Ordinamento politico: Repubblica socialista
Capitale: Tripoli
Superficie: 1.759.740 Kmq (6 volte l'Italia)
Popolazione: 5,5 milioni di persone (80% libici, 20% egiziani, sudanesi, ciadiani)
Lingue parlate: arabo, italiano e inglese
Religioni: 97% musulmani sunniti (religione di stato), 3% cristiani
Alfabetizzazione: 74% (Italia: 98%)
Mortalità infantile: 25 per mille (Italia: 5,7 per mille)
Speranza di vita: 73 M, 78 F (Italia: 76 M, 82 F)
Popolazione sotto la soglia di povertà: n.d.
Prodotti esportati: petrolio, gas naturale
Debito estero: 4,5 miliardi di $
Spese militari: 4,2% del Pil (Italia: 1,6%)
GEOGRAFIA
La Libia si affaccia a nord sul Mar Mediterraneo e dove si trova il Golfo della
Sirte. Confina a nord-ovest con la Tunisia. A ovest con l’Algeria. A sud con il
Niger e il Ciad e a sud-est con il Sudan e a est con l’Egitto. La parte costiera
è pianeggiante, mentre verso l’interno il paesaggio presenta delle alture ondulate.
La parte orientale del Paese è occupata dal Deserto Libico.
SOCIETA'
Più di altre società maghrebine, quella libica è caratterizzata da un forte razzismo
verso le popolazioni nere. Il traffico di clandestini non aiuta la comprensione
reciproca. Nel Paese vive anche una minoranza berbera, che non si integra alla
perfezione, ma che non viene neanche particolarmente discriminata.
ECONOMIA
Gli idrocarburi rappresentano il 75 per cento delle entrate dello Stato che ne
controlla il mercato. L’agricoltura è praticata nelle oasi e nelle zone di Tripoli
e Bengasi e le produzioni principali sono legate alla coltura dell’olivo. Meno
diffuse la pesca e l’allevamento. L’embargo ha reso obsoleti gli impianti di estrazione
e raffinazione del petrolio. L’apertura diplomatica di Gheddafi ha permesso la
concessione di nuove licenze ad aziende straniere che punteranno a sfruttare maggiormente
i pozzi già esistenti e investiranno nella ricerca di nuovi giacimenti. La Libia
è stata, fino a oggi, il centro di smistamento dell’immigrazione clandestina verso
l’Europa che produceva un enorme indotto economico. I paesi occidentali, in cambio
delle aperture politiche, chiedono un controllo maggiore delle frontiere. La distensione
dei rapporti favorirà la rinascita del turismo, soprattutto nel sud del Paese
dove ci sono delle rovine romane preziosissime.
POLITICA
La storia moderna del Paese è assolutamente segnata dalla figura di Gheddafi.
Campione di trasformismo, ha sempre agito secondo gli interessi del momento, ma
sposando con passione l’atteggiamento del momento. Gheddafi è stato un rivoluzionario
ma ha sempre tentato di accreditarsi come statista di spessore internazionale,
mediando i tanti conflitti nel corso degli anni. Ha cavalcato, a momenti alterni,
il panarabismo o in panafricanismo. Ha assunto atteggiamenti anti-occidentali,
ma ha recuperato la sua apertura verso i vecchi nemici al momento opportuno. La
Rivoluzione ha cancellato qualunque altro partito dalla vita politica del Paese,
anche perché Gheddafi si è sempre accreditato come interprete di tutte le possibili
svolte politiche: il concetto stesso di Terza via, cioè di un socialismo che rispettasse
la cultura islamica, ha finito per conciliare le due anime prevalenti del mondo
arabo: il nazionalismo e la religiosità.
MASS MEDIA
Le sanzioni hanno rallentato la diffusione della telefonia cellulare e di internet.
La stampa no ha voci che non siano governative o filo-governative, come la televisione
o la radio. La comunicazione satellitare si diffonde ed è abbastanza libera, soprattutto
sulla costa, ma è all’inizio.
