Brasile
La bandiera
 
Ordinamento politico: Repubblica federale
Capitale: Brasilia
Superficie: 8.511.965 Kmq (28 volte l'Italia)
Popolazione: 173 milioni; bianchi 53,4%, meticci 39,4%, neri 6,1%, amerindi 0,4%, altri 0,7% 
Lingua: portoghese (ufficiale), idiomi amerindi
Religione: cattolici 73,6%, protestanti 15,4%, non religiosi 7,3%, altri 3,7% 
Alfabetizzazione: 83%
Mortalità infantile: 36 per mille (Italia: 5,7 per mille)
Speranza di vita: 60 M, 68 F (Italia: 76 M, 82 F)
Popolazione sotto la soglia di povertà: 22% 
Prodotti esportati: caffè, prodotti agricoli, manufatti
Debito estero: 250 miliardi di dollari
Spese militari: 2,8% del Pil

La cartina del Brasile
GEOGRAFIA

Il Brasile confina a nord con Guiana Francese, Suriname, Guyana e Venezuela; a nord-ovest con la Colombia;  a ovest con Perù, Bolivia, Paraguay e Argentina, a sud con l'Uruguay. L'oceano Atlantico ne bagna la parte ad est.
Monti principali: Pico da Neblina 3014 m
Fiumi principali: Rio delle Amazzoni 3500 Km (tratto brasiliano, totale 6280 Km), Purus 3000 Km (parte brasiliana, totale 3210 Km), Rio São Francisco 2900 Km, Rio Tocantins 2700 Km, Araguaia 2600 Km, Rio Paraná 2400 Km (tratto brasiliano, totale 4700 Km)
Laghi principali: Lagoa Mirim 3000 Km² (totale, compresa parte uruguayana)
Isole principali: Ilha de Marajo 47.573 Km², Ilha Grande do Gurupa 4864 Km² 
Occupa il centro-est del Sud America ricoprendo una superficie pari al 50% dell'intero continente. Può essere suddiviso in quattro zone tropicali. Le pianure del nord, dalla fitta foresta, che copre circa il 50% dell'intenro del paese e che include il bacino del Rio delle Amazzoni. La macchia semiarida del nordest. Le aspre colline e le montagne mischiate alle ondulate painure, che vanno dal centro-ovest al sud. La stretta striscia costiera che contiene il 30% della popolazione del Paese. Approssimativamente, il 50% del territorio è coperto da foreste, tra le quali spicca la più ampia area forestale del mondo, che si distende attorno al bacino del Rio delle Amazzoni. Il territorio ha un 58% di foreste, un 22% di pascoli, il 6% è coltivato. 
Risorse del territorio: bauxite, oro, ferro grezzo, magnesio, nikel, fosfati, platino, stagno, uranio, petrolio, hydropower, legname
Rischi naturali: ricorrenti siccità nel nordest; alluvioni e gelo occasionale nel sud.
Problematiche ambientali: la deforestazione nel Rio delle Amazzoni distrugge l'habitat e mette in pericolo la moltitudine di piante e animali; c'è un mercato illegale selvaggio; l'inquinamento dell'aria e dell'acqua è prevalente a Rio de Janeiro, Sao Paulo e in molte altre grandi città; il degrado del territorio e l'inquinamento dell'acqua sono causati dalle scorrette attività minerarie; il degrado delle terre umide; numerose perdite di petrolio



