Sono in molti a ritenere, a ragione,
che lo scontro interconfessionale tra sunniti e sciiti sia cominciato
a Samarra, il 22 febbraio 2006. Allora, all'alba, una forte
esplosione distrusse la cupola dorata di uno dei più
importanti santuari sciiti della città a maggioranza sunnita a
circa 120 chilometri dalla capitale Baghdad. La rabbia degli sciiti,
dopo l'attentato, si trasformò in una caccia all'uomo che
causò allora almeno 1500 vittime e la distruzione di almeno
cento moschee.
Il crollo dei minareti. Oggi è successo ancora.
Obiettivo dell'attentato è stato ancora il santuario sciita
di Askariya, dove sono custodite le reliquie dell'Imam Hassan
al-Askari e quelle di suo padre, l'Imam Ali al-Hadi, rispettivamente
il decimo e undicesimo imam, famosa per la sua cupola, ricoperta da
62 lastre d'oro e affiancata da due minareti. I minareti avevano
resistito all'esplosione dello scorso anno, ma secondo quanto riportano alcuni
testimoni locali, oggi avrebbero ceduto.
Samarra, dopo Najaf e Kerbala, è
il terzo luogo più sacro per gli sciiti. Nella moschea,
accanto agli imam, riposano due donne venerate dagli sciiti, Hakima
Khatun, sorella del decimo imam, e Nargis Khatun, moglie di Hadi al
Askari e madre dell'imam definito il Mahdi, il dodicesimo imam della
tradizione sciita, secondo cui vive nascosto e tornerà per
liberare gli sciiti dalle persecuzioni delle quali si ritengono
vittime dopo la scissione nel cuore dell'Islam.
Paura e violenza. “Ero vicino al mausoleo quando ho
udito enormi esplosioni che hanno causato una nuvola di polvere che
ha ricoperto tutto il quartiere”, ha raccontato un testimone
oculare a un'agenzia di stampa irachena, “mi sono avvicinato in
modo da scorgere il mausoleo, e ho visto che un minareto era per
terra. Sette minuti dopo è avvenuta un'altra esplosione e il
secondo minareto è crollato”. Finora non ci sono notizie di
vittime. In città è stato imposto il coprifuoco a tempo
indeterminato e l'ayatollah sciita radicale Moqtada al-Sadr ha
proclamato tre giorni di lutto nazionale.
“È stato un atto terroristico,
il secondo contro questo mausoleo. È un'azione terroristica il
cui fine è fare scoppiare le violenze confessionali”, ha
dichiarato il responsabile religioso sciita Saleh al Haidari,
commentando le esplosioni.
"Una bruttissima notizia, per
tutto il Paese", ha commentato laconico il governo iracheno, che
ha garantito di essere già sulle tracce degli autori
dell'attentato. Oggi come un anno e mezzo fa, i sospetti si addensano
sui gruppi armati vicini ad al-Qaeda. Tra i due attentati però, è
continuato a scorrere molto sangue. Squadre della morte sciite, con
ottimi appoggi al ministero dell'Interno di Baghdad, si sono
macchiate di massacri quotidiani, e la vendetta dei sunniti non si è
mai fatta aspettare. L'unica differenza rispetto al 2006 è
questa quindi, ma la reazione degli sciiti non si farà
attendere.