La passione degli egiziani per il cinema, nonostante i controlli governativi, si celebra al festival del Cairo
Anche gli spettatori egiziani, assidui frequentatori delle sale cinematografiche
della capitale, potranno conoscere la storia di Dunia, una ragazza egiziana che
scopre la vita e la sessualità, in un film che tratta apertamente un tema molto
controverso nel mondo arabo e nell’Islam stesso: l’escissione femminile, cioè
la circoncisione delle donne.
Un tema controverso. Il film, della regista libanese Jocelyne Saab, era stato in un primo momento
bloccato dalle autorità egiziane per una serie di motivi burocratici legati al
mancato pagamento delle tasse di distribuzione, ma la regista ha sempre sostenuto
che si trattava di un boicottaggio in piena regola. Secondo lei infatti, il tema
della circoncisione femminile è un tabù in Egitto, dove la pratica è stata proibita
nel 1997 ma continua a essere diffusa, almeno secondo una serie di organizzazioni
non governative che si occupano dei diritti delle donne. Questa operazione, come
confermato da una recente presa di posizione di Mohammed Sayyed Tantawi, grande
imam dell’università cairota al-Azhar, centro gravitazionale della teologia sunnita,
non è una pratica islamica ma è frutto di una tradizione più legata ai cultri
subsahariani che è poi rimasta nelle tradizioni di quelle popolazioni, anche dopo
l’islamizzazione delle stesse. Quindi, almeno secondo la Saab, il film sarebbe
risultato sgradito per questo motivo. Ma alla fine la regista libanese ha vinto
la sua battaglia e il film sarà proiettato nelle sale cinematografiche egiziane.
Politica e morale. Questo episodio ha riportato l’attenzione sul rapporto molto particolare che
esiste tra il cinema, la società e il potere in Egitto. Il grande schermo è una
vera e propria passione e, come tale, viene tenuto sempre sotto controllo dalla
censura del regime di Hosni Mubarak, il ‘faraone’ (come lo chiamano i suoi oppositori)
che governo l’Egitto da 25 anni. Censura che riguarda in primo luogo i possibili
risvolti politici di una pellicola, ma anche e soprattutto quelli di costume.
Com’è accaduto per il film
The Yacoubian Bulding, tratto dall’omonimo bestseller di Alaan Al-Aswany, per il quale 144 deputati
hanno chiesto la censura. Il motivo? Nel film, tra le altre cose, si racconta
dell’amore omosessuale tra un giornalista per un poliziotto. E un tema come questo
suscita un clamore non gradito al governo che, nel quotidiano confronto politico
con il partito islamista dei Fratelli musulmani, in costante crescita di consensi
tra la popolazione, vogliono mostrarsi più moralisti di loro. Questo tipo di atteggiamento,
lungi dall’allontanare gli egiziani dalle sale che sono sempre piene, genera un
mondo surreale di film che, al netto dei tagli della censura, non superano mai
i 70 minuti. Via nudi integrali o parziali e situazioni ‘peccaminose’. Questo
sistema genera dei film al limite del surrealismo, con scene monche dove magari
ci sono i due protagonisti che si avvicinano per una bacio appassionato e che,
sul più bello, ritroviamo già alla scena successiva ricomposti.
La festa del cinema. Ma le passioni, si sa, sono dure a morire.
Tanto quanto l’interesse per un certo genere di situazioni che, proprio perché
negate, finiscono per attirare ancora di più. La curiosità degli egiziani, e la
loro passione per il cinema, vivono in questi giorni la loro apoteosi al Cairo,
dov’è in corso la 30^ edizione del
Cairo International Film Festival e dove la censura è bandita.
Le proiezioni, di alto valore artistico culturale, sono ravvivate dagli ‘ululati’
del pubblico maschile che, una volta l’anno, può godersi i film per intero, nudi
e situazioni ‘calde’ comprese.
Magari con commenti anche pesanti, riferiti a qualche attrice
ritenuta un po’ troppo disinibita. Ma, dal 28 novembre all’8 dicembre,
il pubblico è libero di scegliere quali film vedere e di poterli
giudicare, guardandoli nella loro interezza. Perché la passione non è
censurabile.
Christian Elia