STORIA

Il Brasile raggiunge l'indipendenza dal Portogallo nel 1821. Dopo un periodo di relativa tranquillità, garantito dalla solidità degli imperatori, nel 1889 il Paese piomba nel caos: le oligarchie regionali non rispettano i risultati elettorali e amministrano la politica sulla base delle esigenze economiche dei grandi produttori di caffè e dei latifondisti, in contrasto con il potere dei militari. Questi ultimi, aprofittando della contingenza economica negativa dovuta al crollo della borsa di Wall Street, portano alla presidenza Getulio Vargas che decreta la fine del periodo chiamato Prima Repubblica. Il governo di Vargas cambia radicalmente l'aspetto economico del Paese: riduce le esportazioni e dà priorità alla produzione siderurgica introducendo diverse riforme a tutela dei lavoratori. Per questo al termine della dittatura viene eletto presidente costituzionale ma, dopo più di vent'anni di governo, nel 1954 Vargas si suicida lasciando il Paese in mano all'industria petrolifera. Nel 1955 il nuovo governo, guidato da Juscelino Kubitschek, apre le porte alle multinazionali che finanziano la costruzione di Brasilia, cuore dello sviluppo economico del Paese. Nel 1961 le elezioni vengono vinte da Janio Quadros, per la Udn, destra latifondista mentre divenne vice presidente Joao Goulart, del partito d'opposizione laborista (Ptb). Sette mesi dopo, grazie anche a un'enorme mobilitazione popolare contro i militari e la destra, J.Quadros rinuncia alla carica e Goulart, erede politico di Getulio Vargas, arriva alla presidenza. Da subito introduce una serie di leggi per regolamentare l'esportazione dei dividendi delle grandi società e getta le basi per una riforma agraria. Nel 1964, a causa del contrasto tra i settori finanziari e il governo, Goulart viene deposto da un colpo di stato finanziato dalle compagnie statunitensi che hanno interessi nel Paese. Nei tre anni successivi tutti i leader politici sono costretti all'esilio e i partiti vengono sciolti. Così nel 1967 il Brasile si presenta come un Paese a sistema bipartitico bloccato, con un partito condannato all'opposizione (Mdb - Movimento Democratico Brasiliano) e uno di governo (Arena - Alleanza Rinnovatrice Nazionale) che sforna 5 giunte militari guidate dai generali: Humberto de Alencar Castello Brancofino fino al 1968, Arthur da Costa e Silva fino al 1969, Emilio Garrastazù Medici fino al 1974, Ernesto Geisel fino al 1978 e Joao Baptista Figueiredo fino al 1983. In questi anni il Brasile diventa il quinto esportatore mondiale di armi, ma nel 1979 il generale Joao Baptista Figueiredo si deve confrontare con un peggioramento dell'economia e con diversi cambiamenti sociali, dovuti a un forte aumento dell'influenza dei sindacati guidati da Luiz Inácio da Silva (detto Lula). E, nel 1983, la giunta militare accetta la vittoria elettorale di Tancredo Neves del Mdb, in cambio della nomina a vicepresidente di Josè Sarney, esponente del partito di governo. Il nuovo governo, però, dura solo due anni: Neves si ammala improvvisamente e muore, lasciando il Paese nelle mani del vicepresidente Sarney che, pur essendo vicino agli interessi dei militari, a sorpresa porta avanti il programma del Mdb. Il governo Sarney estende il diritto di voto a tutti i cittadini brasiliani, legalizza i partiti riformisti, riforma la costituzione (con l'elezione diretta del presidente) e avvia un processo di risanamento economico, fatto fallire dalle pressioni dei settori finanziari che costringono il governo a rinunciare all'ambiziosa riforma agraria. Le prime elezioni democratiche, quindi, si svolgono solo nel 1989 e vedono la sconfitta di Luiz Inácio Lula da Silva (Partito dei Lavoratori) contro Fernando Collor de Mello (conservatore) che annuncia un piano di contenimento dell'inflazione, mediante la privatizzazione delle imprese nazionali, che fallisce fin da subito originando diversi scontri di piazza che coinvolgono soprattutto minori (i ninhos de rua). Nei tre anni del governo Collor, in Brasile muoiono circa 5 mila bambini di strada, vengono distrutti molti ettari di foresta tropicale per fini minerari, aumentano le epidemie che colpiscono la popolazione indigena, salgono i livelli di disoccupazione che provocano la crescita dell'inflazione di circa il 400%. Nel 1992 il Congresso solleva Collor dall'incarico e lo sostituisce con il suo vice, Itamar Franco, che cerca di dare un'immagine di buon governo nominando un ministro delle Finanze competente, Fernando Henrique Cardoso. Cardoso presenta un nuovo piano di sviluppo (il piano Real che introduce una nuova moneta, il Real appunto) e ottiene un discreto successo nella lotta contro l'inflazione, diventando il personaggio più popolare del Brasile al punto che sia nelle elezioni del 1994 che in quelle del 1998 trionfa sul suo avversario Luiz Inácio da Silva (detto Lula). Una serie di crisi legate a scandali finanziari, però, indeboliscono la posizione del governo che non riesce ad affrontare la recessione statunitense degli ultimi due anni, con la conseguente diminuzione dell'export, e la crisi argentina che colpisce tutto il Sudamerica. E nel 2002 il fallimento del piano di governo premia la campagna elettorale di Lula. Dal 1 gennaio 2003, infatti, è presidente del Brasile Ignacio Lula da Silva, familiarmente chiamato solo "Lula" dai brasiliani. La sua elezione è stata fortemente voluta, e festeggiata, soprattutto dal "Movimento Trabalhadores sem Terra", letteralmente "Movimento dei lavoratori senza Terra", un gruppo che da anni si batte nel Paese per il riconoscimento dei diritti dei più poveri e disadattati. L'impegno del Presidente è proprio quello di sanare in questo campo una situazione piuttosto difficile, ereditata da chi lo ha preceduto.



