L'esperienza di un ex stagista alla Lincoln Group a Baghdad, dove si piazzano articoli pro Usa sui giornali
Lo stage di Willem Marx non è stato quello tipico di tanti studenti di giornalismo:
nell’estate 2005, il giovane reporter ha lavorato per alcuni mesi alla sede di
Baghdad del Lincoln Group, l’azienda di pubbliche relazioni che riceveva soldi
da Washington per pubblicare sui giornali iracheni articoli positivi nei confronti
dell’occupazione Usa, scritti da soldati statunitensi. Una pratica sulla quale
il Pentagono, dopo che il caso emerse grazie a un articolo del Los Angeles Times, non ha trovato nulla da ridire a livello penale: dopo un’inchiesta, il Lincoln
Group è stato scagionato da ogni accusa. Ma l’esperienza ha comunque segnato Marx,
che dopo lo stage ha frequentato la scuola di giornalismo della New York University
e ora fa il freelance. Il giovane reporter l’ha raccontata nell’ultimo numero
della rivista Harpers.
Lo stage. Nell’estate trascorsa a Baghdad, Marx si è trovato in pratica a sostituire un
dipendente della Lincoln negli affari quotidiani. Che comprendevano il viaggiare
sotto scorta per Baghdad con in mano una mitragliatrice, con milioni di dollari
in una valigetta, e sincerarsi – pistola in mano – che gli iracheni stipendiati
dalla Lincoln facessero bene il proprio lavoro. Tutte cose che non avrebbe mai
pensato di fare, una volta avuto il contatto con i responsabili della società.
“Quando ho fatto il colloquio, sono stati molto vaghi su quelli che sarebbero
stati i miei compiti. Dopo qualche giorno, ero già su un aereo militare per Baghdad”.
I compiti. Negli uffici iracheni della Lincoln, Marx riceveva articoli scritti da soldati
di Camp Victory, la più grande base Usa nel paese. Doveva scegliere quali di quei
pezzi dovevano essere mandati ai giornali iracheni per la pubblicazione. Poi li
inviava a dei traduttori iracheni, rispediva le versioni in arabo ai comandi militari
per l’ok finale, e infine li piazzava sui quotidiani, attraverso giornalisti e
capiredattori pagati per accettarli. “Ovviamente non ero felice del lavoro che
facevo, ma diciamo che lo presi come un’esperienza molto, molto interessante per
capire come funzionava l’esercito statunitense in Iraq, e come operavano le aziende
pagate dal governo”, dice Marx. Un lavoro che ingranava, e per il quale la Lincoln
ottenne alla fine un lauto contratto, del valore di 10 milioni di dollari (8 milioni
di euro).
Problemi e minacce. Gli articoli riguardavano sempre aspetti positivi del nuovo Iraq: “La storia
di una poliziotta irachena, l’apertura di nuove fabbriche o di ospedali, oppure
l’uccisione di alcuni terroristi”, ricorda Marx. “Molti di quegli articoli erano
tecnicamente scarsi, ma erano comunque storie che i media, iracheni e stranieri,
non coprivano, spesso perché non vi avevano accesso”. Fin qui, lo stage rimase
un’esperienza bizzarra ma utile. Poi, però, Marx notò che alcuni articoli non
venivano pubblicati su alcuni giornali amici, o altri finivano su quotidiani che
lui non avevano contattato. “Cominciai a insospettirmi, e scoprii che alcuni iracheni
pagati dalla Lincoln trattenevano per sé i parte dei soldi che dovevano girare
ai giornali, e che c’era un giro di mazzette non da poco”. Fu spinto dai dirigenti
della Lincoln a usare qualunque mezzo di persuasione, per risolvere la faccenda.
“Mi ritrovai così a esibire la pistola per chiedere conto di questi soldi che
sparivano. Poi realizzai che stavo usando le minacce contro persone che intascavano
mille dollari, che per un iracheno erano indispensabili per mantenere la famiglia,
mentre la compagnia per cui lavoravo intascava 10 milioni di dollari dal governo”.
Il tempo di indignarsi, e lo stage finì. Ma l’attività del Lincoln Group continua.