20/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Messico, il 'no' del papa al muro che separa i popoli
Papa Benedetto XVI si schiera a favore dei diritti degli immigrati e contro l’innalzamento di barriere, come il muro che separa Usa e Messico.
 
Papa Benedetto XVINo al muro. L’occasione per dire la sua sull'argomento,  Benedetto XVI, l’ha avuta in occasione della celebrazione della 93° Jornada Mundial del Inmigrante. Il Papaha preso posizione a favore degli immigrati, degli emigranti e dei rifugiati e nel suo italiano teutonico poco romantico ma molto ficcante, ha chiesto a tutti gli Stati di aderire alla Convenzione Internazionale per la protezione dei lavoratori immigrati e le loro famiglie, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con una risoluzione del dicembre 1990 (la numero 45/158).
Inoltre, il capo spirituale dei cattolici di tutto il mondo, ha chiesto ai governi maggiore protezione per queste categorie e agli immigrati ha suggerito di non chiudersi in loro, ma di aprirsi alle culture dei paesi che danno loro ospitalità. C’è di più. L’occasione della Jornada Mundial del Inmigrante è stata propizia per il Papa anche per ribadire il “no” alla costruzione del muro lungo la linea di confine che separa il Messico degli Usa, argomento di estrema attualità ogni qual volta si parla di immigrazione.
 
Immigrati tentano di arrivare negli UsaImmigrati. Uno dei maggiori problemi che tormenta il centro e sud America è quello dell’emigrazione. La povertà, la discriminazione e la mancanza di lavoro sempre più spesso costringono le nuove generazioni latinoamericane a inseguire l’american dream, in alcuni casi la necessità di realizzare il ‘sogno’ li fa rischiare veramente tanto.
Succede, infatti, che almeno 200 persone all’anno (le stime provengono da uno studio del parlamento messicano) perdano la vita nel tentativo di oltrepassare il confine e raggiungere i sospirati Usa. Non solo. Almeno cento persone all’anno restano invalide a causa delle cadute dai treni (in partenza dalle città del Centroamerica nei quali si nascondono ancora prima di arrivare in Messico) o perché subiscono attacchi poco ortodossi da parte della polizia, degli spietati trafficanti di uomini o delle autorità competenti al controllo del flusso migratorio.
           
Non tutti ce la fanno a raggiungere il sogno americanoNumeri importanti. Secondo uno studio realizzato dal Grupo de Trabajo de Migracion dei deputati del Pri (Partido Revolucionario Istitucinal), almeno 25.000 persone provenienti da tutti i Paesi del Centroamerica entrano illegalmente in Messico dal confine sud (quello che separa la regione del Chiapas e il Guatemala). Molti di loro riescono a raggiungere il nord del Paese in attesa di essere aiutati a entrare negli Usa, altri restano clandestinamente in Messico, molti altri non ce la fanno e vengono seppelliti in qualità di ‘sconosciuti’.
Infatti, secondo quanto affermato dal rapporto, supportato anche dai dati forniti dalle organizzazioni non governative che operano da anni nella regione, la cifra annuale dei morti, però, potrebbe essere più alta dei 200 stimati dallo studio del parlamento messicano e potrebbe superare i 450, anche perché “esistono centinaia di desaparecidos dei quali nessuno conosce la sorte finale”.
Anche da El Salvador giungono dati allarmanti. Dal 1997 al 2005, scrive in un rapporto il governo salvadoreño, circa 50.000 persone che hanno abbandonato la regione per recarsi negli Usa hanno perso la vita.
Per questo dal Vaticano parte la richiesta ai paesi dell’America Latina  di approvare la “Convenzione Internazionale per la Protezione dei Lavoratori Immigrati e delle loro Famiglie”. Un passo importante verso un futuro senza più la necessità di inseguire un sogno a volte irraggiungibile.

Alessandro Grandi

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