22/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Resto convinto più che mai dell'urgenza di un disimpegno italiano dall'Afghanistan
Sandro Ruotolo 
 
"Cambio di strategia". Sono le tre parole più usate in questo momento per l'Afghanistan.
Le pronuncia la cosidetta sinistra radicale (termine che a me non piace) che chiede un segnale concreto di discontinuità. Le sussurra il ministro degli esteri, Massimo D'Alema per il quale l'Italia deve restare a Kabul: "Ci sono l'Onu e l'Unione europea e nessun paese sostiene che le forze internazionali devono andarsene".
La questione è semplice. Il parlamento dovrà votare il rifinanziamento della missione che coinvolge 2000 soldati italiani sotto il comando Nato. Si procederà per decreto per  convertirlo in legge entro marzo. Probabilmente a colpi di fiducia per evitare sorprese "sgradite".
Il ragionamento del presidente dei Ds è il seguente: Se l'Italia vuole avere voce in capitolo sull'Afghanistan non può ritirarsi. Facendo capire la necessità che sia la politica e non le armi ad aiutare l'Afghanistan ad uscire dal pantano. 
Non conosco gli ultimi aggiornamenti sulla situazione a Kabul. Di certo, per la prima volta da anni, anche in questo freddo  inverno afghano la guerra non è andata in letargo. In questi primi giorni del 2007 sono stati uccisi  una cinquantina di civili e 200 tra "presunti" talebani e soldati.
Resto convinto più che mai dell'urgenza di un disimpegno italiano dall'Afghanistan dove nella sua storia, è bene ricordare, tutte le truppe straniere sono state sconfitte (dai britannici ai sovietici).
Noi spendiamo ogni anno più di 300 milioni di euro per le nostre truppe e nel 2006 solo 10 milioni di euro per la ricostruzione civile. Ecco, un segno concreto di discontinuità sarebbe quello di spostare le risorse  nella ricostruzione civile. L'Italia punta ad una conferenza internazionale. Che senso ha rimanere a Kabul  senza sapere per cosa e fino a quando? In Libano la presenza militare internazionale è stata voluta da tutte le parti in conflitto. Hezbollah inclusi.
In Afghanistan dunque, non si potrà fare a meno di coinvolgere nel processo di pace i talebani.