POLITICA

Le ricette contro la povertà di Luiz Inácio da Silva, detto Lula, sono mirate ad azzerare la fame e migliorare il livello di alfabetizzazione. Per questo è stato inaugurato il progetto "Fome Zero". Si tratta di un programma strategico per combattere la fame e le sue cause strutturali, che generano esclusione sociale, allo scopo di garantire la sicurezza alimentare del popolo brasiliano attraverso un insieme di politiche strutturali, specifiche e locali. Fome Zero non è un programma assistenzialista, ma di inclusione sociale, che vuole accompagnare le famiglie beneficiarie in un percorso dall’esclusione all’inclusione, dalla povertà alla generazione di reddito, dalla dipendenza alla cittadinanza.
Subito dopo l'insediamento del presidente, i ministri del Partito dei Lavoratori (Pt) hanno fissato le priorità di governo, rimandando commesse militari ed edilizie per dirottare i fondi sull'emergenza alimentare. La riforma del codice civile ha riconosciuto la proprietà della casa agli abitanti delle favelas e quella degli appezzamenti dove lavorano i contadini senza terra. Per far fronte alla drammatica situazione economica, Lula ha creato una commissione di industriali e imprenditori brasiliani, che ha raggiunto il primo obiettivo di abbassare l'inflazione.
La situazione del Paese é comunque critica: un rapporto di Amnesty International paragona i livelli di violenza a quelli delle zone di guerra. Il governo brasiliano finora è stato molto attivo anche sul piano internazionale, proponendo la creazione di un fondo mondiale per combattere l'emergenza alimentare, incontrando rappresentanti del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), e della Banca Mondiale, il presidente statunitense George Bush e tutti i leader europei, e partecipando agli appuntamenti del movimento no global. Lula inoltre ha dato grande impulso allo sviluppo delle relazioni tra i Paesi sudamericani, instaurando ottime relazioni con quasi tutti i leader continentali e sostenendo il progetto Mercosur, un mercato comune latinoamericano non subordinato agli interessi commerciali statunitensi (contrariamente al progetto Alca sostenuto da Washington). 
I partiti politici brasiliani sono molti: Partito del movimento democratico brasiliano PMDB [Michel TEMER]; Partito dei Lavoratori Brasiliani PTB [Jose Carlos MARTINEZ]; Partito Social Democratico Brasiliano PSDB [Senator Jose ANIBAL]; Partito Socialista PSB [Miguel ARRAES]; Partito Progressista Brasiliano PPB [Paulo Salim MALUF]; Partito Comunista del Brasile PCdoB [Renato RABELLO]; Partito Democratico del Lavoro PDT [Leonel BRIZOLA]; Partito dei Verdi PV [leader NA]; Partito del Fronte Liberale PFL [Jorge BORNHAUSEN]; Partito Liberale PL [Deputy Valdemar COSTA Neto]; Partito della Ricostruzione dell'Ordine Nazionale PRONA [Eneas CARNEIRO]; Partito Popolare Socialista PPS [Senator Roberto FREIRE]; Partito Social Democratico PSD [leader NA]; Partito del Lavoratore PT [Jose GENOINO]
Esistono anche gruppi politici: ala di sinistra della Chiesa cattolica; Movimento dei Lavoratori Senza Terra; unioni del lavoro alleate al Partito del Lavoro di sinistra.



SOCIETA'

Gruppi indigeni divisi per regione

Acre Popolazione: 9.868 Gruppi Amawáka; Nawa; Arara; Nukuini; Ashaninka; Poyanawa; Deni; Shanenawa; Jaminawa; Yawanáwa; Katukina; Kaxinawá; Kulina; Manxinéri 

