04/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuovo braccio di ferro tra Yushchenko e Yanukovich dopo lo scioglimento del Parlamento

Yushchenko e Yanukovic"Costituzione violata". Nel lungo braccio di ferro istituzionale che si va ormai consumando da mesi in Ucraina, l'ultima parola è, come sempre, affidata a un tribunale. Come la Corte Suprema dichiarò nulle le presidenziali truccate dell'inverno 2004, consegnando nel 2005 la vittoria a Viktor Yushchenko a discapito del vincitore Viktor Yanukovich (attuale Primo ministro), così tra due settimane la Corte costituzionale deciderà se lo scioglimento del Parlamento (Rada) decretato da Yuschenko ieri è o non è legittimo. La decisione del presidente ucraino, come lui stesso ha scritto sulle pagine dei maggiori quotidiani internazionali, scaturisce dai rischi che la giovane democrazia sta correndo: violazione della Costituzione e tradimento della volontà del popolo. Accuse lanciate al Primo ministro Yanukovich, che avrebbe 'reclutato' 11 parlamentari nelle sue fila, mentre la Costituzione prevede che una coalizione possa essere solo formata da partiti, e non da singoli individui.

Yulia TimoshenkoEquilibri di potere. Yanukovich ha lavorato in questi mesi per costruirsi una maggioranza parlamentare abbastanza solida da poter opporsi al potere presidenziale. In numeri, i due terzi del Parlamento, costituito da 451 membri. L'attuale ticket presidente-Primo ministro è il risultato di un delicato compromesso raggiunto dopo il collasso del governo formato da Yulia Timoshenko e durato solo pochi mesi. Questi i fatti: dopo il successo degli 'arancioni' di 'Nostra Ucraina' nel 2004, nel 2006 le elezioni politiche sanciscono la vittoria del Partito delle regioni di Janukovich (33 per cento), seguito dal blocco di Yulia Timoshenko (22,7). A 'Nostra Ucraina' di Yuschenko solo il 14 per cento. I socialisti ultimi con il 5 per cento. Yuschenko non ha altra alternativa se non quella di affidare la formazione del governo alla Timoshenko. Il 7 luglio 2006 la coalizione crolla, abbandonata dai socialisti che occhieggiano al Partito delle regioni di Yanukovic. La crisi viene 'superata' con l'intervento di Mosca, che minaccia l'ennesimo aumento delle forniture di gas. Così, il riformista filo-occidentale Yushchenko, è costretto a tendere la mano al nemico, che ottiene la fiducia della Rada con 271 voti su 451 parlamentari.

Sostenitori di Yanukovich in piazzaLa parola alla Corte. Comincia allora la lenta erosione della maggioranza parlamentare da parte di Yanukovich, il cui governo è accusato da Yushchenko di "aver superato i limiti del proprio mandato e di aver tentato di monopolizzare il potere politico". Con 300 deputati, il Primo ministro avrebbe il potere di contrastare i veti presidenziali e pilotare i cambiamenti costituzionali. Per bloccare il disegno di Yanukovich, Yushchenko ha sciolto il Parlamento, che si è opposto al decreto. A complicare le cose, poche ore fa, le dimissioni (respinte) del presidente della Corte costituzionale, alla quale spetta adesso l'ultima parola, mentre a Kiev già piantano le tende i sostenitori del Primo ministro 'ribelle'.

Luca Galassi

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