STORIA
Colonia italiana fino alla seconda guerra mondiale, dopo la fine dell'occupazione
franco-britannica (1943-1951), la Libia viene governata dal re Mohammed Idris
al-Senussi, che lega lo sviluppo del Paese ai ricavi del petrolio, scoperto nel
1959 e sfruttato da Gran Bretagna e Stati Uniti (che si installano nel paese con
basi militari). Nel 1969 il colonnello Muammar al-Gheddafi, leader del movimento
degli "Ufficiali liberi", rovescia la monarchia con un colpo di stato militare,
instaurando una repubblica socialista-islamica basata su un'ideologia proposta
come alternativa sia al comunismo che al capitalismo (illustrata nel Libro Verde
scritto da Gheddafi).
Gheddafi assume il controllo della gestione del petrolio, chiude le basi militari
straniere e avvia una riforma agraria accompagnata da un ambizioso progetto di
irrigazione delle terre desertiche. Viene attuata una riforma delle istituzioni
basata sulla creazione di una serie di organismi (i "comitati") volti a promuovere
la partecipazione politica popolare a tutti i livelli istituzionali e avvia una
politica sociale ed economica che nel giro di pochi anni produce un notevole innalzamento
dei livelli di vita della popolazione libica.
Se sul piano interno i risultati ottenuti da Gheddafi sono decisamente positivi,
su quello internazionale l'attivismo del colonnello provocherà alla Libia non
pochi problemi. Il sostegno dato da Tripoli a una nutrita schiera di movimenti
armati (dall'Ira nell'Ulster all'Olp in Palestina, dal Fronte Polisario nel Sahara
occidentale al Frolinat in Ciad, senza trascurare i Fronti di liberazione latinoamericani)
scatena contro la Libia le ire degli Stati Uniti, che vedono in essa uno sponsor
del terrorismo mondiale, iniziando una guerra non dichiarata contro il regime
di Gheddafi
Dal 1980 i cieli del Mediterraneo centrale diventano teatro di frequenti battaglie
aeree tra le aviazioni dei due paesi (la strage di Ustica sembra il "danno collaterale"
di una di queste azioni di guerra) finché, nel 1981, la marina americana abbatte
due mig libici sul Golfo della Sirte. L'escalation del conflitto si ha nel 1986,
quando l'aviazione americana bombarda Tripoli e Bengasi allo scopo di eliminare
il colonnello, che reagisce lanciando due missili Scud contro la base Nato di
Lampedusa (mancandola). Obiettivi dei bombardamenti sono le case dove Gheddafi
era solito dormire e, in uno di questi bombardamenti, muore la figlia più piccola
del leader libico. Ma la vendetta della Libia contro gli Stati Uniti non si fa
aspettare: nel 1988 un aereo di linea della PanAm precipita a Lockerbie, in Scozia,
a causa di un attentato. Muoiono 270 persone, tra cui 189 americani.
Da quel momento inizia una lunga battaglia diplomatica per
costringere la Libia ad estradare i terroristi responsabili
dell'azione. Il rifiuto di Gheddafi provoca l'isolamento diplomatico e
la condanna internazionale del suo regime, che dal 1992 viene
sottoposto dall'Onu ad un rigido embargo economico internazionale. Il
braccio di ferro dura fino al 1999, quando il colonnello accetta che i
sospetti vengano processati da un tribunale internazionale secondo le
leggi scozzesi. A ciò fa seguito la fine delle sanzioni e una rapida
ripresa dei contatti politici ed economici internazionali, soprattutto
con i paesi dell'Unione europea (Italia in primis) e con quelli
africani. Gheddafi avvia anche un processo di modernizzazione e
occidentalizzazione delle istituzioni politiche ed economiche del
paese. Il colonnello apre all’Occidente e prende sempre più le distanze
da regimi che non godono delle stesse simpatie. Il suo cammino di
'redenzione' si compie il 15 maggio 2006, quando gli Usa riaprono
ufficialmente la loro sede diplomatica a Tripoli.