Tutto ha avuto inizio poco prima di Natale quando il governo haitiano presieduto
da Renè Preval, ha di fatto dato mandato ai caschi blu della Minustah (Missione
di Stabilizzazione delle Nazioni Unite) di intervenire direttamente nelle zone
del Paese (soprattutto nei sobborghi difficili della capitale Port au Prince)
dove è più alta la presenza, e la resistenza, dei ribelli. “In poche parole da
forza di pace, la Minustah, diventa a tutti gli effetti una forza di intervento.
E’ iniziata così, inevitabilmente, una nuova fase per il Paese”, racconta il giornalista
Francesco Fantoli.
I fatti. Immediatamente sono scattate le operazioni militari (per gran parte delle quali
non vengono fornite notizie) nei quartieri considerati “caldi”: Citè Soleil e
Citè Militare.
Dense colonne di fumo e fortissime detonazioni sono state udite per diversi giorni.
Gli elicotteri della forza di pace si sono levati in volo per controllare dall’alto
la situazione. Anche i quartieri ‘bene’ di Port au Prince (come Petion Ville)
sono stati attraversati da notti di violente battaglie.
E, purtroppo si sono dovuti contare i morti. “Durante la prima fase delle operazioni,
avvenuta a Citè Soleil si sono registrati 15 morti e 28 feriti tutti in modo molto
grave. Nella seconda operazione ci sono stati solo 6 feriti e nessun morto”, racconta
Fantoli dall’isola. “La vera notizia, però, è che a farne le spese, questa volta,
sono stati solo i delinquenti che da anni tengono in pugno la città. Le notizie
che vengono diffuse secondo cui a perdere la vita siano stati anche dei civili
innocenti sono false”. Durante le operazioni, inoltre, sono state recuperate diverse
armi da fuoco, soprattutto automatiche.
Operazioni congiunte. “In questo momento un’altra novità è data dalla piena autonomia dei peacekeepers
dell’Onu che possono agire in assoluta tranquillità, senza chiedere permesso a
nessuno e nella stragrande maggioranza dei casi, poi, la polizia haitiana li segue”,
ricorda il giornalista italiano.
Si prevede che le operazioni militari per ristabilire l’ordine e spazzare via
l’anarchia che regna sovrana in città dureranno fino al 15 gennaio prossimo. “Molte
delle azioni portate avanti dai caschi blu non saranno ‘pubblicizzate’ perché
coperte da segreto operativo. Si verrà a sapere qualcosa solo in caso di enormi
massacri o cose particolari. Ma se saranno solo ‘piccole operazioni’ non si avranno
notizie. Il 15 gennaio prossimo, poi, il capo della Minustah andrà da Preval e
farà un rapporto sulle azioni effettuate”.
Guerriglia per le strade. Negli scontri a fuoco dei giorni scorsi hanno perso la vita solo cittadini haitiani,
la Minustah ha subito solo la perdita di un mezzo anfibio assaltato a Citè Soleil.
Secondo quanto raccontato da testimoni oculari, l'anfibio delle Nazioni Unite
non sarebbe riuscito a fare marcia indietro dopo essersi bloccato in mezzo al
fango della bidonville. Alcuni spari provenienti dalle baracche avrebbero fatto
esplodere i battistrada del veicolo e solo a quel punto gli uomini che ritrovavano
al suo interno avrebbero iniziato la fuga. L’obiettivo dei ribelli (che non si
sono minimamente preoccupati di seguire i tre caschi blu) era un M50, un cannone
presente sul mezzo. “Maldestramente l’hanno smontato credendo forse di poterlo
utilizzare per i loro scopi – dice Fantoli – ma si sono dimenticati di togliere
un pezzo fondamentale. Un cannone quindi inutilizzabile”.
C’è da chiedersi se questa nuova strategia militare darà buoni frutti. “Immagino
- dice il giornalista italiano – che queste azioni di repressione creeranno molti
problemi. Non basta reprimere. Bisogna anche creare posti di lavoro, bisogna fare
qualcosa perché la popolazione di Haiti esca dalla miseria più nera”.