Il governo investe milioni di euro nella lotta alla povertà per placare il malcontento
Quasi la metà dei peruviani
vive sotto la soglia di povertà, ossia con meno di due dollari al giorno. Di
questi, cinque milioni,
su una popolazione di 28, vivono in situazioni drammatiche, con meno di 30 dollari
al mese. Il Fondo di Cooperazione e
sviluppo del governo peruviano ha stabilito che questa gente
vive in indigenza
estrema, denutrizione cronica, analfabetismo e carenza dei servizi di
base, ovvero senza elettricità, senza servizi igenici appropriati e non può avere
accesso all'acqua
potabile. Un quadro che ha portato il governo di Alan Garcia a
investire soldi ed energia, sfruttando la crescita economica ormai
stabilitasi al 7 percento, nel tentativo di risollevare le sorti del
paese e placare il malcontento.
Paure. Il risultato del 48
percento raggiunto da Ollanta Humala, acerrimo nemico di Garcia e del
suo partito alle ultime elezioni, ha fatto capire all'élite
politica di sempre che i peruviani sono arrivati a un livello di
sopportazione talmente allarmante da mettere a rischio le loro poltrone.
“Humala non è tagliato per occupare una posizione politica
solida, non ha formazione, ha a mala pena letto un paio di libri",
ha spiegato il primo ministro Jorge de Castillo. Lui come persona
è superato, quello che non è superato è il
fenomeno di impazienza sociale che lo ha portato così in
alto”. Da qui la linea realistica del governo, il quale ha deciso
di combattere seriamente la causa prima di tanta insoddisfazione. Ha
quindi inaugurato due metodi per combattere la povertà
endemica: trasferire ai governi regionali e locali 16 milioni di
soles (circa 4 mila milioni di euro) da investire in infrastrutture e
in aiuti sociali, e inaugurare il Programma
Crecer
(Crescere), che unito a quello minerario di solidarietà
con il popolo lanciato a dicembre, interverrà su 600 mila
famiglie, ossia su 3milioni di persone, di cui un terzo bambini.
Decentramento.
“Mai nella storia del Perù e del decentramento
sono stati trasferiti tanti soldi liquidi ai governi regionali come
quest'anno”. Dietro ai toni trionfanti che il presidente della
Repubblica ha usato nell'annunciare il passaggio di denaro agli enti
locali, c'è però un'iniziativa che ha tutti i presupposti per
portare miglioramenti concreti, in particolare nelle regioni più disagiate
quali Ancash, Cajamarca, Tacna, Moquegua, Pasco e Cusco.
Dei 16 milioni di
soles stanziati, un quarto, equivalente a un milione di euro,
proviene dagli introiti del settore minerario, il
trascinatore dell'economia peruviana. Il paese andino è
infatti il primo esportatore di argento e il terzo di rame, stagno e
zinco. Nel 2006, l'esportazione ha prodotto 11 mila milioni di euro. Da
qui l'idea di attingere da questo settore anche per far progredire la
società, in modo che il boom economico, registrato sul 7
percento, si trasformi in sviluppo sociale.
Un Programma per crescere. Ma le miniere non
portano soldi solo grazie al governo. Da dicembre è stata
inaugurata un'iniziativa a cui hanno aderito 43 delle imprese
minerarie più grandi del Perù, le quali volontariamente
hanno deciso di destinare il 3,75 percento degli utili annuali alle
zone più degradate delle Ande. Un fondo che tocca dunque una
somma pari a 200 milioni di euro all'anno, da tramutarsi in sostegno
per circa 200 mila famiglie. È su questa scia che l'Esecutivo
ha ideato il programma
Crecer, nel quale investirà 400
milioni per un totale di 600 milioni e 600 mila famiglie assistite.
Questo significa 3 milioni di persone, di cui 1 milione di bambini
che, se tutto andrà come dovrebbe, non soffriranno più
la fame. La filosofia è: “Se cresce il bambino, cresce la
famiglia e cresce così anche il paese”, parola del primo
ministro.
Ridurre l'indice di
denutrizione cronica di cinque punti entro il 2011 è
l'obiettivo di Garcia, che si traduce in prestare più
attenzione alle madri e ai minori di 5 anni, lanciare una campagna di
vaccinazioni e moltiplicare controlli medici.
Dunque, il fantasma di
Ollanta Humala sta spingendo persino uno dei più
discussi presidenti della storia del Perù, com'è Alan
Garcia - al suo secondo mandato e con una prima esperienza piena di
falle e gravi scivoloni - ad agire in nome dei più poveri e per
i più poveri.