12/11/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



L’esercito ugandese dichiara guerra ai razziatori di bestiame
“Non si parla più di razzia di bestiame. I Karamojong sono diventati nostri nemici, e l’esercito si considera in guerra”. Con queste parole un portavoce delle Ugandan People’s Defence Forces, le Forze Armate ugandesi, ha riassunto l’attuale situazione nella regione del Karamoja, dove i guerriglieri stanno creando non pochi problemi al governo. Il quale ha deciso di risolvere la questione una volta per tutte.
 
Guerriglieri KaramojongKaramojong. Oscurata dalla guerra civile contro i ribelli del Lord’s Resistance Army, la ribellione dei Karamojong non è stata mai tra le priorità del presidente Yoweri Museveni. Fino a quando, lo scorso mese, un’imboscata dei Karamojong non ha ucciso 14 soldati, convincendo il governo a imporre la propria autorità su una delle regioni più povere e trascurate del Paese. Al confine con il Kenya, il Karamoja è abitato da decine di comunità pastorali, costrette dalla siccità del suolo a contendersi con le armi i pochi pascoli e corsi d’acqua disponibili. La vicinanza con le abituali rotte del commercio di armi ha ulteriormente peggiorato la situazione, facendo affluire nella regione migliaia di armi leggere con cui i Karamojong attaccano (e si difendono da) le altre comunità pastorali che abitano la zona di confine con il Kenya. Per anni il governo ha lasciato che la regione continuasse ad essere una zona franca per le armi da fuoco, tanto che tutti i programmi di disarmo, l’ultimo dei quali sponsorizzato dallo United Nations Development Programme, sono falliti.
 
Il presidente ugandese Yoweri MuseveniBombardamenti. Ora, il peggiorare della situazione ha convinto il governo a trattare seriamente il problema. La scorsa settimana, aerei dell’aviazione hanno preso a bombardare la regione, uccidendo, secondo numerosi testimoni, decine di civili. L’azione è stata interpretata come una rappresaglia a séguito dell’attacco di un elicottero dell’esercito da parte di alcuni guerriglieri. Le trattative di pace con il Lra presto potrebbero permettere alle Updf di inviare rinforzi in Karamoja, per spezzare la resistenza dei guerriglieri. Anche a colpi di “guerra sporca”, secondo quanto riferito da numerosi operatori umanitari che lavorano nella zona.
 
Un soldato dell'esercito ugandeseGuerra sporca. L’esercito ugandese non sembra godere di una grande reputazione nella regione. I civili denunciano frequenti casi di uccisioni sommarie, stupri e altre violenze, che hanno reso i Karamojong ancora più diffidenti verso i programmi governativi. Dall’inizio dell’anno, le autorità hanno lanciato un nuovo programma di disarmo che avrebbe permesso, secondo le cifre fornite dal governo, di recuperare quasi 5.000 armi da fuoco. Inoltre, la pratica di marchiare a fuoco il bestiame avrebbe permesso di individuare con più facilità il bestiame razziato da restituire ai legittimi proprietari. Provvedimenti che, stando alle dichiarazioni delle autorità ugandesi, potrebbero presto essere accompagnati da una robusta offensiva militare nella zona, dagli esiti incerti. Se infatti finora i Karamojong hanno resistito a ogni tentativo di “riconquista”, è anche vero che l’esercito non si è mai impegnato a fondo nella lotta. Il rischio è che il conflitto possa degenerare in uno stillicidio di attacchi contro i civili e di rappresaglie, come quelle che negli ultimi 20 anni hanno ridotto in ginocchio il nord del Paese.

Matteo Fagotto

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