PeaceReporter ha intervistato il giornalista libico Farid Adly, direttore di
Anbamed-notizie dal Mediterraneo. Da sempre impegnato in difesa dei
diritti umani, Adly, il 21 novembre 2003, in occasione della seconda giornata
del dialogo cristiano-islamico, ha diffuso un appello a tutti gli intellettuali
arabi e musulmani, presenti in Italia e in Europa, invitandoli a prendere una
posizione forte e inequivocabile contro ogni forma di terrorismo
Motivazioni solo etiche o anche politiche?
“L'offensiva terroristica è sotto gli occhi di tutti. Falcidia ogni giorno decine
di vite umane. Così come sono contro la guerra e lo dico pubblicamente, non posso
non esprimere il mio rifiuto del terrorismo”. Esiste una questione politica: il
terrorismo fondamentalista è pericoloso per le stesse società dove si annida.
L’esempio algerino è lampante. Ha provocato morte, distruzioni e ha arretrato
la lotta dei democratici algerini per un reale cambiamento della società. La politica
algerina, a 12 anni dalla svolta islamista, è saldamente nelle mani dei militari
che hanno rafforzato il loro potere oppressivo sulla società civile. Nello stesso
tempo, ideologicamente, passa nell’opinione pubblica del Paese, la più retriva
e oscurantista delle concezioni di vita. Sia gli agenti di Saddam Hussein, sia
i barbuti di Al-Qaeda non rappresentano per me gli interessi del popolo, ma gli
oppressori del passato e gli assassini del presente.
Quale può essere in questo momento l’importanza di una presa di posizione degli
intellettuali arabi e musulmani in occidente?
E’fondamentale per favorire una vera integrazione e la convivenza delle comunità
arabo islamiche nel tessuto della società dove vivono, qui in Italia o altrove
in Europa. Bada bene che non è la necessità di dimostrare qualcosa, ma l’impegno
di sentirsi protagonisti della vita comune. Credo che soltanto così si possa definire
sana la nostra presenza nelle società occidentali, altrimenti ci sentiremo delle
appendici emarginate.
Come si può conciliare l’impegno che auspichi con l’emergere di segnali preoccupanti
di intolleranza verso gli immigrati in occidente?
Credo in una partecipazione attiva, coerente e consapevole degli immigrati per
lottare uniti con quella parte maggioritaria sana della società italiana contro
ogni forma nascente di discriminazione, antisemitismo e islamofobia. Credo che
la nuova discriminazione sia prevalentemente quella contro arabi e musulmani,
in Europa e in America. La nostra risposta, però, non può essere soltanto quella
di accusare i politici e i media. Dobbiamo agire in modo positivo chiarendo, prima
di tutto, le nostre politiche e la nostra visione del mondo.
Cosa ti aspetti da questo appello?
L’appello contro il terrorismo che ho lanciato serve ad aprire un dibattito tra
gli arabi e i musulmani dell’emigrazione per dare vita a un confronto e a un dialogo
con le società in cui viviamo. Credo che, dalle prime risposte, il sasso è stato
ben lanciato. Ricevo moltissime adesioni e noto tanto interesse. Si stanno costituendo
comunità di discussione telematica e si sta pensando ad un incontro nazionale
a Roma tra intellettuali arabi e musulmani presenti in Italia.
Credi che questo aiuterà la lotta allo stereotipo del musulmano per forza integralista?
Il rammarico maggiore che ho sentito nei miei interlocutori è quello della rappresentanza:
gli arabi e i musulmani non si sentono rappresentati dai personaggi estremisti
e provocatori che la piazza mediatica offre agli schermo-dipendenti. C’è tanta
voglia di poter dare una rappresentazione reale della civiltà arabo-islamica.
L’equazione prevalente secondo la quale arabo-musulmano uguale terrorismo fondamentalista,
oltre a essere una menzogna, ferisce e annichilisce da una parte e induce atteggiamenti
di rifiuto dell’altra. Dobbiamo evitare questo, per il bene delle persone che
vivono in questo paese, italiani e stranieri. Una presa di posizione chiara e
determinata contro ogni forma di terrorismo, che viene annunciata da una buona
parte della comunità arabo-islamiche contribuisce enormemente a isolare gli estremisti
fondamentalisti e, allo stesso tempo, quelli che pescano nel torbido per fomentare
il razzismo.