14/05/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Venezuela: propaganda e petrolio non bastano
Dal nostro inviato
Alessandro Grandi
 
Passeggiare per le strade del centro di Caracas è pericoloso: qui la delinquenza prospera indisturbata. A Caracas si rischia di essere ammazzati per pochi dollari e questo aspetto non riguarda solo i turisti, che sono pochi. Inimmaginabile avventurarsi da soli in quartieri che non si conoscono o che sono considerati a rischio. I furti e le rapine rendono questo Paese uno fra i più insicuri del mondo.
 
Caracas. Foto di Simone ManzoCaracas. Nei quartieri poveri, che si adagiano sulle montagne che circondano Caracas, la miseria è visibile: case piccolissime ammassate una sull’altra con tetti in lamiera, sporcizia e topi tutt’intorno. In questi barrios l’acqua potabile non sempre arriva e
ancora oggi si può morire per una dissenteria.
La disoccupazione è altissima e i volti delle persone lasciano intravedere una tristezza che difficilmente si può riscontrare in altre capitali del mondo. E non bastano i programmi voluti dal governo per portare aiuto a questa gente. Un famoso proverbio dice: “Se un uomo ha fame non gli dare del pesce, ma fa in modo che impari a pescare”. Questo in Venezuela non sempre accade.
I petroldollari che riempiono le casse della compagnia petrolifera statale, Pdvsa, sono in gran parte utilizzati come sussidio per la popolazione più indigente. Ma questo non sempre è un bene. I poveri aspettano la beca (uno stipendio mensile fornito dallo stato) e non si danno molto da fare per emergere dalla situazione tragica nella quale si trovano.
Per ottenere un il sussidio statale ci si deve iscrivere ad uno dei tanti programmi voluti da Chavez. Ce ne sono molti: quello per le madri senza lavoro con dei figli a carico, quello per i disoccupati e via discorrendo. E alla fine del mese si vedono code interminabili fuori dagli istituti di credito: persone che, armate di pazienza e del proprio documento di identità, si apprestano a ritirare il sussidio. Così sono felici: nessuna fatica ma stipendio assicurato.
 
Caracas. Foto di Simone ManzoNon solo critiche. Alcuni programmi del governo qualcosa di buono lo hanno anche fatto. Le ‘missioni’ volute da Chavez per portare avanti la sua rivoluzione bolivariana, soprattutto quella sanitaria perché le altre sono soprattutto di stampo ideologico e poco pratico, sembrano funzionare abbastanza bene, anche se i medici venezuelani non ne vogliono sapere di entrare a farne parte: lavorare gratis non sempre è un favore che tutti sono disposti a fare. Tutti i giovani dottori della missione Barrio Adentro (il programma sanitario per i poveri) che si trovano all’interno dei barrios per dare assistenza e istruire alla prevenzione provengono da Cuba, paese con il quale il Venezuela ha un eccellente rapporto.
Tutt’altra vita nei pochissimi quartieri residenziali. Qui non sembra nemmeno di essere a Caracas. Non una carta per terra, non un sacco dell’immondizia a vista, pochi furti e moltissime guardie armate, vigili urbani e poliziotti a vigilare per le strade. Non solo. In questi quartieri, El Hatillo, Baruta e Chacao, tutto risplende e luccica. Giovani e non trovano da queste parti qualche ora di serenità nei tanti locali notturni o nei centri commerciali forniti di ogni bene. I palazzi lussuosi hanno più di una guardia armata che vigila davanti alla porta e il filo spinato sovrasta ovunque i muri di cinta. Spesso, molto spesso, all’interno dei filo spinato posizionato sui muri passa corrente elettrica, cosa che evidentemente scoraggia i malviventi.

Foto di Simone ManzoMaracaibo. Se a Caracas la situazione sembra davvero disastrata, a Maracaibo, stato di Zulia vicino al confine colombiano, le cose non vanno meglio.
I pericoli sono molti ed è davvero impensabile concedersi qualche ora per una passeggiata nel centro storico della città se non si è accompagnati da qualcuno del posto. Peccato perché il centro storico, in stile coloniale, di Maracaibo è molto bello.
In questa città, la seconda per importanza del paese, la fonte principale di sostentamento è il petrolio. Chi vive e lavora nell’industria petrolifera è molto fortunato e fa parte di quella porzione ristretta di popolazione che si può permettere di vivere una vita dignitosa. Ma sono veramente pochi. Tutti gli altri si arrabattano come possono, inventandosi talvolta anche il lavoro che spesso coincide con il commercio di qualsiasi bene, usato e non.
 
Foto di Simone ManzoL'altra città. Ma la miseria vera si nota appena si mette piede fuori dalla città: baracche di mattoni e lamiera, bambini sporchi che camminano scalzi per le strade, giovani disoccupati che bevono birra. Il livello igienico spaventerebbe anche uno scarafaggio. Decine di cani randagi attraversano le strade in cerca di qualcosa da mangiare. E anche qui, come a Caracas, sembra che la politica sia solo una prova di forza fra i sostenitori di Chavez e gli antichavisti. Dei poveri, dei diseredati, dei miserabili di questo paese sembra che non importi nulla a nessuno: fanno comodo solo quando si deve chiedere loro il voto.
Il Venezuela conosciuto per le sue bellezze naturali, per le spiagge, per le bellissime donne, sembra che si trovi dall’altra parte del mondo.
 
Categoria: Risorse, Politica, Economia
Luogo: Venezuela