Ordinamento politico: Repubblica presidenziale
Capitale: Ashgabat
Superficie: 500 mila Kmq
Popolazione: 5 milioni; 80% turkmeni, 10% russi, 6% kazachi, 4% altri
Lingua: turkmeno (lingua ufficiale) e russo
Religione: 90% musulmani sanniti hanafiti (di tradizione sufi); 10% cristiano
ortodossi
Alfabetizzazione: 98%
Mortalità infantile: 75 per mille
Speranza di vita: 57 anni maschi, 64 anni femmine
Popolazione sotto la soglia di povertà: 70%
Prodotti esportati: gas naturale, petrolio, cotone
Debito estero: 5 miliardi di dollari
Spese militari: 4% del Pil (in crescita)

GEOGRAFIA
Il Turkmenistan è un’ex repubblica dell’Unione Sovietica e si trova in Asia Centrale.
Confina con il Mar Caspio, il Kazakistan, l’Uzbekistan e l’Iran. Circa l’85% del
territorio è desertico (deserto del Garagum) anche se la costruzione del canale
artificiale Lenin Garagum ha reso fertile l'area che va dal confine uzbeko a quello
iraniano per permettere la coltivazione del cotone negli anni '70. L'ambiente
è gravemente inquinato e soffre di inadeguate strutture estrattive del gas naturale,
risorsa di cui il Paese è il terzo produttore mondiale.
SOCIETA'
Le politiche sovietiche hanno reso stanziali le popolazioni nomadi del territorio,
cancellando le tradizionali divisioni etniche, linguistiche e tribali. Le lingue
ufficiali sono il turkmeno e il russo, ma ogni minoranza parla liberamente il
suo idioma. La maggioranza della popolazione è musulmana-sunnita, ma le tensioni
e le inclinazioni religiose non sono apparentemente rilevanti, a causa della tradizione
moderatista sufi e della sostanziale laicizzazione del paese. Il culto della personalità
del presidente Saparmayrat Niyazov, inoltre, ha coperto ogni forma di espressione
religiosa: alcuni predicatori evangelici sono stati costretti ad abiurare la propria
fede giurando sul Ruhnama, il libro-guida spirituale scritto dallo stesso Niyazov.
Le violazioni dei diritti umani sono all’ordine del giorno e il Paese è in mano
ai servizi segreti, ma i rapporti delle organizzazioni umanitarie sono parziali
a causa della mancanza di osservatori sul territorio.
ECONOMIA
Il Turkmenistan è la terza più grande riserva del mondo di gas naturale e l’economia
si basa quasi esclusivamente sullo sfruttamento dei giacimenti. A partire dal
1993, il paese ha sofferto del mancato pagamento dei debiti sovietici (bloccati
dagli anni Settanta) a causa della crisi economica che ha colpito la Russia, principale
partner commerciale e importatore di gas. Il Turkmenistan è l’ultimo dei paesi
dell’Asia centrale ad aver legalizzato la proprietà e l’iniziativa privata. Fino
al 1997, inoltre, il governo non ha costruito adeguate infrastrutture per l’esportazione
del gas. Nel 1998, è stato inaugurato il primo gasdotto verso l’Iran, che ha risollevato
in parte l’economia turkmena. Nell’aprile del 2003, il governo ha firmato un accordo
commerciale della durata di 25 anni con la compagnia russa Gazprom per una fornitura
di 60 miliardi di metri cubi di gas naturale all'anno e ha stipulato diversi contratti
commerciali anche con i Paesi europei, grazie alla mediazione dell'italiana Eni.
Da sottolineare: secondo i servizi segreti statunitensi, tutte le statistiche
economiche, compreso il Prodotto Nazionale Lordo (Pnl), sono aleatorie e sono
coperte da segreto di Stato e per questo motivo tutti gli investimenti nel Paese
sono soggetti ad alto rischio.
