14/07/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Pentagono toglie alla Halliburton l'esclusiva sulla logistica in Iraq
Dopo anni di critiche sulla gestione della ricostruzione, nonché di supposizioni sui collegamenti tra esponenti dell’amministrazione Bush e società amiche, l’esercito statunitense ha deciso di togliere alla Halliburton l’esclusiva sul supporto logistico ai suoi militari in Iraq, non rinnovando il contratto con la compagnia che sarebbe scaduto a settembre. Per i critici della società di servizi petroliferi– in precedenza gestita dall’attuale vicepresidente Dick Cheney – si tratta di una mossa giusta, seppur tardiva.
 
Una manifestazione contro la HalliburtonIl contratto. Dopo un appalto per la ricostruzione dei pozzi di petrolio iracheni assegnatole (senza concorrenti) già nel dicembre 2001, cioè 15 mesi prima dell’invasione, la Halliburton si era successivamente assicurata il monopolio della logistica in Iraq con un contratto che, nel giro di quasi cinque anni, ha portato alla compagnia ordini per un valore di 17 miliardi di dollari (13,6 miliardi di euro). Grazie a una sua controllata, la Kellogg Brown and Root (Kbr), la compagnia del Texas assiste l’esercito statunitense in tutto. L’acqua che i soldati bevono, il cibo che mangiano, la posta che spediscono, la biancheria lavata, la benzina dei veicoli: tutto è fornito o gestito dalla Kbr.
 
Le critiche. Oltre alle critiche sul monopolio e alle accuse di nepotismo dovute al fatto che Cheney, prima di diventare il vice di Bush, era l’amministratore delegato della compagnia, la Halliburton è via via finita sempre più nel mirino anche per le sue crescenti fatture e per i suoi sprechi. L’anno scorso, alcuni analisti di bilancio avevano individuato 1,4 miliardi di dollari di costi “dubbi” presentati dalla Halliburton. Ex dipendenti della compagnia avevano parlato di una sistematica “cresta” sulle forniture di pasti e servizi (diventarono popolari i “45 dollari per una cassa di bibite”), oltre a veri e propri disservizi come la consegna di acqua contaminata. Accuse che i dirigenti della Halliburton hanno sempre bollato come false.
 
Nuovo corso. Comunque sia, al Pentagono hanno deciso di cambiare, riconoscendo che la dipendenza nel settore della logistica da una sola compagnia non è l’ideale. Secondo il piano dei vertici militari, il compito sarà diviso tra tre società che verranno scelte questo autunno, mentre una quarta compagnia dovrà controllare il lavoro delle altre tre. Al concorso potrà partecipare anche la Halliburton. Il deputato democratico Henry Waxman, un critico indefesso della compagnia, ha accolto positivamente la decisione dell’esercito: “Solo in una situazione di competizione tra le compagnie i prezzi possono scendere. La concorrenza fa spendere meno ai contribuenti”, ha detto.

Il vicepresidente Usa Dick CheneyRicostruzione mancata. Ma la mossa del Pentagono, concordano gli analisti, è anche il segnale che gli Stati Uniti – dopo aver delegato ai privati con contratti miliardari – si stanno defilando dalla ricostruzione di un Iraq sempre più nel caos. Oltre due terzi dei 18 miliardi di dollari destinati dal Congresso nel 2003 sono stati spesi, più del 90 percento fa parte di contratti già assegnati. I fondi restanti dovranno essere impegnati entro settembre. Dopodiché, verrà bloccato qualunque nuovo ordine. “La ricostruzione dell’Iraq sta attraversando una fase di magra”, ha detto al Washington Post Dave Foster, un portavoce dell’esercito. “Quindi non c’è bisogno di nuovi contratti che sostituiscano gli esistenti”. Dopodiché, l’onere della ricostruzione passerà alle autorità irachene, che dovranno gestire i progetti già finanziati dagli Usa e trovare loro stesse nuove compagnie che completino il lavoro lasciato a metà dagli statunitensi. Come i 142 nuovi centri sanitari promessi nel 2003. Ne sono stati costruiti 20. Poi sono finiti i soldi.

Alessandro Ursic

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