17/12/2003versione stampabilestampainvia paginainvia



Farid Adly, giornalista libico, rivolge un appello agli intellettuali islamici
PeaceReporter ha intervistato il giornalista libico Farid Adly, direttore di Anbamed-notizie dal Mediterraneo. Da sempre impegnato in difesa dei
diritti umani, Adly, il 21 novembre 2003, in occasione della seconda giornata del dialogo cristiano-islamico, ha diffuso un appello a tutti gli intellettuali arabi e musulmani, presenti in Italia e in Europa, invitandoli a prendere una posizione forte e inequivocabile contro ogni forma di terrorismo
 
farid adlyMotivazioni solo etiche o anche politiche?
 
“L'offensiva terroristica è sotto gli occhi di tutti. Falcidia ogni giorno decine di vite umane. Così come sono contro la guerra e lo dico pubblicamente, non posso non esprimere il mio rifiuto del terrorismo”. Esiste una questione politica: il terrorismo fondamentalista è pericoloso per le stesse società dove si annida. L’esempio algerino è lampante. Ha provocato morte, distruzioni e ha arretrato la lotta dei democratici algerini per un reale cambiamento della società. La politica algerina, a 12 anni dalla svolta islamista, è saldamente nelle mani dei militari che hanno rafforzato il loro potere oppressivo sulla società civile. Nello stesso tempo, ideologicamente, passa nell’opinione pubblica del Paese, la più retriva e oscurantista delle concezioni di vita. Sia gli agenti di Saddam Hussein, sia i barbuti di Al-Qaeda non rappresentano per me gli interessi del popolo, ma gli oppressori del passato e gli assassini del presente.
 
Quale può essere in questo momento l’importanza di una presa di posizione degli intellettuali arabi e musulmani in occidente?
 
E’fondamentale per favorire una vera integrazione e la convivenza delle comunità arabo islamiche nel tessuto della società dove vivono, qui in Italia o altrove in Europa. Bada bene che non è la necessità di dimostrare qualcosa, ma l’impegno di sentirsi protagonisti della vita comune. Credo che soltanto così si possa definire sana la nostra presenza nelle società occidentali, altrimenti ci sentiremo delle appendici emarginate.
 
Come si può conciliare l’impegno che auspichi con l’emergere di segnali preoccupanti di intolleranza verso gli immigrati in occidente?
 
Credo in una partecipazione attiva, coerente e consapevole degli immigrati per lottare uniti con quella parte maggioritaria sana della società italiana contro ogni forma nascente di discriminazione, antisemitismo e islamofobia. Credo che la nuova discriminazione sia prevalentemente quella contro arabi e musulmani, in Europa e in America. La nostra risposta, però, non può essere soltanto quella di accusare i politici e i media. Dobbiamo agire in modo positivo chiarendo, prima di tutto, le nostre politiche e la nostra visione del mondo.
 
Cosa ti aspetti da questo appello?
 
L’appello contro il terrorismo che ho lanciato serve ad aprire un dibattito tra gli arabi e i musulmani dell’emigrazione per dare vita a un confronto e a un dialogo con le società in cui viviamo. Credo che, dalle prime risposte, il sasso è stato ben lanciato. Ricevo moltissime adesioni e noto tanto interesse. Si stanno costituendo comunità di discussione telematica e si sta pensando ad un incontro nazionale a Roma tra intellettuali arabi e musulmani presenti in Italia.
 
Credi che questo aiuterà la lotta allo stereotipo del musulmano per forza integralista?
 
Il rammarico maggiore che ho sentito nei miei interlocutori è quello della rappresentanza: gli arabi e i musulmani non si sentono rappresentati dai personaggi estremisti e provocatori che la piazza mediatica offre agli schermo-dipendenti. C’è tanta voglia di poter dare una rappresentazione reale della civiltà arabo-islamica. L’equazione prevalente secondo la quale arabo-musulmano uguale terrorismo fondamentalista, oltre a essere una menzogna, ferisce e annichilisce da una parte e induce atteggiamenti di rifiuto dell’altra. Dobbiamo evitare questo, per il bene delle persone che vivono in questo paese, italiani e stranieri. Una presa di posizione chiara e determinata contro ogni forma di terrorismo, che viene annunciata da una buona parte della comunità arabo-islamiche contribuisce enormemente a isolare gli estremisti fondamentalisti e, allo stesso tempo, quelli che pescano nel torbido per fomentare il razzismo.

Christian Elia

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