Ordinamento politico: Repubblica presidenziale
Capitale: Kiev
Superficie: 600 mila Kmq (due volte l'Italia)
Popolazione: 47 milioni; ucraini 78%, russi 17% (nell’est), altri 5%
Lingua: ucraino (lingua ufficiale) e russo (parlato nell’est)
Alfabetizzazione: 99%
Mortalità infantile: 10 per mille
Speranza di vita: M 65, F 75
Popolazione sotto la soglia di povertà: 30%
Prodotti esportati: acciaio, petrolio e derivati
Debito estero: 24 miliardi di dollari
Spese militari: 2,7% del Pil
GEOGRAFIA
Stato dell’Europa orientale, sulla costa settentrionale del
Mar Nero, l’Ucraina confine a est con la Russia, a sud con la Moldavia e la
Romania, a ovest con l’Ungheria, la Slovacchia e la Polonia e a nord con la
Bielorussia.
Prevalentemente pianeggiante – salvo i Carpazi a ovest – è
caratterizzata da fertili vallate e steppe attraversate da grandi fiumi: i
principali sono il Dnieper, che taglia in due il paese, e il Dniester
nell’ovest.
Il clima è temperato continentale.
SOCIETA’
L’Ucraina è un paese socialmente e culturalmente diviso in due dal fiume Dnieper.
La metà occidentale è stata parte dell’Impero austro-ungarico fino alla
prima guerra mondiale e poi territorio polacco fino al 1939 (anno del
patto Molotov-Ribbentrop). La gente di queste parti si è sempre sentita
più mitteleuropea che russa. Non è un caso che l’opposizione
democratica e filo-occidentale degli ‘arancioni’ di Yushchenko abbia
qui le sue roccaforti, in particolari nella Galizia, la regione attorno
a Leopoli.
La metà orientale è invece sempre stata dominata dalla Russia, e ancora
oggi gli ucraini dell’est parlano russo e guardano a Mosca come punto
di riferimento politico. Infatti, durante la “rivoluzione arancione” di
Kiev del 2004, i sostenitori del regime filo-russo di Kuchma erano
concentrati nelle regioni orientali, soprattutto in quelle industriali
del Don.
La capitale Kiev rappresenta, non solo geograficamente, il punto d’incontro tra
queste due facce del paese.
ECONOMIA
Dopo essere stata un’importante regione agricola e industriale
dell’Unione Sovietica, all’inizio degli anni Novanta l’Ucraina
indipendente ha vissuto una grave crisi economica, con una fortisisma
inflazione (oltre il 10.000%) che ha fatto sprofondare il paese nella
miseria. Solo negli ultimi anni la situazione è iniziata a migliorare
grazie a riforme economiche e investimenti stranieri: tra il 2000 e il
2004 il prodotto interno lordo è aumentato di un terzo e la produzione
industriale del 60% (una crescita record è stata raggiunta
nell’industria metalmeccanica, nella poligrafia, nella costruzione di
automobili, nella siderurgia). L’inflazione si è attestata attorno al
4-5%. La crescita economica ha determinato un impatto positivo sui
redditi e i salari, che stanno crescendo a ritmi sostenuti, anche se il
tenore di vita degli ucraini è ancora lontano dagli standard europei.
La “rivoluzione arancione”, di stampo chiaramente liberista, ha
comportato una notevole riduzione degli investimenti pubblici. Questo
ha causato una forte frenata della crescita economica, precipitata dal
+12,4% del 2004 al +2,4% del 2005. A peggiorare la situazione (sia in
termini di produttività del sistema che di tenore di vita della
popolazione) è arrivata alla fine del 2005 la “guerra del gas” con la
Russia – da cui l’Ucraina dipende quasi totalmente per le forniture
energetiche: il raddoppio del costo del gas imposto da Mosca ha avuto
pesanti effetti sia macroeconomici che a livello di tenore di vita
delle famiglie, che si sono viste aumentare bollette e prezzi a fronte
di un salario medio fermo a 80 euro al mese.
STORIA
La prima unificazione del territorio ucraino risale all'invasione di un
popolo scandinavo, i Rus, che conquistarono la città di Kiev nel 882 e
ne fecero il centro di un regno chiamato Rus' di Kiev, che si estendeva
dalle rive del Volga a quelle del Danubio e dalle coste del Mar Nero a
quelle del Mar Baltico. Nel 988 il sovrano del regno di Rus' di Kiev si
convertì al cattolicesimo di Costantinopoli, dando inizio a un periodo
di intensa “bizantinizzazione” della cultura nazionale. Intorno alla
fine del XV, dopo una peste che decimò la popolazione, il paese fu
invaso e praticamente ripopolato in seguito a un’imponente ondata
immigratoria da parte di esuli e rifugiati ortodossi, genericamente
definiti kazaks, cosacchi (parola che in turco significava fuorilegge)
che nella metà del ‘600 diedero vita ad un debole Stato indipendente
che presto venne spartito e dominato da Polonia, la parte occidentale,
e Russia, la parte orientale. Al dominio polacco sull’Ucraina
dell’ovest (Galizia), succedette quello austro-ungarico nell’800 (in
seguito alla partizione della Polonia). Mentre quello russo
sull’Ucraina dell’est, inizialmente ben accetto, si mostrò oppressivo e
generò un forte movimento nazionalista ucraino. Dopo la prima guerra
mondiale, il crollo dell’Impero asburgico e di quello zarista
generarono in Ucraina un periodo di guerra civile e anarchia con
continui cambi di fazioni al potere. Finché la nuova Polonia non si
riprese la Galiza, lasciando l’Ucraina centrale e orientale in mano ai
sovietici. Nel 1922 l'Ucraina entrò ufficialmente a far parte dell'Urss
come Repubblica Socialista Sovietica Ucraina. Stalin utilizzò in
Ucraina una politica tesa a dimostrare i pericoli del nazionalismo e
quindi a confermare la sua ideologia. A partire dal 1929 operò una
sistematica nazionalizzazione delle piccole imprese agrarie che in
Ucraina erano numerosissime (la cosiddetta “dekulakizzazione”, dal
termine Kulaki, piccolo proprietario terriero) e una politica di
collettivizzazione dei terreni. Sedò con numerose deportazioni la
ribellione degli agricoltori e nel 1932 procedette a un sistematico
ammasso delle derrate e dei raccolti il cui risultato fu una carestia
che costò al paese circa 7 milioni di morti (il cosiddetto “holodomor”
ucraino). Ulteriori perdite avvennero in seguito a deportazioni ed
esecuzioni. Vennero distrutte oltre 250 chiese e cattedrali.
