26/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



"Stop the war", la manifestazione londinese vista da chi c'era
scritto per noi da
Cecilia Anesi
 
Piazza zeppa di gente, LondraE' mezzogiorno di un sabato uggioso a Hyde Park Corner. Sulle facciate dei palazzi si riflette una Londra diversa. Piove, ma l’odore di bagnato sa di zucchero, di terra, di fiori e di sorrisi. Profuma del silenzio della pace. Secondo gli organizzatori della coalizione Stop the War i manifestanti sono 60.000, la Metropolitan Police ne conta 10.000. Quelle che importano però sono le cifre che uniscono i cittadini di Londra e di tutta l’Inghilterra: una guerra inutile che ha già fatto 650.000 vittime e che ora vede il primo ministro Tony Blair deciso ad investire 50.000 miliardi di sterline in armi di distruzione di massa. Si alzano le voci in quel famoso angolo di mondo in cui qualche volta capita che anche la gente normale venga ascoltata. “Troops out now!”, fuori l’esercito adesso, urlano i Socialist Workers. “No Trident”, no alle armi nucleari.
 
Manifestazione contro la guerra, LondraTamburi e sorrisi. Nel 1982, Blair dichiarava che il partito Labour è l’unico che può garantire la fine della follia nucleare. Gordon Brown aggiungeva che il progetto Trident è troppo costoso, una perdita sotto il profilo economico e una follia sotto quello militare. Contraddizioni? “Mi sembra coerente con la linea di Bush e con il fatto che sono andati laggiù per trovare le armi nucleari di cui ora si vogliono armare”, dice Ayana, una ragazza italiana a Londra. Le promesse dell’82 paiono vanificarsi nella possibilità, non troppo remota, di un attacco all’Iran. “L’invasione dell’Iran è parte dell’agenda, per me questo è l’inizio della terza guerra mondiale”, dice Antony dal sorriso preoccupante mentre pronuncia questo terribile verdetto.Con sé ha un cane con gli occhi languidi fanno tenerezza mentre scondinzola. Chissà se è d’accordo con il padrone. Kessi Park, un membro dei Socialist Worker dice che i piani di Blair sono uno spreco di soldi: “Potrebbe investirli nell’educazione, nella salute e nei trasporti pubblici e non in compagnie private che producono armi.” Intorno tamburi e sorrisi, gente che salta e che danza.
 
Manifestazione contro la guerra, LondraPersone e speranze. Pioviggina e il cielo è carico di tutto il grigio di questi giorni. Le pozzanghere sono cariche di rabbia, di desolazione, di frustrazione. Poi, come stelle, gli sguardi delle persone ci brillano dentro. “I battiti della musica sono strumenti per unire le persone”, dice Mazen di Nazareth. “Vorrei più persone qua a sentire il ritmo della speranza, mi dispiace per tutte quelle persone che hanno continuato la loro corsa quotidiana senza marciare con noi.” Elefthevia, una studentessa greca di antropologia e politica culturale sorride ballando. “Attaccare l’Iran? Penso che sia orribile, non dovrebbe venire permesso. Ma è tutto nelle mani dei governi USA e UK.” L’unione nella diversità ci abbraccia: Palestinesi, Israeliani, Pakistani, Africani, Irlandesi, Inglesi, Londinesi. C’è voglia di cambiare le cose, c’è voglia di stare insieme. Ho come il presagio che il Blair che accetta il ritiro delle truppe è lo stesso che vuole muoverle qualche chilometro più in là. E se le truppe tornano a casa, c’è un piano alternativo per l’Iraq? Gli agenti di polizia guardano dal lato della strada rifiutandosi di commentare. “Dico ‘troops out’ perché persone sono uccise ogni giorno dalle bugie del mio governo”, dice Maddy, Essex. “Credo che l’invasione dell’Iran sia imminente, il progetto del Trident lo testimonia. La gente sembra non realizzare, ma il governo sa che l’invasione dell’Iran sarà ne meno disastrosa ne più legale della precedente. Non so cosa succederà. Vogliono invadere tutto il Medio Oriente. Il movimento anti-guerra non deve cedere”. Poi Trafalgar Square si copre di persone e speranze.
 
Parole chiave: Blair, Gran Bretagna, Stop the war, guerra, pace,
Categoria: Diritti, Guerra
Luogo: Gran Bretagna