In Africa i bambini muoiono di fame. Forse l'abbiamo sentito troppe volte e ce ne siamo dimenticati
scritto per noi da
Federico Frigerio
In Mozambico metà dei bambini sepolti negli ultimi dieci anni aveva lo stomaco
vuoto. A denunciarlo è Marcela Libombo, coordinatrice nazionale del Segretariato
strategico e tecnico per la nutrizione e la sicurezza alimentare del Mozambico,
in una recente intervista a Radio Mozambique. Lo stato africano non ha migliorato
i propri dati sulla fame cronica dal 1997: la malnutrizione costituisce ancora
oggi la causa del 46 percento delle morti, praticamente la metà della popolazione.
A Cabo Delgado, regione nel nord del paese, al confine con la Tanzania, la situazione
è disarmante: i decessi per mancanza di cibo raggiungono il 56 percento. Eppure,
digitando la parola Mozambico sui motori di ricerca della rete, escono prevalentemente
immagini di palme e bellissimi paesaggi.
Obiettivo 2015. La fame e la malnutrizione uccidono ogni anno nel mondo sei milioni di bambini.
Nel 1996 a Roma si era riunito il World Food Summit e l'obiettivo dichiarato era
dimezzare il numero delle persone cronicamente affamate. "Abbiamo le possibilità
per farlo, abbiamo le conoscenze, abbiamo le risorse e con la Dichiarazione di
Roma e il Piano d'Azione abbiamo mostrato di avere anche la volontà" proclamava
Jacques Diouf, direttore generale della Fao. Le stesse intenzioni venivano rinnovate
nel 2000, durante il Vertice del Millennio, organizzato dalle Nazioni Unite, con
la presenza di 189 capi di Stato e di Governo. Il documento finale prevede i famosi
otto Millennium Development Goals, tra cui il primo è "dimezzare il numero delle
persone che vivono con meno di un dollaro e dimezzare il numero delle persone
con malnutrizione", tutto entro il 2015. Il Segretario Generale delle Nazioni
Unite Kofi Annan ha lanciato, nel 2002, la Campagna del Millennio “No excuse 2015”
e il motto "Siamo la prima generazione che può estirpare la povertà" chiarisce
la situazione: ora il mondo lo sa e non può più far finta di niente. Ma la malnutrizione
non diminuisce, non abbastanza: nelle due aree del mondo maggiormente afflitte,
l'Africa sub-sahariana e l'Asia meridionale, le cifre stanno registrando progressi,
ma restano al di sotto delle percentuali previste. Il rapporto "The Millenium
Development Goals Report" del 2006, stilato dalle Nazioni Unite, registra che,
rispetto agli anni novanta, le persone che soffrono cronicamente la fame sono
aumentate attestandosi, nel 2003, a circa 824 milioni. E senza cibo è difficile
pensare a uno sviluppo positivo delle drammatiche condizioni in cui versano troppi
stati africani: con la pancia vuota non si hanno le forze per coltivare la terra,
non si ha la concentrazione per applicarsi negli studi, non si può di certo rilanciare
l'economia del paese. Se poi nel paese la guerra distrugge i campi che potrebbero
produrre il cibo, non rimangono molte altre soluzioni: si muore di fame. Non si
può pensare di rompere il circolo della fame limitandosi semplicemente a inviare
sussidi alimentari alle nazioni, non si può eliminare la fame se non si cerca
di promuovere la crescita economica, investendo nell'agricoltura favorendo una
politica di pace, migliorando l'educazione e la situazione delle donne.
Piove sul bagnato. Anche la sorte non sembra essere dalla parte del Mozambico. Il ciclone Flavio,
che ha colpito il paese e in generale tutta l'Africa sub-sahariana a partire dal
gennaio scorso, ha distrutto migliaia di ettari coltivabili. Il fiume Zambesi
ha rotto gli argini, piogge tropicali si sono abbattute sul paese: più di 350
mila persone sono state costrette a abbandonare le proprie abitazioni e si sono
mantenute in vita grazie ad aiuti alimentari. Paulo Zucula, direttore della Gestione
nazionale dei disastri, afferma che "non siamo preparati, sarà un altro disastro.
Il governo non ha scorte alimentari per più di 15 giorni".
Il World Food Programme (Wfp) denuncia che la situazione dei raccolti nell'Africa
meridionale è critica: se in Angola, Madagascar, Mozambico, Namibia e Zambia è
stata l'eccessiva acqua a distruggere i raccolti, la siccità cronica non permetterà
di sfamare le persone in Lesotho, Swaziland e nel sud del Mozambico. Amir Abdulla,
direttore regionale del Wfp per l'Africa meridionale, afferma che "tutti gli indicatori
suggeriscono che siamo di fronte a un altro anno di mancanza cronica di alimenti".
Prima il ciclone e poi la siccità: il risultato è sempre quello, si muore di fame.