13/06/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Distrutti i minareti del luogo sacro sciita in Iraq
Sono in molti a ritenere, a ragione, che lo scontro interconfessionale tra sunniti e sciiti sia cominciato a Samarra, il 22 febbraio 2006. Allora, all'alba, una forte esplosione distrusse la cupola dorata di uno dei più importanti santuari sciiti della città a maggioranza sunnita a circa 120 chilometri dalla capitale Baghdad. La rabbia degli sciiti, dopo l'attentato, si trasformò in una caccia all'uomo che causò allora almeno 1500 vittime e la distruzione di almeno cento moschee.

la moschea di samarra dopo l'attentato del 2006, quando i 2 minareti erano rimasti in piediIl crollo dei minareti. Oggi è successo ancora. Obiettivo dell'attentato è stato ancora il santuario sciita di Askariya, dove sono custodite le reliquie dell'Imam Hassan al-Askari e quelle di suo padre, l'Imam Ali al-Hadi, rispettivamente il decimo e undicesimo imam, famosa per la sua cupola, ricoperta da 62 lastre d'oro e affiancata da due minareti. I minareti avevano resistito all'esplosione dello scorso anno, ma secondo quanto riportano alcuni testimoni locali, oggi avrebbero ceduto.
Samarra, dopo Najaf e Kerbala, è il terzo luogo più sacro per gli sciiti. Nella moschea, accanto agli imam, riposano due donne venerate dagli sciiti, Hakima Khatun, sorella del decimo imam, e Nargis Khatun, moglie di Hadi al Askari e madre dell'imam definito il Mahdi, il dodicesimo imam della tradizione sciita, secondo cui vive nascosto e tornerà per liberare gli sciiti dalle persecuzioni delle quali si ritengono vittime dopo la scissione nel cuore dell'Islam.

Paura e violenza. “Ero vicino al mausoleo quando ho udito enormi esplosioni che hanno causato una nuvola di polvere che ha ricoperto tutto il quartiere”, ha raccontato un testimone oculare a un'agenzia di stampa irachena, “mi sono avvicinato in modo da scorgere il mausoleo, e ho visto che un minareto era per terra. Sette minuti dopo è avvenuta un'altra esplosione e il secondo minareto è crollato”. Finora non ci sono notizie di vittime. In città è stato imposto il coprifuoco a tempo indeterminato e l'ayatollah sciita radicale Moqtada al-Sadr ha proclamato tre giorni di lutto nazionale.
“È stato un atto terroristico, il secondo contro questo mausoleo. È un'azione terroristica il cui fine è fare scoppiare le violenze confessionali”, ha dichiarato il responsabile religioso sciita Saleh al Haidari, commentando le esplosioni.
"Una bruttissima notizia, per tutto il Paese", ha commentato laconico il governo iracheno, che ha garantito di essere già sulle tracce degli autori dell'attentato. Oggi come un anno e mezzo fa, i sospetti si addensano sui gruppi armati vicini ad al-Qaeda. Tra i due attentati però, è continuato a scorrere molto sangue. Squadre della morte sciite, con ottimi appoggi al ministero dell'Interno di Baghdad, si sono macchiate di massacri quotidiani, e la vendetta dei sunniti non si è mai fatta aspettare. L'unica differenza rispetto al 2006 è questa quindi, ma la reazione degli sciiti non si farà attendere.

Christian Elia

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