milioni USD (5,1% del PIL) |
GEOGRAFIA
Situata nell’Africa orientale,
l’Etiopia confina a nord con Eritrea e Gibuti, a sud con Somalia e Kenya, a est
ancora con la Somalia e a ovest con il Sudan.
Il paese è dominato da un vasto
altopiano che occupa i due terzi circa del territorio etiope ma che non è
uniforme, visto che è attraversato da nordest a sudovest dalla depressione
conosciuta come Great Rift Valley e è solcato da numerose valli e fiumi. Le
vette più alte si trovano nella parte settentrionale del paese, nei pressi del
lago T’ana da cui nasce il Nilo Blu. A ovest l’altopiano etiopico digrada verso
il deserto sudanese.
Il clima varia molto a seconda della latitudine e dell’altezza: si va
dal clima tropicale, con temperature medie attorno ai 27 gradi annui, al subtropicale (quello più diffuso
nell’altopiano) che registra temperature di 22 gradi, fino al clima sulle vette
più alte, che superano i 2.500 metri, dove i gradi scendono a 16. La stagione
delle piogge va da metà giugno a settembre, mentre periodi piovoso si possono
registrare anche nei mesi di febbraio e marzo.
STORIA
Una delle più stabili e longeve
organizzazioni politiche africane, l’impero etiope domina la vita del paese
fino alla fine dell’800, quando entra in contatto con i confinanti poteri
coloniali. Nel 1875 il paese dovrà affrontare una guerra con l’Egitto di Ismail
Pasha, da cui si riprenderà a fatica solo con l’avvento al trono di Menelik II.
L’imperatore dà prova di grande abilità riuscendo a riunire il territorio sotto
il suo controllo e sconfiggendo le forze centrifughe che ne mettono a rischio
l’esistenza. Il paese però suscita gli appetiti dell’Italia, soprattutto dopo
l’apertura del canale di Suez che rende strategico il controllo del Mar Rosso.
Nel 1898 Roma e Addis Abeba firmano il trattato di Ucciali, ritenuto dagli
Etiopi un semplice memorandum di amicizia e collaborazione mentre per gli
Italiani sancirebbe il loro protettorato sulla regione. Quando l’equivoco viene
a galla scoppia una guerra che si conclude nel 1896 con la sconfitta italiana
di Adua, a séguito della quale il governo italiano riconosce l’indipendenza
dell’Etiopia.
Alla morte di Menelik II segue un
periodo di lotte intestine, risolte solo con l’ascesa al trono di Haile
Selassie I nel 1931. L’imperatore concede una nuova Costituzione per
modernizzare il paese, ma il processo politico verrà interrotto dalla conquista
italiana del paese avvenuta nel 1936. Solo dopo la sconfitta di Mussolini in
Africa Selassie riuscirà a rientrare nel paese con l’aiuto delle truppe
britanniche, nel 1941.
Il destino dell’Etiopia nel
dopoguerra viene deciso dall’Onu, che opta per una federazione con la vicina
Eritrea a partire dal 1952. Le concessioni politiche di Selassie, che vara una
nuova Costituzione, vengono giudicate poca cosa dagli ambienti più progressisti
del paese e portano a un tentativo di colpo di stato contro il negus nel 1960.
La
situazione nel paese peggiora ulteriormente durante gli anni ’60 per le guerre
che l’Etiopia conduce contro la Somalia e contro i ribelli eritrei (aiutati dal
Sudan) che mirano all’indipendenza. Pur impegnandosi molto in politica estera
per risolvere i conflitti tra gli stati africani, Selassie non riesce a captare
il malcontento della società per i numerosi problemi che attanagliano il paese:
disoccupazione, povertà, scarso sviluppo economico, libertà politiche
insufficienti e le periodiche siccità che minacciano la popolazione. Il punto
di rottura si ha nel 1974, quando una serie di manifestazioni costringono
l’esercito a deporre il negus e a affidare il governo a una giunta militare
rivoluzionaria, conosciuta col nome di Derg, al cui vertice sta il maggiore
Menghistu Haile Mariam.
La giunta decide di modernizzare
rapidamente il paese: nel 1975 tutta la terra agricola viene nazionalizzata,
mentre la monarchia viene abolita e l’Etiopia si trasforma in una repubblica
socialista. Le susseguenti tensioni tra le varie comunità del paese, che mirano
all’autogoverno, vengono risolte con la cooptazione delle elite nel Politburo,
il nuovo organo legislativo del paese. Un sistema già collaudato in quegli anni
nell’Urss.
Dal 1977 il potere mostra le
prime crepe: Menghistu diventa sempre più autoritario e arriva a eliminare
alcuni membri del Derg, mentre scoppia una rivolta condotta dall’Eprp
(Ethiopian People’s Revolutionary Party) che in due anni porterà alla morte di
100.000 persone. Il potere di Menghistu vacilla anche per le ribellioni che in
contemporanea infiammano l’Eritrea, l’Ogaden e il Tigray, ma il regime si
mantiene a galla grazie all’aiuto dell’Urss e dei contingenti cubani arrivati
in soccorso dei socialisti. Nel 1984 Menghistu decide di virare ancora più a
sinistra, creando il Wpe (Worker’s People of Ethiopia); nel 1987 viene adottata
una nuova Costituzione che prevede una vera assemblea nazionale al posto del Politburo,
mentre Menghistu viene eletto presidente.
