30/12/2006versione stampabilestampainvia paginainvia



Saddam Hussein è stato giustiziato
Saddam Hussein è morto. L'ex raiss è stato impiccato questa mattina alle 4 ora italiana. Le testimonianze raccontano che è andato verso il patibolo con tranquillità, e che ha affrontato l'esecuzione a capo scoperto. "Spero che siate uniti - ha detto rivolgendosi agli iracheni - e vi esorto a non credere a un'alleanza con l'Iran, perchè gli iraniani sono pericolosi. Io non ho paura di nessuno". Queste, secondo il giudice  Moneer Hadded, sono state le ultime parole dell'ex dittatore iracheno, a cui non è stata concessa la fucilazione, come aveva richiesto. 
 
il monumento ad halabjaVita di un dittatore. Saddam Hussein nasce il 28 aprile 1937, ad al-Awja, un villaggio alla periferia di Tikrit, 150 chilometri a nord di Baghdad. Nel 1956 aderisce alla rivolta contro la monarchia regnante filo-britannica e diventa militante del partito pan-arabo laico Baath. Un anno dopo il rovesciamento della monarchia, alla fine degli anni Cinquanta, prende parte al fallito attentato contro il primo ministro Abdel-Karim Kassem. Fugge all'estero e torna a Baghdad solo nel febbraio 1963, quando il Baath prende il potere con un colpo di stato, ma nove mesi dopo i baathisti sono rovesciati e Saddam è catturato e imprigionato. Durante la detenzione è eletto vice segretario generale del partito che torna al potere a luglio del 1968. Saddam prende il potere assoluto, dopo le dimissioni del presidente Ahmed Hassan al-Bakr, il 16 luglio 1979. Dopo poco più di un anno da leader mostra la sua idea di politica estera:  il 22 settembre 1980, prendendo a pretesto una contesa di confine, armato e sostenuto dagli Stati Uniti d’America, ordina all’esercito d’invadere l’Iran. Lo scopo, concordato con Washington, è quello di rovesciare la repubblica islamica dell’ayatollah Khomeini. Il conflitto durerà otto anni, causando la morte di 2 milioni di persone, e terminerà in un sostanziale nulla di fatto. Ma la vendetta di Saddam contro i curdi e gli sciiti iracheni, accusati di aver parteggiato per l’Iran durante la guerra, sarà spietata. Su tutti si ricordano il massacro nella città sciita di Dujail nel 1982, costata la vita a 143 persone, e la strage con i gas di circa 5mila curdi nella città di Halabja a marzo del 1984.
 
saddam hussein e donald rumsfeld, ex segretario della difesa Usa, quando erano alleatiGli Usa voltano le spalle. Il fallimento della guerra all’Iran allontana l’establishment statunitense da Saddam, che resta solo alla guida di un Iraq indebolito dal conflitto e indebitato fino al collo. Ancora una volta, nell’agosto del 1990, sfruttando pretesti di confine, ordina l’invasione del ricco Kuwait, puntando all’annessione per sfruttarne le risorse. Il 17 gennaio 1991, una forza multinazionale guidata dagli Stati Uniti, lancia attacchi aerei sull'Iraq e sul Kuwait occupato. Le ostilità cessano il 28 febbraio con la cacciata delle forze irachene dal Kuwait. Ma le forze alleate decidono di non rovesciare Saddam, per non destabilizzare l’Iraq e la regione. La comunità internazionale istituisce due zone di ‘non sorvolo’ per proteggere curdi e sciiti, che anche questa volta avevano appoggiato l’attacco al regime di Saddam, e impone sanzioni che riducono alla fame la popolazione civile irachena. Dopo l’attacco alle Torri Gemelle del settembre 2001, l’Iraq viene presentato dall’amministrazione Bush come un alleato di al-Qaeda e il regime di Saddam viene ritenuto in possesso di armi di distruzione di massa. Nessuna delle accuse è dimostrata ed entrambe si riveleranno false, ma il 20 marzo 2003 parte la campagna militare anglo-americana in Iraq. Il 9 aprile le forze statunitensi entrano a Baghdad: è la fine del regime di Saddam. Parte la caccia al rais, che è fuggito per tempo. Il 14 dicembre viene catturato in un rifugio nei pressi della sua città natale, Tikrit. Da quel momento, sotto la custodia degli Usa, è rinchiuso a Camp Cropper, base statunitense nei pressi dell’aeroporto di Saddam.
 
saddam durante il processsoIl processo.  Il procedimento a carico di Saddam Hussein, e sette coimputati, si apre il 19 ottobre 2005. Presiede il giudice Rizkar Mohammed Amin. L’accusa per la quale i dirigenti iracheni si trovano in aula è di aver commesso crimini contro l'umanità per la strage compiuta a Dujail nel 1982. L'ex presidente iracheno si proclama innocente e contesta furiosamente la legittimità del tribunale, ribattezzato Alta corte irachena. La linea difensiva di Saddam è molto aggressiva, accusa i giudici di essere uno strumento degli Stati Uniti e viene spesso espulso dall’aula. La pressione sulla Corte è enorme e il 23 gennaio 2006 il giudice Amin, accusato di essere troppo debole, si dimette. Al suo posto viene nominato il curdo Rauf Rashid Abdel Rahman. Il 19 giugno 2006 il pubblico ministero chiede la condanna a morte di Saddam, del fratellastro Barzan al Tikriti e dell'ex vicepresidente Taha Yassin Ramadan, mentre gli avvocati di Saddam boicottano il processo ritenendo che in quella sede non siano garantiti i diritti della difesa. Il giudice assegna agli imputati legali d'ufficio. Il 5 novembre 2006 arriva la sentenza e l’esito è scontato: la corte condanna a morte Saddam. Il giorno dopo comincia il processo d’appello che finisce il 26 dicembre scorso: la Corte d'appello conferma la condanna a morte per Saddam Hussein, accusato di crimini contro l'umanità.
 
il processo a saddamIl balletto dell’esecuzione. Comincia una fase convulsa. Uno degli avvocati di Saddam, Ahmet Essadik, dichiara che a suo giudizio “l'esecuzione potrebbe avere luogo il 2 gennaio. Dopo sarà più difficile, perché i democratici statunitensi assumeranno il controllo delle Camere il giorno dopo'”. Secondo Essadik dunque, l’amministrazione Bush non vuole correre il rischio che la nuova maggioranza del Congresso blocchi l’esecuzione del rais, ritenuta l’unico successo d’immagine per Bush e i suoi della fallimentare campagna irachena. Il 29 dicembre Khalil al-Dulaimi, un altro degli avvocati dell'ex dittatore, dichiara che “responsabili statunitensi mi hanno chiamato e mi hanno chiesto di prendere gli effetti personali del presidente e di Barzan al Tikriti”. Sembra che abbia avuto inizio la procedura per l’esecuzione. L’ultimo atto del rais non sarà comunque annunciato prima, per motivi di sicurezza. Al mattino si diffonde la notizia che la custodia di Saddam sia passata agli iracheni e che la forca sia stata già allestita, mentre a Saddam sono state chieste le ultime volontà. Il governo iracheno nega, e sostiene che l’esecuzione non avrà luogo fino al 29 gennaio. Ma in serata le notizie si fanno più serrate, e un avvocato di Saddam sostiene che il dittatore sarà giustiziato nel giro di poche ore. E così è stato, mettendo al riparo almeno per il momento i suoi giudici da tutte le accuse mosse da più parti di non aver rispettato i diritti dell’uomo ucciso per non aver rispettato i diritti degli altri. 

Christian Elia

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