Gary Beeman, vittima di un sistema giudiziario imperfetto, ha riconquistato da solo la sua libertà
Scritto per noi da
Delizia Flaccavento
Se avesse ammesso un delitto che non aveva commesso, se la sarebbe cavata con
otto anni e mezzo di prigione e non avrebbe rischiato di morire sulla sedia elettrica.
E invece, convinto che la verità non si possa negoziare e che la giustizia non
possa che trionfare, Gary Beeman si è ritrovato nel braccio della morte, uno dei
tanti capri espiatori che il sistema giudiziario americano usa per placare la
sete di vendetta del pubblico contro i colpevoli, veri o presunti che siano.
Autodifesa. Negli Stati Uniti, dal 1973 ad oggi 124 persone sono state rilasciate dal braccio
della morte, scagionate dalla scoperta di prove inconfutabili . Non è difficile
immaginare che anche tra i 1075 giustiziati degli ultimi trent’anni ci siano stati
uomini e donne innocenti. Tra tutti gli esonerati, Gary Beeman è l’unico ad aver
riconquistato la libertà difendendosi da solo in secondo grado, dopo essere stato
condannato alla sedia elettrica in primo. Arrestato nel 1975 per un giro di assegni
falsi, Beeman si ritrovò a propria insaputa indiziato per un omicidio avvenuto
durante una rapina a mano armata nella Contea di Ashtabula, in Ohio, e nel giro
di tre mesi fu condannato a morte, grazie alla testimonianaza chiave di un pregiudicato,
Claire Liuzzo. Deluso dall’avidità e dalla negligenza del suo avvocato difensore,
Beeman decise di difendersi da solo. La Corte di Appello gli riconobbe il diritto
a controesaminare Liuzzo in un secondo processo. Al secondo processo, cinque testimoni
dichiararono di aver sentito Liuzzo vantarsi di aver commesso il delitto e di
aver accusato Beeman per salvare se stesso.
A perderci sono sempre gli ultimi. “La mia esperienza mi ha insegnato che poco o nulla basta a condannare, ma allora
pensavo che la mia innocenza avrebbe prevalso.e che nulla è piu’ forte della verità.
Ero convinto che avessimo il miglior sistema giudiziario al mondo. Durante il
processo, il giudice rifiutò il controesame del testimone chiave, Claire Liuzzo,
sostenendo che qualsiasi prova a suo carico era irrilevante, visto che sotto processo
ero io, non Liuzzo. Alla giuria bastarono tre ore per deliberare la mia condanna
alla sedia elettrica, in quegli anni considerata la maniera più ‘umana’ di essere
giustiziati. Il pubblico, i media, e spesso, purtroppo, anche i pubblici ministeri,
presumono automaticamente la colpevolezza degli indagati, specialmente se si tratta
di derelitti senza soldi né peso sociale,” aggiunge Beeman. A nessuno importa
se un innocente è giustiziato, perché si tratta comunque di perdenti di cui la
società si libera volentieri.
Società violenta. Le statistiche mostrano che ad essere condannati a morte negli Stati Uniti
sono i poveri, i malati di mente, i semianalfabeti. Beeman è riuscito ad uscire
vivo dal braccio della morte perche’, pur essendo povero, aveva un po’ studiato,
aveva il supporto della famiglia e al proceso di secondo grado ha avuto un giudice
giusto e l’aiuto di quanti, nell’ufficio dello sceriffo, si erano convinti della
sua innocenza. Molti condananti a morte non sanno neanche cosa significhi ricorrere
in appello. E, anche se l’esonero arriva, le cicatrici di una condanna sbagliata
rimangono. A Beeman sono stati necessari più di vent’anni per riprendere le fila
e ridare un senso alla vita. Quando lasciò il carcere, ricevette solo qualche
spicciolo e un biglietto dell’autobus. Nessun programma di reinserimento, nessun
supporto psicologico, nessuna scusa e nessun risarcimento per i danni morali e
materiali inflitti dalla ingiusta condanna. La società americana e una società
violenta che crede nella giustizia divina applicata dall’homo bonus, di solito
bianco e ricco, contro l’homo cattivus, solitamente povero e di colore. Come il
diritto a girare armati, il diritto a togliere la vita è comunemente considerato
un forte deterrente al crimine. Poco importa che le statistiche dimostrino il
contrario.
