“Non si parla più di razzia di
bestiame. I Karamojong sono diventati nostri nemici, e l’esercito si considera
in guerra”. Con queste parole un portavoce delle Ugandan People’s Defence Forces, le Forze Armate ugandesi, ha
riassunto l’attuale situazione nella regione del Karamoja, dove i guerriglieri
stanno creando non pochi problemi al governo. Il quale ha deciso di risolvere
la questione una volta per tutte.
Karamojong. Oscurata dalla guerra civile contro i ribelli del
Lord’s Resistance Army, la ribellione
dei Karamojong non è stata mai tra le priorità del presidente Yoweri Museveni.
Fino a quando, lo scorso mese, un’imboscata dei Karamojong non ha ucciso 14 soldati,
convincendo il governo a imporre la propria autorità su una delle regioni più
povere e trascurate del Paese. Al confine con il Kenya, il Karamoja è abitato
da decine di comunità pastorali, costrette dalla siccità del suolo a
contendersi con le armi i pochi pascoli e corsi d’acqua disponibili. La
vicinanza con le abituali rotte del commercio di armi ha ulteriormente
peggiorato la situazione, facendo affluire nella regione migliaia di armi
leggere con cui i Karamojong attaccano (e si difendono da) le altre comunità
pastorali che abitano la zona di confine con il Kenya. Per anni il governo ha
lasciato che la regione continuasse ad essere una zona franca per le armi da
fuoco, tanto che tutti i programmi di disarmo, l’ultimo dei quali sponsorizzato
dallo
United Nations Development
Programme, sono falliti.
Bombardamenti. Ora, il peggiorare della situazione ha convinto il
governo a trattare seriamente il problema. La scorsa settimana, aerei
dell’aviazione hanno preso a bombardare la regione, uccidendo, secondo numerosi
testimoni, decine di civili. L’azione è stata interpretata come una
rappresaglia a séguito dell’attacco di un elicottero dell’esercito da parte di
alcuni guerriglieri. Le trattative di pace con il
Lra presto potrebbero permettere alle
Updf di inviare rinforzi in Karamoja, per spezzare la resistenza
dei guerriglieri. Anche a colpi di “guerra sporca”, secondo quanto riferito da
numerosi operatori umanitari che lavorano nella zona.
Guerra
sporca. L’esercito ugandese non sembra godere di una grande
reputazione nella regione. I civili denunciano frequenti casi di uccisioni
sommarie, stupri e altre violenze, che hanno reso i Karamojong ancora più
diffidenti verso i programmi governativi. Dall’inizio dell’anno, le autorità
hanno lanciato un nuovo programma di disarmo che avrebbe permesso, secondo le
cifre fornite dal governo, di recuperare quasi 5.000 armi da fuoco. Inoltre, la
pratica di marchiare a fuoco il bestiame avrebbe permesso di individuare con
più facilità il bestiame razziato da restituire ai legittimi proprietari. Provvedimenti
che, stando alle dichiarazioni delle autorità ugandesi, potrebbero presto
essere accompagnati da una robusta offensiva militare nella zona, dagli esiti
incerti. Se infatti finora i Karamojong hanno resistito a ogni tentativo di
“riconquista”, è anche vero che l’esercito non si è mai impegnato a fondo nella
lotta. Il rischio è che il conflitto possa degenerare in uno stillicidio di
attacchi contro i civili e di rappresaglie, come quelle che negli ultimi 20 anni
hanno ridotto in ginocchio il nord del Paese.