Amazzonia Popolazione: 83.966 Gruppi: Apurinã, Issé, Katawixi, Marimam, Parintintin, Tuyúca, Arapáso, Jarawara, Katukina, Marubo, Paumari, Waimiri-Atroari, Aripuaná, Juma, Katwená, Matis, Pirahã, Waiwái, Banavá-Jafí, Juriti, Kaxarari, Mawaiâna, Pira-tapúya, Wanana, Baniwa, Kaixana, Mayá, Suriána, Wayampi, Baré, Kanamari, Kobema, Mayoruna, Tariána, Xeréu, Deni, Kanamanti, Kokama, Miranha, Tenharin, Yamamadi, Desana, Karafawyána, Korubo, Miriti, Torá, Yanomami, Himarimã, Karapanã, Kulina, Munduruku, Tukano, Zuruahã, Hixkaryana, Karipuna, Maku, Mura, Tukúna

Roraima Popolazione: 30.715 Gruppi: Ingaricô, Macuxi ,Patamona, Taurepang, Waimiri-Atroari, Wapixana, Waiwaí, Yanomami, Ye'kuana 

Amapá Popolazione: 4.950 Gruppi: Galibi, Galibi-Marworno, Karipuna, Palikur, Wayampi, Wayána-Apalai,

Pará Popolazione: 20.185 Gruppi: Amanayé, Juruna, Parakanã, Zo'e, Anambé, Karafawyána, Suruí, Apiaká, Karajá, Tembé, Arara, Katwena, Timbira, Araweté, Kaxuyana, Tiriyó, Assurini, Kayabi, Turiwara, Atikum, Kayapó ,Wai-Wai, Guajá, Kreen-Akarôre, Waiãpi, Guarani, Kuruáya, Wayana-Apalai, Himarimã, Mawayâna, Xeréu, Hixkaryána, Munduruku, Xipaya

Rondônia Popolazione: 6.314 Gruppi: Aikaná, Jabuti, Mutum, Urupá, Ajuru, Kanoê, Nambikwara, Amondawa, Karipuna, Pakaanova, Arara, Karitiana, Paumelenho, Arikapu, Kaxarari, Sakirabiap, Ariken, Koiaiá, Suruí, Aruá, Kujubim, Tupari, Cinta, Larga, Makuráp, Uru, Eu, Wau, Wau, Gavião, Mekén, Urubu

Mato Grosso Popolazione: 25.123 Gruppi: Apiaká, Juruna, Mehináko, Rikbaktsa, Yawalapiti, Arara, Kalapalo, Metuktire, Suyá, Zoró, Aweti, Kamayurá, Munduruku, Tapayuna, Bakairi, Karajá, Mynky, Tapirapé, Bororo, Katitaulú, Nafukuá, Terena, Cinta, Larga, Kayabí, Nambikwara, Trumai, Enawené-Nawê, Kayapó, Naravute, Umutina, Hahaintsú, Kreen-Akarôre, Panará, Waurá, Ikpeng, Kuikuro, Pareci, Xavante, Irantxe, Matipu, Parintintin, Xiquitano

Tocantins Popolazione: 7.193 Apinaye, Ava-Canoeiro, Guarani, Javae, Karaja, Kraho, Tapirape, Xerente

Maranhão Popolazione: 18.371 Awá, Guajá Guajajara Kanela Krikati Timbira [Gavião]

Ceará Popolazione: 5.365 Gruppi: Jenipapo, Kalabassa,Kanindé, Kariri, Pitaguari, Potiguara, Tabajara, Tapeba, Tremembé

Bahia Popolazione: 16.715 Gruppi: Arikosé, Pankararú, Atikum, Pataxó, Botocudo, Pataxó, Hã Hã Hãe, Tuxá, Xucuru-Karirí

Alagoas Popolazione: 5.993 Gruppi: Cocal, Jeripancó, Kariri-Xocó, Karapotó, Tingui-Botó, Wassú, Xucuru-Kariri

Sergipe Popolazione: 310 Gruppi: Xocó

Paraíba Popolazione: 7.575 Gruppi: Potiguara

Goiás Popolazione: 346 Gruppi: Ava-Canoeiro, Karaja, Tapuya

Rio Grande do Sul Popolazione: 13.448 Gruppi: Guarani, Guarani Mbya, Kaingang

Paraná Popolazione: 10.375 Gruppi: Guarani [M'byá e Nhandéwa] Kaingang, Xeta

Santa Catarina Popolazione: 5.651 Gruppi: Guarani, Guarani Mbya, Guarani Nhandeva, Kaingang

São Paulo Popolazione: 2.716 Gruppi: Guarani, Guarani M'Bya, Guarani Nhandeva, Kaingang, Krenak, Pankararu, Terena

Rio de Janeiro Popolazione: 330 Gruppi: Guarani

Minas Gerais Popolazione: 7.338 Gruppi: Atikum, Xucuru-Kariri, Kaxixó, Krenak, Maxakali, Pankararu, Pataxó, Tembé, Xakriabá

