"Costituzione violata". Nel lungo braccio di ferro istituzionale che si va ormai consumando da mesi
in Ucraina, l'ultima parola è, come sempre, affidata a un tribunale. Come la Corte
Suprema dichiarò nulle le presidenziali truccate dell'inverno 2004, consegnando
nel 2005 la vittoria a Viktor Yushchenko a discapito del vincitore Viktor Yanukovich
(attuale Primo ministro), così tra due settimane la Corte costituzionale deciderà
se lo scioglimento del Parlamento (Rada) decretato da Yuschenko ieri è o non è legittimo.
La decisione del presidente ucraino, come lui stesso ha scritto sulle pagine dei
maggiori quotidiani internazionali, scaturisce dai rischi che la giovane democrazia
sta correndo: violazione della Costituzione e tradimento della volontà del popolo.
Accuse lanciate al Primo ministro Yanukovich, che avrebbe 'reclutato' 11 parlamentari
nelle sue fila, mentre la Costituzione prevede che una coalizione possa essere
solo formata da partiti, e non da singoli individui.
Equilibri di potere. Yanukovich ha lavorato in questi mesi per costruirsi una maggioranza parlamentare
abbastanza solida da poter opporsi al potere presidenziale. In numeri, i due terzi
del Parlamento, costituito da 451 membri. L'attuale ticket presidente-Primo ministro
è il risultato di un delicato compromesso raggiunto dopo il collasso del governo
formato da Yulia Timoshenko e durato solo pochi mesi. Questi i fatti: dopo il
successo degli 'arancioni' di 'Nostra Ucraina' nel 2004, nel 2006 le elezioni
politiche sanciscono la vittoria del Partito delle regioni di Janukovich (33 per
cento), seguito dal blocco di Yulia Timoshenko (22,7). A 'Nostra Ucraina' di Yuschenko
solo il 14 per cento. I socialisti ultimi con il 5 per cento. Yuschenko non ha
altra alternativa se non quella di affidare la formazione del governo alla Timoshenko.
Il 7 luglio 2006 la coalizione crolla, abbandonata dai socialisti che occhieggiano
al Partito delle regioni di Yanukovic. La crisi viene 'superata' con l'intervento
di Mosca, che minaccia l'ennesimo aumento delle forniture di gas. Così, il riformista
filo-occidentale Yushchenko, è costretto a tendere la mano al nemico, che ottiene
la fiducia della Rada con 271 voti su 451 parlamentari.
La parola alla Corte. Comincia allora la lenta erosione della maggioranza parlamentare da parte di
Yanukovich, il cui governo è accusato da Yushchenko di "aver superato i limiti
del proprio mandato e di aver tentato di monopolizzare il potere politico". Con
300 deputati, il Primo ministro avrebbe il potere di contrastare i veti presidenziali
e pilotare i cambiamenti costituzionali. Per bloccare il disegno di Yanukovich,
Yushchenko ha sciolto il Parlamento, che si è opposto al decreto. A complicare
le cose, poche ore fa, le dimissioni (respinte) del presidente della Corte costituzionale,
alla quale spetta adesso l'ultima parola, mentre a Kiev già piantano le tende
i sostenitori del Primo ministro 'ribelle'.
Luca Galassi