L'11 febbraio il Turkmenistan va alle urne per eleggere il Presidente. Ma il risultato è scontato
Il 14 febbraio Gurbanguly Berdymukhammedov è stato proclamato
presidente del Turkmenistan. Le elezioni lo hanno visto trionfare
con l'89,3 percento dei voti e un'affluenza che ha superato il 98 percento. Un risultato scontato, per una tornata elettorale che è stata definita
"né equa né giusta". Ecco perché.
Il prossimo 11 febbraio si terranno in Turkmenistan le elezioni presidenziali.
Il risultato però è scontato. Anche perché, come ha notato un analista turkmeno,
dei sei candidati, “cinque sono noti solo ai loro familiari”.
Elezioni pro forma. L'ex presidente,
l'eccentrico Saparmurat Niyazov, è morto lo scorso dicembre. Con eccezionale tempismo, nelle ore successive
alla sua scomparsa è stato arrestato il presidente del Parlamento, proprio colui
che secondo la Costituzione turkmena avrebbe dovuto assumere la carica di presidente
ad interim. Al suo posto si è insediato Gurbanguly Berdymukhammedov, dentista
di quarantanove anni ed ex ministro della Sanità. Ora Berdymukhammedov si prepara
ad essere confermato alla guida del paese, in una tornata elettorale né libera
né equa. I sei candidati – cioè Berdymukhammedov e i cinque perfetti sconosciuti
– provengono tutti dall'unico partito legale in Turkmenistan. I candidati dell'opposizione
sono stati esclusi in partenza: requisito per la partecipazione al voto è essere
residenti in Turkmenistan da almeno quindici anni, e la maggior parte dei leader
dell'opposizione hanno trascorso gli ultimi anni in esilio. A titolo di precauzione,
dopo la morte del “duce turkmeno”, il governo ha anche chiuso le frontiere con
l'Uzbekistan per impedire il ritorno degli esiliati. E tutti i pezzi grossi del
regime turkmeno hanno già espresso il loro appoggio per il dentista. Perfino il
capo della commissione elettorale, Murat Karryev : “Farò di tutto per assicurare
la vittoria di Berdymukhammedov”. Un'espressione che ha destato qualche preoccupazione
in chi conosce la situazione dei diritti umani in Turkmenistan.
Programma elettorale. Il futuro presidente ha annunciato il suo programma, “ricco di riforme”: più
case per tutti, un miglioramento del sistema pensionistico, più attenzione al
settore agricolo e un maggiore accesso ai mezzi di comunicazione, internet in
testa. Berdymukhammedov prevede anche lo smantellamento di alcune riforme volute
dal suo predecessore, come quella sul sistema scolastico, che aveva abbassato
l'età per la scuola dell'obbligo e imposto la chiusura di tutte le biblioteche
del paese (perché, aveva detto Niyazov, “ai turkmeni non piace leggere”). Non
è ancora chiaro se intenda abolire la lettura, obbligatoria nelle scuole di ogni
ordine e grado, del fondamentale testo
Rukhnama, vergato dall'ex dittatore Niyazov e da lui paragonato alla Bibbia e al Corano,
ma sembra che non lo farà. I problemi del Turkmenistan, un buco nero per i diritti
umani, sono tanti e gravi: dalle decine di prigionieri politici, rinchiusi in
carceri dove nemmeno la Croce Rossa Internazionale può accedere, alle morti misteriose
dei detenuti in custodia della polizia, passando per la libertà di espressione
e di religione.
Affari d'oro. Nell'ottobre del 2006, la Commissione Europea ha votato una mozione per sospendere
gli accordi commerciali con il Turkmenistan finché il Paese non avesse fatto qualche
passo avanti verso la protezione dei diritti umani. Ma l'allora presidente non
si è preoccupato più che tanto: il Turkmenistan aveva già firmato, nell'aprile
dello stesso anno, un accordo con la Cina per la fornitura annua di 30 miliardi
di metri cubi di gas, a partire dal 2009, e per lo sfruttamento dell'enorme giacimento
di Iolotan, che conta circa 7 triliardi di metri cubi. Berdymukhammedov ha assicurato
che manterrà gli impegni presi dal suo predecessore: un gigantesco quantitativo
di gas arriverà a Pechino attraverso il Kazakistan, che proprio nel 2009 dovrebbe
completare il gasdotto. Con ripercussioni potenzialmente gravissime per la Russia,
che oggi - insieme all'Ucraina - importa la maggior parte del gas turkmeno, e
per gli Stati Uniti, che dopo la morte di Nyazov speravano di poter mettere le
mani sulle
riserve del Turkmenistan.