Espírito Santo Popolazione: 1.700 Gruppi: Guarani [M'byá], Tupiniquim



ECONOMIA

La storia economica del Brasile è segnata da una successione di cicli, ciascuno dei quali si basa su un unico prodotto esportato: la canna da zucchero nei secoli XVI e XVII; metalli preziosi (oro e argento) e pietre preziose (diamanti e smeraldi) nel secolo XVIII e, infine, il caffè nel XIX secolo e all'inizio del XX. L'influenza inglese sull'economia brasiliana ebbe inizio nei primi anni del secolo XVII, quando commercianti inglesi si sparpagliarono per tutte le città del paese, in particolare Rio de Janeiro, Recife e Salvador. Alla metà del XIX secolo le importazioni erano di esclusiva provenienza inglese; gli stessi inglesi dominavano altri settori dell'economia, come quello bancario e del prestito estero, avevano il controllo pressoché totale sulla rete ferroviaria e detenevano il monopolio sulla navigazione. Piccole fabbriche, principalmente tessili, cominciarono a fare la loro comparsa verso la metà del XIX secolo. Sotto l'impero di Dom Pedro II furono introdotte nuove tecnologie, venne aumentata la base industriale e vennero adottate più moderne pratiche di gestione finanziaria. Con il collasso dell'economia schiavista (era più conveniente pagare i nuovi immigrati che mantenere gli schiavi), l'abolizione della schiavitù nel 1888 e l'avvento del regime repubblicano nel 1889 l'economia del paese andò incontro ad un periodo decisamente difficile. Gli sforzi dei primi governi repubblicani per stabilizzare la situazione finanziaria non sortirono effetti sensibili e gli effetti della grave depressione del 1929 costrinsero il paese ad intraprendere nuove strategie per risanare la debole economia.
Un primo sussulto di industrializzazione ebbe luogo durante la Prima Guerra Mondiale, ma solamente a partire dal 1930 il Brasile raggiunse un certo livello di sviluppo economico su basi moderne. Negli anni 40 fu costruito il primo polo siderurgico del paese, nella città di Volta Redonda (Stato di Rio de Janeiro), finanziato dall'EximBank, di origine Nord-Americana. Il processo di industrializzazione continuò nel ventennio 1950-1970 e portò ad un'espansione di settori importanti dell'economia, come l'industria automobilistica, petrolchimica e dell'acciaio. Negli anni che seguirono la Seconda Guerra Mondiale il tasso annuale di crescita del Prodotto Nazionale Lordo (PNB) del Brasile era tra i più alti del mondo, avendo raggiunto, nel 1974, una media del 7,4%. Durante gli anni 70 il Brasile, come del resto vari altri paesi dell'America Latina, assorbì l'eccesso di liquidità delle banche di Stati Uniti, Europa e Giappone: un grande flusso di capitale estero fu indirizzato negli investimenti per le infrastrutture, mentre imprese statali sorgevano in quelle che sembravano aree poco attraenti per gli investimenti privati. Il risultato fu impressionante: il Prodotto Interno Lordo (PIB) del Brasile aumentò in media dell' 8,5% all'anno, dal 1970 al 1980, nonostante l'impatto negativo della crisi petrolifera mondiale di allora. La rendita pro capite aumentò negli stessi anni di quattro volte, fino ad un livello di 2.200 $ nel 1980.
Nel frattempo, all'inizio degli anni 80, un inaspettato ma sostanziale aumento dei tassi di interesse dell'economia mondiale portò ad una crisi del debito esterno in tutta l'America Latina. Il Brasile fu così forzato ad adottare severi aggiustamenti economici, che portarono a tassi negativi di crescita. L'inaspettata interruzione nell'ingresso di capitale estero ridusse la capacità di investimento del paese. Il peso del debito estero colpì la finanza pubblica e contribuì all'aumento dell'inflazione. Nella seconda metà degli anni 80 fu adottato un insieme di misure nel tentativo di raggiungere una stabilizzazione monetaria. Queste comprendevano la fine dell'indicizzazione (una politica che "aggiustava" i salari ed i contratti in accordo con l'inflazione), ed il congelamento dei prezzi. Nel 1987 il Governo sospese il pagamento degli interessi nel debito estero, fino a quando non fosse stato raggiunto un accordo di riscalatura degli stessi con i creditori. Tutte queste misure non raggiunsero certo il risultato sperato, ma nonostante ciò la produzione economica brasiliana continuò a crescere fino alla fine degli