24/04/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Elezioni parlamentari scontate in Siria. Mentre il regime incarcera i dissidenti
Nei giorni scorsi in Siria si sono svolte le elezioni parlamentari. Le urne si sono chiuse ieri e a breve si conosceranno i risultati, che secondo molti sono già scontati. Molti si aspettano che lo stesso accadrà nei mesi prossimi, quando si terranno le elezioni presidenziali.

Donna siriana al votoFarsa. “Il voto si è svolto in piena libertà e trasparenza” ha scritto l'agenzia ufficiale del governo, Sana, che però non ha fatto cenno alcuno al boicottaggio della consultazione deciso dalle opposizioni, che denunciano la farsa, sostenendo che il risultato era già noto prima del voto. Il sistema elettorale siriano è in effetti bloccato, in primis dall'esclusione dei partiti islamici e di quelli a base confessionale, il che esclude le due principali alternative: i Fratelli Musulmani e i curdi. Dei 250 seggi del parlamento inoltre, 170 sono riservati al partito Baath, alla guida del paese da oltre 40 anni. Di questi 170, 131 sono riservati al partito del presidente Bashar al Assad, mentre i restanti sono affidati a candidati indipendenti che, secondo le opposizioni, sono vicini al regime. Nel congresso del Baath del 2005, Assad aveva annunciato una riforma elettorale che avrebbe consentito un maggior pluralismo, ma le promesse sono state disattese; questo anche a causa della crescente pressione internazionale sul regime che, sentendosi nel mirino, ha evidentemente scelto di congelare il progresso democratico per non perdere stabilità. Il termine 'farsa' è stato usato anche dall'amministrazione statunitense, e questo non è una sorpresa. La sola novità di questa consultazione in sordina è venuta da alcune timide voci apparse sui quotidiani filo-governativi, come Tishreen, che ha accusato molti dei candidati di non avere alcun programma o progetto.

Anwar al Bunni, condannato a 5 anniDissidenti. Nel frattempo, uno dei più noti oppositori del regime, Anwar al Bunni, in carcere dal maggio 2006, è stato condannato a cinque anni per aver divulgato “informazioni ostili dannose per lo stato” e per aver partecipato a un organizzazione politica illegale. “E' una sentenza politica” ha commentato l'avvocato di Al Bunni, “Una violazione flagrante della libertà di opinione e un tentativo di intimidire la società siriana”. I dissidenti siriani in carcere sono molti, ma questa sentenza molto pesante contro un personaggio così noto vuole essere esemplare per la direzione intrapresa del regime, a dispetto delle molte aperture verbali verso la democrazia, espresse dal presidente Assad negli anni scorsi. Al Bunni fu arrestato per aver firmato la Dichiarazione Beirut-Damasco, un foglio di intenti che chiedeva la normalizzazione delle relazioni tra Siria e Libano, sottoscritta da altri 300 intellettuali dei due paesi. Assieme ad al Bunni, altri due noti firmatari sono attualmente reclusi: si tratta di Michel Kilo e di Mahmoud Issa. I loro processi sono stati seguiti da Amnesty International, che li considera “prigionieri di coscienza detenuti solamente per avere espresso pacificamente idee non-violente”, e ne ha più volte chiesto il rilascio. Nei mesi passati in carcere al Bunni non ha cessato di difendere i diritti umani, anche da dietro le sbarre è riuscito a far sentire la sua voce, scrivendo direttamente al presidente Assad per chiedere un'inchiesta sugli abusi ai danni dei detenuti nelle carceri siriane. Dalla sua elezione nel 2000, il presidente Assad ha scarcerato centinaia di prigionieri politici, alcuni dei quali erano detenuti da oltre 20 anni. Allo stesso tempo però, la repressione del regime si è concentrata duramente sugli attivisti per le riforme e la democrazia. Portatori di un dissenso che oggi, per il regime, è il pericolo più grande.

Naoki Tomasini

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