La condizione delle popolazioni indigene del continente americano rimane grave.
I rappresentanti indios di venti paesi dell’America Latina hanno chiaramente affermato
che il Decennio delle popolazioni indigene indetto dall'Onu è fallito e si sono lamentati della comparsa delle multinazionali
come agenti negoziatori. L'obiettivo principale dell'iniziativa, inaugurata il
21 dicembre dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 48/163,
aveva l’obiettivo principale di rafforzare la cooperazione internazionale per
risolvere le questioni indigene legate ai diritti umani, all’ambiente, allo sviluppo
e alla salute.
Tutti obiettivi rimasti, purtroppo, sulla carta. Questi popoli sono ancora costretti
a sopportare esclusione e soprusi e a lottare anche solo per veder riconosciuti
diritti naturali come il possesso dei loro territori ancestrali. E spesso, purtroppo,
le loro lotte vanno a scontrarsi con interessi economici talmente grandi da mettere
a repentaglio le loro stesse vite. E' quello che sembra essere successo, pochi
giorni fa, ad Apoena Meirelles, leader storico della Fondazione nazionale degli
indios brasiliani (Funai), ucciso con un colpo di arma da fuoco mentre prelevava
soldi ad un bancomat di Porto Velho, la capitale dello stato amazzonico di Rondonia.
La versione di omicidio per furto, però, non convince. "Perché? Perché? Perché?",
hanno continuato a ripetersi gli Xevante, il popolo indigeno di Meirelles, riunitosi
per la cerimonia funebre, nell'auditorio della Funai. E' una tragedia. Un triste
giorno per tutta la comunità e per l'intera causa indios. Meirelles era infatti
uno dei padri del movimento in difesa dei diritti indigeni brasiliani e ha dedicato
tutta la sua vita alla causa.
"E' una perdita irreparabile per il no stro movimento - ha detto commosso il presidente della Funai, Mercio Pereira
Gomes - e non siamo per niente convinti che sia stato un omicidio per caso. Non
ci arrenderemo finché non sapremo la verità". La polizia statale e quella federale,
infatti, hanno aperto un'indagine. Meirelles è sempre stato un personaggio "scomodo"
ed ultimamente stava ricoprendo un ruolo molto delicato. Ex capo della Funai,
era diventato l'intermediario tra le tribù e il governo per la questione delle
miniere illegali di diamanti in Rondonia. "Lavorava contro le miniere aperte senza
permessi all'interno delle riseve indigene - precisa Vitorino Souza, membro del
Funai - quindi stava dando molto fastidio al crimine organizzato che le gestisce.
E' questa la verità". Una brutta storia, dietro la quale si nascondono sfruttamento
e contrabbando internazionale di diamanti, traffico di armi, droga e corruzione.
"Siamo tutti orfani - ha commentato Tsepido Xavante, uno dei leader della tribù
- Vogliamo sapere i nomi degli assassini. Lo esigiamo".
Un episodio tragico che cade proprio nel momento in cui si conclude il Decennio dei popoli indios e si apre
il periodo dei bilanci.
Secondo le organizzazioni indigene, riunite a Tepoztlan Morelos, in Messico,
è stato un vero e proprio flop, sotto molti punti di vista. Sono stati raggiunti
pochi obiettivi e, quei pochi, solo grazie alle lotte delle popolazioni autoctone.
Mentre gravi errori sono all'attivo dei governi coinvolti, privi della volontà
politica di risolvere le cose.
Durante la riunione, convocata dall'Università Nazionale Autonoma del Messico
(Unam), i rappresentanti di popoli indios di Canada, Stati Uniti, Colombia, Ecuador,
Argentina, Panama, Messico, Perù, Brasile, Bolivia, Belize, Honduras, Costa Rica,
Guatemala e Nicaragua hanno tirato le somme. A loro si è aggiunto il premio Nobel
della Pace 1992, Rigoberta Menchú, che aveva già criticato l’Onu per lo scarso
impegno nel fare approvare la Dichiarazione universale dei diritti dei popoli
indigeni.
“Nonostante gli sforzi compiuti” ha dichiarato la Menchù, “non si sono realizzati
gli obiettivi che erano stati pianificati nel 1994, quando venne proclamato il
Decennio internazionale dei popoli indigeni”.
Durante l’assemblea si è dovuta riconoscere, tuttavia, la necessità di proclamare
un nuovo Decennio dei popoli indios, con la promessa che questa volta sarà il
Forum Permanente dei Popoli Indios dell'ONU l'incaricat a seguire il pieno raggiungimento degli obiettivi, con un'agenda programmatica
che dovrà essere determinata dagli stessi.
Durante la riunione convocata dal programma “Messico Nazione Multiculturale”,
promosso dall' università nazionale autonoma del Messico (Unam), e dalla fondazione
Rigoberta Menchú Tum, alla riunione che aveva come titolo "Dopo il Decennio dei Popoli Indigeni: Analisi e Orizzonti”, tutti i partecipanti hanno anche denunciato l'infiltrazione nel progetto delle
multinazionali.
Dato che la Dichiarazione dell’Onu sui diritti dei popoli indios è bloccata per
mancanza di consensi, la vulnerabilità delle popolazioni indigene è aumentata
considerevolmente, favorendo quindi l’avanzata delle grandi aziende commerciali
che si sono messe a negoziare lo sviluppo indigeno.
L’assenza totale di un quadro giuridico che ne protegga i diritti ha complicato
la difesa delle popolazioni autoctone.
Andrea Carmen, rappresentante indigeno “Yaqui”, popolazione dell'Arizona, che
ha partecipato per lungo
tempo al progetto, ha fatto sapere che “non si possono accettare documenti nei
quali non siano chiaramente riconosciuti tutti i diritti collettivi dei popoli
originari. Soprattutto non si possono accettare discussioni sul diritto all'autodeterminazione
dei popoli e ai propri territori, visto che sono già stati riconosciuti in molti
stati.” E ha continuato: “Non dimentichiamo comunque che l'Onu, alla fine dei
conti, è l'organizzazione dei paesi che ci hanno colonizzati. Benché nella dichiarazione
del decennio si parli di costruire una nuova relazione con i nativi originari,
un anno o un decennio non bastano per cambiare questi rapporti. Siamo seduti allo
stesso tavolo ma non mangiamo la stessa cena”.
Commento sarcastico quello di Marcos Matías, esperto del Forum Permanente dei
Popoli Indios, che ha sottolineato la necessità di “documentare il fallimento
del decennio”, e ha continuato “ce ne sono le prove nella relazione del segretario
generale dell'Onu Kofi Annan, in quanto solo sette capi di Stato e di governo
e appena sedici agenzie dell'ONU, hanno consegnato i loro rapporti di piena attuazione
degli obiettivi.” Matías si è detto certo del fatto che entro pochissimo tempo
ci sarà una nuova dichiarazione dell'Onu, per un nuovo decennio per i popoli indios.
Stella Spinelli