anni 80, apportando eccedenze sufficienti nella bilancia commerciale per coprire il debito accumulato. Gli anni 90 videro invece l'avvento del processo di privatizzazione, principalmente nei settori dell'acciaieria, dei fertilizzanti e delle telecomunicazioni. Dal 1991 al 1999 circa 120 settori statali furono privatizzati, e la rendita nazionale principalmente indirizzata alla riduzione del debito. Come risultato della riforma del commercio estero, il Brasile si trovò ad essere una delle economie più aperte del mondo, senza restrizioni quantitative alle importazioni. La "deregulation" del paese si evidenziò soprattutto nella liberalizzazione delle politiche finanziarie, nel miglioramento della politica di mercato nelle aree dell'elettronica e dell'informatica, nonché nell'ulteriore privatizzazione di diversi settori, fino ad allora soggetti al monopolio statale.
Il 26 Marzo del 1991 fu creato il Mercato Comune del Sud (Mercosul), con la firma del trattato di Assunçao, da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay. Oltre questo paesi membri, Cile e Bolivia vi figurano come associati: firmano trattati per per la creazione di zone di libero commercio, ma non partecipano all'unione doganale. Il patto fu reso effettivo con la creazione di un'unione doganale ed una parziale zona di libero commercio il 1° Gennaio del 1995. L'obiettivo del Mercosul è quello di permettere il movimento libero di capitale, lavoro e servizi tra i quattro paesi membri: questi si impegnano a mantenere la stessa aliquota di importazione per determinati prodotti. Dal 1991 il commercio tra i quattro paesi membri del Mercosul è quasi triplicato. Quello del Brasile con gli altri tre stati ha raggiunto i 18,7 miliardi di dollari nel 1997, contro i 3,6 miliardi del 1990. Nell'Aprile del 1998 i quattro hanno firmato un accordo con il Patto Andino per la creazione dell'Aicsa (Area di libero commercio dell'America del Sud), operativo poi dall'anno 2000. Il risanamento di base delle condizioni di vita del paese è aumentato sostanzialmente negli ultimi 25 anni. Approssimativamente il 96% delle abitazioni è servito da acqua potabile, il 75% delle quali rifornita da acquedotti pubblici ed il restante 25% da pozzi e sorgenti naturali. Circa il 73% delle residenze possiede un sistema (per quanto approssimativo) di scolo e fognatura, e l'88% può contare sull'energia elettrica. Nelle aree urbane il 90% abitanti possiede acqua potabile e servizio di fognatura, il 98% l'energia elettrica. Per contro, nelle zone rurali, solo il 17% possiede un servizio di acqua potabile e fognatura ed il 55% l'energia elettrica. Più o meno il 70% delle case possiede un frigorifero; esistono un telefono ed un'automobile ogni 10 abitanti del paese. Il Brasile ricava circa il 60% del suo fabbisogno energetico a partire da fonti rinnovabili, come l'energia idroelettrica e l'industria dell'etanolo. Anche il 64% del petrolio consumato proviene da fonti interne. Il Brasile è il più grande esportatore di ferro, così come uno dei principali di acciaio nel mondo. Altri elementi di produzione interna sono prodotti petrolchimici, alluminio, metalli non ferrosi, fertilizzanti e cemento. Importanti prodotti sono anche automobili, aerei, forniture elettriche ed elettroniche, articoli di vestiario e calzature. Stati Uniti, Germania, Olanda, Svizzera, Giappone, Regno Unito, Francia, Argentina, Messico e Canada sono tra i maggiori partners commerciali del Brasile. All'inizio degli anni 90 il Brasile figurava tra i 10 maggiori sistemi economici del mondo. Le esportazioni rappresentano il 10% del suo prodotto interno lordo; nel 1999 la forza lavoro del paese era di circa 70 milioni di persone. Di queste il 39% nel settore dei servizi, il 5,4% nell'agricoltura ed il 24% nell'industria. Il commercio impiega il 19,4 % della forza lavorativa del paese.



MASS MEDIA

In Brasile i giornali sono molti. Tanti sono consultabili anche via internet. In particolare è nato un sito che raccoglie le testate più importanti dell'intera area latina: www.zonalatina.com. Per quanto riguarda l'informazione sul Brasile dall'Italia, segnaliamo il sito Musibrasil.it che segue l'attualità del paese latinoamericano, con interventi di approfondimento su politica, società, economia e molto altro.