Le conseguenze dei test missilistici nordcoreani, mentre le inondazioni fanno migliaia di vittime
Pochi proiettili, sparati ieri al confine fra le due Coree,
dimostrano che fra i due
Paesi sono tornate le tensioni. E’ stato uno scambio a fuoco simbolico,
due
colpi sparati dai soldati nordcoreani e sei risposti da quelli del sud
senza
provocare feriti, ma segno di quanto sia profonda la crisi nell’area.
Con un'aggravante: le inondazioni che dal 10 luglio scorso hanno
provocato qualche centinaia di morti e, secondo un'ong sudcoreana,
addirittura 10mila vittime.

Alleanze compromesse. Dopo un periodo di distensione, le relazioni
tra Seul e Pyongyang sono peggiorate in seguito ai test missilistici che la
Corea del Nord ha effettuato il 5 luglio scorso. “Il Paese di Kim Jong-il ha
sbagliato i suoi calcoli politici, senza riuscire a riportare l’attenzione
sulla crisi dimenticata del nucleare”, ci spiega Rosella Idéo, docente di
storia politica e diplomatica dell’Asia Orientale. Anche durante il summit
dell’Asean in Malesia la questione è passata in secondo piano rispetto ad altre
priorità, come la guerra fra Libano e Israele. “Per la Corea del Nord è stato
un luglio drammatico”, continua Idéo. “Si è alienata i rapporti con Corea del
Sud e Cina, le uniche che negli ultimi dieci anni avevano fatto da spalla
diplomatica, economica e politica al suo regime”.
Un’ondata di sanzioni ed emergenza umanitaria.
Le conseguenze di ciò sono drammatiche. Seul
ha sospeso gli aiuti economici, tra cui l’invio di tonnellate di cibo,
proprio
durante le inondazioni che dal 10 luglio scorso in Corea del Nord hanno
causato qualche centinaio di morti,
60mila sfollati, distruzioni di case, coltivazioni, ponti e strade.
Oggi, tuttavia, l'autorevole organizzazione umanitaria sudcoreana
"Buoni Amici" ha detto che i morti potrebbero arrivare fino a 10mila. "«Circa
4.000 sono dati per dispersi e ci aspettiamo che alla fine si
arrivi alla cifra di 10.000», afferma l'organizzazione non governativa
che contattata da PeaceReporter non ha potuto però rilasciare ulteriori
informazioni su come ha reperito questo dato.
Secondo il Programma alimentare mondiale sono
andate perse 100mila tonnellate di alimenti. Al Paese, colpito da frequenti
carestie, ora restano solo gli aiuti delle Nazioni Unite e della Cina, che però
ha imposto un altro tipo di sanzioni. “Pechino – insiste Idéo – ha stretto i
freni, perché quando aveva chiesto alla Corea del Nord di non accrescere la
tensione e quindi di non effettuare i test non è stata ascoltata. Così ha
congelato i conti nordcoreani nella sua banca di Macao, imponendo lo stesso
tipo di sanzioni finanziarie adottate nel 2005 dagli Stati Uniti”. L’unica cosa
che continua a dimostrare il sostegno cinese alla dittatura di Kim Jong-il è
stato l’impegno di Pechino affinché il Consiglio di Sicurezza Onu adottasse
sanzioni più morbide di quelle proposte da Usa e Giappone, dopo il lancio dei
missili nordcoreani. Nella Risoluzione del 15 luglio scorso non è stato tenuto
in conto, infatti, il capitolo sette della Carta delle Nazioni Unite che
consente l’uso della forza, ma si è impedito solo l’import ed export fra i
Paesi membri e la Corea del Nord di componenti per la creazione di armi di distruzione
di massa. Sia l’Onu sia l’Asean, inoltre, hanno chiesto a Pyongyang di tornate
ai colloqui a sei sul nucleare con Stati Uniti, Cina, Russia, Giappone e Corea
del Sud, incassando un fermo rifiuto.
Equlibrismi. Secondo la docente di geopolitica, tutta
questa situazione dimostra il fallimento dell’amministrazione Usa e della
mediazione cinese nella questione nucleare. Anche se i due Paesi agiscono per
interessi opposti - Washington vuole far cadere il regime nordcoreano, mentre
Pechino desidera il mantenimento dello status quo per impedire che una massa di
profughi arrivi nel suo territorio – devono mantenere un gioco di equilibri. Se
la Cina modera la Corea del Nord, impedisce la corsa agli armamenti nell’area
e
fa sì che gli Stati Uniti contengano le velleità indipendentiste di Taiwan.