POLITICA
Saparmayrat Niyazov si fa chiamare Turkmenbashi: il duce dei turkmeni. E’ al
potere dal 1985. Dal 1999 è stato votato dal parlamento presidente a vita e attualmente
ricopre la carica di capo di Stato e di governo con l’opzione di nominare il primo
ministro e di censurare i parlamentari. L’isolamento diplomatico in cui vive il
Paese ha permesso a Niyazov - secondo i pochi osservatori internazionali presenti
sul territorio - di trasformare il Turkmenistan in un lager, soggetto al culto
della personalità del presidente. In ogni città di provincia esiste una statua
dorata che lo rappresenta con indosso un mantello e dal 2002 Niyazov ha rinominato
i mesi dell'anno sulla base del suo nome, di quello della madre e dei testi della
guida spirituale, il Ruhnama, che lui stesso ha scritto. Niyazov non ha mai nascosto
il suo disinteresse per la divisione tra pubblico e privato: nel 1997, in seguito
a un operazione cardiaca che l’ha costretto a rinunciare alle sigarette, ha vietato
il fumo a tutti i suoi ministri e l’ha bandito dai luoghi pubblici. Nel novembre
del 2002 Niyazov è scampato a un attentato, attribuito dal governo all'opposizione
in esilio in Uzbekistan.
MASS MEDIA
Il presidente Saparmayrat Niyazov ha il totale controllo dell'informazione. E'
vietato pubblicare fotografie o riprese di Niyazov non autorizzate dal governo
e i giornalisti sono dipendenti statali. Secondo Reporter Senza Frontiere, "i
media turkmeni hanno l'unico obiettivo di promuovere l'immagine del presidente"
e secondo il Forum Internazionale per le Libertà di Espressione (con base in Canada),
nel Paese "si registra uno dei più bassi livelli di libertà di parola dell'ex
blocco sovietico e uno dei peggiori climi del mondo per la libertà d'espressione".
Dal 2000 sono state sospese le licenze a 5 canali televisivi privati e la televisione
russa può trasmettere solo a tarda notte "a causa - ha dichiarato lo stesso Niyazov
- dei contenuti sessuali e delle scene di sangue". Secondo alcuni osservatori
della Bbc, il clima è così teso che "i giornalisti praticano ampiamente l'autocensura".
Dal 2002 è praticamente impossibile avere accesso ai giornali stranieri.
STORIA
Il territorio che oggi corrisponde al Turkmenistan viene incorporato dalla Russia
zarista nel 1881 in seguito alla battaglia di Gok Tepe che comporta la morte di
oltre 150 mila turkmeni e la fine della dominazione persiana. Con l'avvicinarsi
della caduta dello Zar e la conseguente diminuzione della pressione di San Pietroburgo,
i gruppi tribali turkmeni riescono a riorganizzarsi e danno origine a violenti
scontri che si concludono con il ritiro delle truppe zariste, subito sostituite
dall'Armata Rossa che azzera le forze turkmene nel 1921. Negli anni successivi,
nonostante alcuni tentativi di ribellione da parte delle forze nazionaliste, contrarie
alla collettivizzazione delle terre, il territorio viene governato come provincia
della Repubblica Socialista del Turkestan (insieme all'Uzbekistan) e solo nel
1924 Stalin ne riconosce i confini, concedendogli lo status di Repubblica Socialista
del Turkmenistan.
Tra il 1920 e il 1930, le pianificazioni industriali e le trasformazioni territoriali
volute da Mosca devono scontrarsi con il tradizionale nomadismo delle tribù turkmene
che vengono costrette con la forza a diventare stanziali per essere impiegate
nella produzione di cotone. Nello stesso periodo le aree desertiche diventano
teatro di imponenti opere di irrigazione e vengono destinate con scarso successo
all'agricoltura fino al completamento nel 1967 del canale Lenin Garagum che taglia
tutto il Paese dal confine uzbeko a quello iraniano. Negli anni successivi la
scoperta di vari giacimenti di gas metano e di petrolio permette alla repubblica
di diventare uno dei principali fornitori energetici dell'Unione Sovietica.
