Papa Benedetto XVI si schiera a favore dei diritti degli immigrati e contro l’innalzamento
di barriere, come il muro che separa Usa e Messico.
No al muro. L’occasione per dire la sua sull'argomento, Benedetto XVI, l’ha avuta in occasione
della celebrazione della 93° Jornada Mundial del Inmigrante. Il Papaha preso posizione
a favore degli immigrati, degli emigranti e dei rifugiati e nel suo italiano teutonico
poco romantico ma molto ficcante, ha chiesto a tutti gli Stati di aderire alla
Convenzione Internazionale per la protezione dei lavoratori immigrati e le loro
famiglie, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con una risoluzione
del dicembre 1990 (la numero 45/158).
Inoltre, il capo spirituale dei cattolici di tutto il mondo, ha chiesto ai governi
maggiore protezione per queste categorie e agli immigrati ha suggerito di non
chiudersi in loro, ma di aprirsi alle culture dei paesi che danno loro ospitalità.
C’è di più. L’occasione della Jornada Mundial del Inmigrante è stata propizia
per il Papa anche per ribadire il “no” alla costruzione del muro lungo la linea
di confine che separa il Messico degli Usa, argomento di estrema attualità ogni
qual volta si parla di immigrazione.
Immigrati. Uno dei maggiori problemi che tormenta il centro e sud America è quello dell’emigrazione.
La povertà, la discriminazione e la mancanza di lavoro sempre più spesso costringono
le nuove generazioni latinoamericane a inseguire l’american dream, in alcuni casi la necessità di realizzare il ‘sogno’ li fa rischiare veramente
tanto.
Succede, infatti, che almeno 200 persone all’anno (le stime provengono da uno
studio del parlamento messicano) perdano la vita nel tentativo di oltrepassare
il confine e raggiungere i sospirati Usa. Non solo. Almeno cento persone all’anno
restano invalide a causa delle cadute dai treni (in partenza dalle città del Centroamerica
nei quali si nascondono ancora prima di arrivare in Messico) o perché subiscono
attacchi poco ortodossi da parte della polizia, degli spietati trafficanti di
uomini o delle autorità competenti al controllo del flusso migratorio.
Numeri importanti. Secondo uno studio realizzato dal Grupo de Trabajo de Migracion dei deputati
del Pri (Partido Revolucionario Istitucinal), almeno 25.000 persone provenienti
da tutti i Paesi del Centroamerica entrano illegalmente in Messico dal confine
sud (quello che separa la regione del Chiapas e il Guatemala). Molti di loro riescono
a raggiungere il nord del Paese in attesa di essere aiutati a entrare negli Usa,
altri restano clandestinamente in Messico, molti altri non ce la fanno e vengono
seppelliti in qualità di ‘sconosciuti’.
Infatti, secondo quanto affermato dal rapporto, supportato anche dai dati forniti
dalle organizzazioni non governative che operano da anni nella regione, la cifra
annuale dei morti, però, potrebbe essere più alta dei 200 stimati dallo studio
del parlamento messicano e potrebbe superare i 450, anche perché “esistono centinaia
di desaparecidos dei quali nessuno conosce la sorte finale”.
Anche da El Salvador giungono dati allarmanti. Dal 1997 al 2005, scrive in un
rapporto il governo salvadoreño, circa 50.000 persone che hanno abbandonato la
regione per recarsi negli Usa hanno perso la vita.
Per questo dal Vaticano parte la richiesta ai paesi dell’America Latina di approvare
la “Convenzione Internazionale per la Protezione dei Lavoratori Immigrati e delle
loro Famiglie”. Un passo importante verso un futuro senza più la necessità di
inseguire un sogno a volte irraggiungibile.