Nel ’39, in seguito al Patto Molotov-Ribbentrop, Stalin occupò anche
l’Ucraina occidentale. Quando nel ’41 le truppe naziste di Hitler
invasero il Paese, vennero accolte come liberatrici, soprattutto
nell’ovest. Ma la seconda guerra mondiale fu causa di altre
devastazioni e di morte (oltre 6 milioni di ucraini persero la vita).
Alla fine del conflitto, sconfitta la Germania nazista, l’Ucraina tornò
sotto controllo di Mosca. E vi rimase fino al 1991. L’ultimo atto del
dominio sovietico fu il disastro nucleare di Chernobyl, nel 1989. Dopo
la caduta del muro di Berlino, nel novembre dello stesso anno, si
diffuse nel paese un movimento nazionalista, il Movimento del Popolo
Ucraino per la Ricostruzione. Nel 1991, dopo il crollo dell’Urss, il
partito comunista ucraino venne dichiarato fuorilegge e la popolazione
votò all'unanimità per l'indipendenza. Il primo presidente fu Leonid
Kravchuk. I rapporti con la Russia furono inizialmente molto tesi,
restavano da risolvere la questione degli armamenti nucleari sul
territorio ucraino e il controllo della flotta del Mar Nero ancorata a
Sebastopoli. L'economia del paese conobbe un periodo di crisi dovuto
alla mancanza di riserve energetiche, si ebbero tassi elevatissimi di
inflazione e le tensioni interne aumentarono. L’onda di scontento
popolare verso il nuovo corso provocò la sconfitta di Kravchuk e
l’elezione nel 1994 del filo-russo Leonid Kuchma, rieletto poi nel
1999. Nonostante lo sviluppo economico che si verificò dopo il 2000, il
regime di Kuchma perse progressivamente consenso tra la popolazione a
causa del suo carattere antidemocratico. Sfruttando questo diffuso
malcontento, gli Stati Uniti iniziarono a finanziare e far crescere
l’opposizione filo-occidentale in vista di un cambio di regime. Che
avvenne dopo le elezioni presidenziali dell'ottobre/novembre 2004, con
la cosiddetta “Rivoluzione arancione” guidata dal Viktor Yushchenko.
Dopo la contestazione di piazza della vittoria di Viktor Yanukovich
(appoggiato da Kuchma), le elezioni vennero ripetute il 26 dicembre
2004 e vinte da Yushchenko, che divenne così il nuovo presidente
ucraino. Ma, nonostante il sostegno degli Stati Uniti e dell’Unione
Europea, il suo governo è entrato subito in crisi. Crisi terminata con
la creazione di un governo di unità nazionale di compromesso tra
filo-occidentali e filo-russi.
POLITICA
Sessantacinque milioni di dollari buttati via. Tanto era costata al
governo degli Stati Uniti la “rivoluzione arancione” di Kiev che alla
fine del 2004 ha strappato l’Ucraina dall’orbita d’influenza di Mosca.
Un anno e mezzo dopo, quella rivoluzione è fallita a causa degli
scontri di potere che hanno spaccato e indebolito la leadership
“rivoluzionaria” ed eroso il consenso di un popolo fortemente deluso
dall’esperimento “arancione”. Yushenko aveva promesso agli ucraini la
fine della corruzione e l’inizio di una nuova era di sviluppo e
benessere economico. Ma la mancata rottura con i personaggi del vecchio
regime, l’instabilità politica che ha bloccato l’azione di governo e
soprattutto la crisi del gas hanno dato un duro colpo al fervore
rivoluzionario e filoccidentale degli ucraini. Infatti, alle elezioni
parlamentari del marzo 2006, l’elettorato ha punito la coalizione
governativa arancione (che ha ottenuto una maggioranza risicata) e –
soprattutto nell’est del Paese –ha ridato fiducia al partito
dell’opposizione filo-russa dell’ex delfino di Kuchma, Viktor
Yanukovich. Dopo il voto, i due leader della malconcia maggioranza
arancione (il “moderato” Viktor Yushenko e la “radicale” Yulia
Timoshenko) hanno litigato per mesi sulla formazione del nuovo governo,
creando una drammatica e lunghissima crisi istituzionale. Non riuscendo
a trovare un accordo, alla fine Yushenko ha affidato l’incarico al suo
ex avversario filo-russo Yanukovich, che ha subito messo un freno al
percorso di integrazione dell’Ucraina nella Nato e nell’Unione Europea.
Una sconfitta per Washington. Una vittoria per Mosca.