Negli anni Settanta, la crisi economica interna dell'Unione Sovietica blocca
i pagamenti di materie prime verso il Turkmenistan, ma i traffici commerciali
tra Mosca e Ashgabt rimangono invariati, alimentando il debito della repubblica
e compromettendo l'economia dell'intero Paese, che si trova costretto a cercare
nuovi sbocchi commerciali verso l'Iran e la Turchia. Nel 1985 il capo del Partito
Comunista Turkmeno, Muhammad Gapusov (al governo dal 1971), viene sostituito da
Saparmayrat Niyazov che governa tuttora con l'incarico di presidente a vita, dopo
aver eliminato qualunque forma di opposizione.
Con il sopraggiungere della crisi sovietica, nel 1989, un gruppo di intellettuali
turkmeni, vicini alle posizioni del presidente sovietico Michail Gorbacev, fondano
il primo gruppo di opposizione democratica al Partito Comunista, il Fronte Popolare
Agzybirlik, che viene sciolto l'anno successivo per decreto governativo. Nello
stesso anno, per sedare le proteste dei democratici, il Soviet Supremo dichiara
la sovranità politica ed economica del Turkmenistan e prepara la strada per l'indipendenza.
Nel 1991, in seguito al fallito colpo di Stato ai danni di Gorbacev (appoggiato
ufficialmente da Niyazov) che porta al governo Boris Eltsin, il Paese dichiara
unilateralmente l'indipendenza e si federa con la Conferenza degli Stati Indipendenti
(Csi), mantenendo buoni rapporti con il nuovo governo di Mosca.
Nel 1992, il Paese adotta una nuova costituzione che aumenta i poteri del presidente
Niyazov che viene proclamato capo di Stato, di Governo e del Parlamento con l'opzione
di nominare e rimuovere a piacimento il primo ministro. Alla fine dello stesso
anno, Saparmayrat Niyazov viene nuovamente eletto presidente in una corsa senza
avversari.
Negli anni che seguono, Niyazov completa il processo di eliminazione delle opposizioni,
legalizza la proprietà privata e inizia la costruzione di imponenti opere per
il rilancio dell'economia: nel 1998, inaugura un oleodotto che trasporta gas naturale
verso l'Iran e nel 2000 annuncia l'inizio dei lavori per un lago artificiale di
oltre 2000 chilometri quadrati nel deserto del Garagum. Nel 1999 viene nominato
dal parlamento presidente a vita, attirando le critiche dell'intera comunità internazionale
che lo ha a più riprese accusato di essere "in preda a un delirio di onnipotenza
da satrapo orientale". Il Turkmenistan inoltre non ha saputo trarre vantaggi dalla
presenza statunitense nell'area, in seguito all'intervento militare di Washington
contro l'Afghanistan nell'ottobre del 2001: gli stretti rapporti tra i taleban
e Niyazov hanno giocato a sfavore di quest'ultimo isolando completamente il Turkmenistan.
A partire dal 2002, in seguito a un attentato contro la scorta del presidente
Niyazov, il governo ha dato il via a una nuova ondata di repressione contro i
pochi rappresentanti rimasti dell'opposizione e a una massiccia serie di purghe
ai danni di molti alti ufficiali che sono stati retrocessi, radiati o imprigionati.
Nel 2003, le relazioni tra Ashgabat e Mosca sono migliorate in seguito all'acquisto
di una fornitura per 25 anni di 60 miliardi di metri cubi di gas naturale all'anno
da parte della compagnia russa Gazprom.
Nell'aprile del 2003, il governo turkmeno guidato dal Turkmenbashi ha firmato
con la compagnia russa Gazprom il più importante accordo commerciale degli ultimi
anni, assicurando per il prossimo quarto di secolo a Mosca una fornitura di 60
miliardi di metri cubi di gas all'anno, in cambio di una cifra superiore ai 200
miliardi di euro. In questo modo il Turkmenistan è uscito dal totale isolamento
diplomatico e commerciale in cui era precipitato negli ultimi anni a causa delle
critiche da parte della comunità internazionale verso l'esagerato autoritarismo
di Niyazov, accusato di essere "in preda a un delirio di onnipotenza da satrapo
orientale".