I continui problemi economici e
la mancanza di libertà continuano però a minare il regime, che deve anche affrontare
alla fine degli anni ’80 la fine del sostegno dell’Unione Sovietica. I gruppi
ribelli guadagnano sempre più terreno arrivando a conquistare il porto di
Massaua, fondamentale per l’approvvigionamento della capitale. Nel maggio del
1991 Menghistu è costretto a fuggire, mentre l’Eplf (Eritrean People’s
Liberation Front) e l’Eprdf (Ethiopian People’s Revolutionary Democratic Front)
prendono il controllo rispettivamente dell’Eritrea e dell’Etiopia.
Nel 1993 viene proclamata l’indipendenza dell’Eritrea, mentre l’Eprdf
con a capo Meles Zenawi vara una nuova Costituzione e organizza una serie di
elezioni da cui il partito esce vincitore. Zenawi viene eletto primo ministro
e
verrà confermato alla carica anche alle consultazioni del 2000. Dal 1994
cominciano i processi contro i membri più in vista del vecchio regime: buona
parte dei componenti del Derg finisce in prigione, ma il governo non riesce a
ottenere l’estradizione di Menghistu, scappato in Zimbabwe. Nel 1998 inoltre
scoppia una guerra con l’Eritrea a causa di alcune dispute di confine, che
provoca la morte di più di 70.000 persone. Una tregua è in vigore dal 2000, ma
i due paesi non si sono ancora accordati per la delimitazione dei confini.
L’Etiopia ha recentemente rifiutato l’arbitrato di una commissione indipendente
che aveva assegnato alcuni territori contesi all’Eritrea. Il confine tra i due
paesi è monitorato dalla missione Onu dell’Unmee.
POLITICA
Le elezioni della primavera 2005
invece di consolidare il potere dell’Eprdf si sono rivelate un
boomerang. I
numerosi brogli che hanno caratterizzato le consultazioni e i
successivi
scontri di piazza, che hanno provocato centinaia di vittime, hanno mostrato come
il potere del premier Zenawi non
sia poi
così saldo come sembrava. Nonostante le irregolarità la Cud (Coalition
for
Unity and Democracy) ha ottenuto un buon risultato che dovrà servire da
monito
alla classe dirigente per le prossime elezioni. In ottobre il
Parlamento ha comunque rieletto Meles Zenawi come primo ministro per
altri 5 anni.
Sul clima politico influiscono anche i problemi del conflitto con
l’Eritrea, che non sembra risolvibile a breve termine. Da non sottovalutare
anche le rivendicazioni delle varie comunità che abitano il paese: la
ribellione endemica della regione di Gambella, al confine con il Sudan, i
frequenti scontri armati nei pressi del confine somalo e le rivendicazioni
delle comunità Afar e Oromo. La nuova costituzione approvata nel 1994, che ha
fatto dell’Etiopia uno stato federale, non basta più per accontentare le 70
comunità che popolano il paese. Le azioni di guerra condotte dai ribelli Oromo
nei pressi del confine keniano potrebbero essere presto seguite anche da altri.
SOCIETA'
L’Etiopia rimane uno dei paesi
più poveri al mondo: il 90% della popolazione è impiegato in un’agricoltura
troppo dipendente dalle instabili precipitazioni, che se nel 2004 hanno
assicurato un ottimo raccolto ma che molto spesso invece provocano siccità e carestie
spaventose. Il risultato è che quasi ogni anno il paese deve dipendere dagli
aiuti internazionali per sfamare la gente. Metà della popolazione vive ancora
sotto la soglia di povertà, mentre i servizi garantiti dallo stato sono
praticamente inesistenti.
La convivenza tra le varie comunità che popolano il paese si sta
rivelando sempre più difficile. Anche la politica ne risente, con sempre meno
partiti che riescono a avere una rilevanza nazionale e a proporre programmi di
ampio respiro. Le autorità non potranno continuare a affrontare almeno tre
ribellioni interne alla volta, come accade ormai dai tempi di Menghistu.
ECONOMIA
La principale risorsa economica è
ancora quella del caffè, che costituisce il 30% delle esportazioni del paese.
Sono però in crescita il settore minerario, con l’estrazione di oro e rame
soprattutto, e alcune esplorazioni condotte dalla malese Petronas fanno sperare
nella scoperta di qualche giacimento petrolifero.
L’Etiopia, a causa della guerra prolungata con l’Eritrea, si trova a
dover dipendere quasi interamente dal porto di Gibuti per le esportazioni e le
importazioni, una dipendenza che alle autorità locali pesa sempre di più. La
crescita economica si è attestata nel 2004 a un promettente 11,6%, mentre
l’inflazione è in calo anche se rimane sopra il 15%. La prevista riduzione del
debito e l’accresciuta riserva di valuta estera dovrebbero dare un po’ di
respiro ai conti del paese, che soffrono di una bilancia commerciale
pesantemente in rosso.
MASS MEDIA
Le aperture di Zenawi degli scorsi anni avevano
fatto ben sperare per quanto riguarda la libertà di espressione: le violenze
che hanno seguito i brogli elettorali hanno però riportato bruscamente alla
realtà, costituita da un regime che non tollera le critiche e il dissenso interno
e che sta tentando di dare un giro di vite ai diritti di informazione e
all’opposizione poltica.