14/10/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Fallito il Decennio degli indigeni. In Brasile, ucciso un capo storico della Funai

La condizione delle popolazioni indigene del continente americano rimane grave. I rappresentanti indios di venti paesi dell’America Latina hanno chiaramente affermato che il Decennio delle popolazioni indigene indetto dall'Onu è fallito e si sono lamentati della comparsa delle multinazionali come agenti negoziatori. L'obiettivo principale dell'iniziativa, inaugurata il 21 dicembre dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 48/163, aveva l’obiettivo principale di rafforzare la cooperazione internazionale per risolvere le questioni indigene legate ai diritti umani, all’ambiente, allo sviluppo e alla salute.

Tutti obiettivi rimasti, purtroppo, sulla carta. Questi popoli sono ancora costretti a sopportare esclusione e soprusi e a lottare anche solo per veder riconosciuti diritti naturali come il possesso dei loro territori ancestrali. E spesso, purtroppo, le loro lotte vanno a scontrarsi con interessi economici talmente grandi da mettere a repentaglio le loro stesse vite. E' quello che sembra essere successo, pochi giorni fa, ad Apoena Meirelles, leader storico della Fondazione nazionale degli indios brasiliani (Funai), ucciso con un colpo di arma da fuoco mentre prelevava soldi ad un bancomat di Porto Velho, la capitale dello stato amazzonico di Rondonia.

La versione di omicidio per furto, però, non convince. "Perché? Perché? Perché?", hanno continuato a ripetersi gli Xevante, il popolo indigeno di Meirelles, riunitosi per la cerimonia funebre, nell'auditorio della Funai. E' una tragedia. Un triste giorno per tutta la comunità e per l'intera causa indios. Meirelles era infatti uno dei padri del movimento in difesa dei diritti indigeni brasiliani e ha dedicato tutta la sua vita alla causa.
"E' una perdita irreparabile per il no stro movimento - ha detto commosso il presidente della Funai, Mercio Pereira Gomes - e non siamo per niente convinti che sia stato un omicidio per caso. Non ci arrenderemo finché non sapremo la verità". La polizia statale e quella federale, infatti, hanno aperto un'indagine. Meirelles è sempre stato un personaggio "scomodo" ed ultimamente stava ricoprendo un ruolo molto delicato. Ex capo della Funai, era diventato l'intermediario tra le tribù e il governo per la questione delle miniere illegali di diamanti in Rondonia. "Lavorava contro le miniere aperte senza permessi all'interno delle riseve indigene - precisa Vitorino Souza, membro del Funai - quindi stava dando molto fastidio al crimine organizzato che le gestisce. E' questa la verità". Una brutta storia, dietro la quale si nascondono sfruttamento e contrabbando internazionale di diamanti, traffico di armi, droga e corruzione. "Siamo tutti orfani - ha commentato Tsepido Xavante, uno dei leader della tribù - Vogliamo sapere i nomi degli assassini. Lo esigiamo".

Un episodio tragico che cade proprio nel momento in cui si conclude il Decennio dei popoli indios e si apre il periodo dei bilanci.
Secondo le organizzazioni indigene, riunite a Tepoztlan Morelos, in Messico, è stato un vero e proprio flop, sotto molti punti di vista. Sono stati raggiunti pochi obiettivi e, quei pochi, solo grazie alle lotte delle popolazioni autoctone. Mentre gravi errori sono all'attivo dei governi coinvolti, privi della volontà politica di risolvere le cose.

Durante la riunione, convocata dall'Università Nazionale Autonoma del Messico (Unam), i rappresentanti di popoli indios di Canada, Stati Uniti, Colombia, Ecuador, Argentina, Panama, Messico, Perù, Brasile, Bolivia, Belize, Honduras, Costa Rica, Guatemala e Nicaragua hanno tirato le somme. A loro si è aggiunto il premio Nobel della Pace 1992, Rigoberta Menchú, che aveva già criticato l’Onu per lo scarso impegno nel fare approvare la Dichiarazione universale dei diritti dei popoli indigeni.
“Nonostante gli sforzi compiuti” ha dichiarato la Menchù, “non si sono realizzati gli obiettivi che erano stati pianificati nel 1994, quando venne proclamato il Decennio internazionale dei popoli indigeni”.

Durante l’assemblea si è dovuta riconoscere, tuttavia, la necessità di proclamare un nuovo Decennio dei popoli indios, con la promessa che questa volta sarà il Forum Permanente dei Popoli Indios dell'ONU l'incaricat  a seguire il pieno raggiungimento degli obiettivi, con un'agenda programmatica che dovrà essere determinata dagli stessi.

Durante la riunione convocata dal programma “Messico Nazione Multiculturale”, promosso dall' università nazionale autonoma del Messico (Unam), e dalla fondazione Rigoberta Menchú Tum, alla riunione che aveva come titolo "Dopo il Decennio dei Popoli Indigeni: Analisi e Orizzonti”, tutti i partecipanti hanno anche denunciato l'infiltrazione nel progetto delle multinazionali.
Dato che la Dichiarazione dell’Onu sui diritti dei popoli indios è bloccata per mancanza di consensi, la vulnerabilità delle popolazioni indigene è aumentata considerevolmente, favorendo quindi l’avanzata delle grandi aziende commerciali che si sono messe a negoziare lo sviluppo indigeno.
L’assenza totale di un quadro giuridico che ne protegga i diritti ha complicato la difesa delle popolazioni autoctone.

Andrea Carmen, rappresentante indigeno “Yaqui”, popolazione dell'Arizona, che ha partecipato per lungo Apoena Meirellestempo al progetto, ha fatto sapere che “non si possono accettare documenti nei quali non siano chiaramente riconosciuti tutti i diritti collettivi dei popoli originari. Soprattutto non si possono accettare discussioni sul diritto all'autodeterminazione dei popoli e ai propri territori, visto che sono già stati riconosciuti in molti stati.” E ha continuato: “Non dimentichiamo comunque che l'Onu, alla fine dei conti, è l'organizzazione dei paesi che ci hanno colonizzati. Benché nella dichiarazione del decennio si parli di costruire una nuova relazione con i nativi originari, un anno o un decennio non bastano per cambiare questi rapporti. Siamo seduti allo stesso tavolo ma non mangiamo la stessa cena”.

Commento sarcastico quello di Marcos Matías, esperto del Forum Permanente dei Popoli Indios, che ha sottolineato la necessità di “documentare il fallimento del decennio”, e ha continuato “ce ne sono le prove nella relazione del segretario generale dell'Onu Kofi Annan, in quanto solo sette capi di Stato e di governo e appena sedici agenzie dell'ONU, hanno consegnato i loro rapporti di piena attuazione degli obiettivi.” Matías si è detto certo del fatto che entro pochissimo tempo ci sarà una nuova dichiarazione dell'Onu, per un nuovo decennio per i popoli indios.

Stella Spinelli

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