Cavallo di battaglia repubblicano. Sono solo 12 su 50 gli Stati che non prevedono la pena di morte (Alaska, Maine,
Minnesota,Vermont, Hawaii, Massachusetts. North Dakota, West Virginia, Michigan,
Rhode Island, Wisconsin, Iowa). Lo Stato di New York ha dichiarato l’incostituzionalità
della pena capitale nel 2004, ma è di questi giorni il dibattito sulla sua reintroduzione,
che è appoggiata dal Governatore democratico Eliot Spitzer. I repubblicani stanno
facendo pressione su Spitzer perché la pena di morte sia reintrodotta per chi
uccida agenti di polizia. Sarebbe questa la semplicistica, arbitraria, inefficace
e violenta risposta all’uccisione di 7 agenti di polizia in poco più di due anni.
La pena capitale è un cavallo di battaglia delle campagne elettorali repubblicane,
ma anche i democratici, come il caso di Spitzer conferma, non sono esenti da strumentalizzazioni
politiche. La demagogia della pena capitale è uno strumento elettorale per dimostrare
pugno duro e intenzioni chiare. Persino il “progressista” Bill Clinton da governatore
dell’Arkansas presiedette all’esecuzione di quattro condannati, di cui uno mentalmente
handicappato, e da presidente appoggiò la pena di morte.
Il Texas 'vince'. “Ho guardato negli occhi potenziali assissini nelle strade di New York City.
C’è un male che cammina per le strade, il male rappresentato da coloro che mettono
in pericolo la vita di tutti gli agenti di polizia,” ha detto il senatore Marty
Golden in un recente dibattito parlamentare. “Per questo motivo, la reintroduzione
della pena di morte deve diventare una priorità legislativa nello Stato di New
York, e deve essere usata contro chi uccide agenti di polizia. Non possiamo continuare
a star seduti in poltrona, mentre i migliori newyorkesi rischiano la vita e muoiono
per mano di balordi. Non c’è deterrente migliore della pena capitale per proteggere
la nostra società e i nostri poliziotti.” Gli ha fatto eco il senatore John Bonacic:
“I terroristi e gli assissini di poliziotti devono pagare il prezzo più alto per
le loro terribili azioni.” Incurante delle statistiche che dimostrano come il
Texas, lo Stato americano con il più alto numero di esecuzioni e di condannati
nel braccio della morte, sia anche lo Stato con il più alto numero di delitti
e crimini efferati, il senatore James Seward ha aggiunto: “La pena capitale non
è solo un deterrente, ma impedisce agli assissini di uccidere di nuovo, all’interno
e all’esterno della prigione.”
Processi sommari. Il carcere a vita, ovvero l’alternativa civile alla pena di morte, è considerata
un debole compromesso dai politici che strumentalizzano la linea dura contro il
crimine. Organizzazioni come New Yorkers against the Death Penalty (Newyorkesi
contro la pena di morte) cercano di convincere l’opinione pubblica che il carcere
a vita senza possibilità di sconto di pena protegge la società dai criminali più
pericolosi, dà una seppur pallida speranza agli innocenti erroneamente condannati
ed è anche più economica. I costi sostenuti per mantenere attivi i bracci della
morte potrebbero essere usati per creare opportunità di studio, lavoro e reinserimento
sociale per coloro che al crimine arrivano per mancanza di concrete prospettive.
Una società civile cerca di curare i propri mali, non di liberarsene con processi
sommari, richiando di punire degli innocenti che non hanno i soldi per difendersi. Alla
fine degli anni Ottanta, in seguito all’efferato delitto di una bambina in Arizona,
la deputata Leslie Johnson disse: “Se eliminiamo queste persone, se applichiamo
la pena di morte, chiunque commetta un crimine a sfondo sessuale verrà giustiziato.
E se, nel frattempo, arrestiamo degli innocenti, va bene così. Accetto la percentuale
d’errore, perché non ho intenzione di continuare a mettere in pericolo la vita
dei miei figli.” Purtroppo, questa è ancora oggi l’opinione prevalente negli Stati
Uniti.
Vittime innocenti. Con l’aiuto di New Yorkers against the Death Penalty, Gary Beeman parla della
propria esperienza in università, chiese e dovunque gli venga data la possibilità
di testimoniare contro la pena di morte. Ignoranza e pregiudizio sono difficili
da combattere, ma Beeman non demorde: “Il problema è che, quando si parla di pena
di morte, la gente è per partito preso favorevole o contraria, e poco importano
testimonianze, fatti e statistiche. Ma io continuo la mia missione nella convinzione
che, chi appoggia la pena capitale, lo fa principalmente per ignoranza.” E allora
sarà forse per ignoranza che una vicina che conosce Beeman da anni, qualche tempo
fa di botto gli chiese: “Ma come è possibile che sei stato nel braccio della morte,
e non hai ucciso nessuno?” Alla giustizia americana l’ardua sentenza.