Cina, la testimonianza degli scrittori del Pen internazionale sulle persecuzioni avverso i dissidenti
scritto per noi da
Emanuele Bettini
Che cosa pensano gli Occidentali quando guardano alla Cina e vanno a prenotare
un viaggio a prezzi stracciati, perché la borsa della spesa si svuota sempre di
più? Pensano alla Grande Muraglia, all’Esercito di Terracotta, a Pechino capitale
mondiale del boom economico, capace di contrastare gli Usa. Qualcuno più erudito
ricorda anche la Lunga Marcia di Mao e la Banda dei Quattro, sperando poi di vedere
anche Hong Kong, vittima illustre della nuova politica cinese, la città che ha
leggi diverse, vero Stato nello Stato. E se si vuol parlare di Hong Kong, ricordiamo
il film di Henry King del 1955: “L'amore è una cosa meravigliosa”; una pellicola
strappalacrime che ha fatto piangere milioni di giovani. C’è una battuta romantica
nel film, quando i due protagonisti sono a cena al ristorante: “La luna che si
vede ad Hong Kong è la più grande del mondo”. Un bel quadretto per abbandonarsi
tra le braccia di un Estremo Oriente pieno di fascino e nostalgie.
La realtà. Ma la Cina moderna non è più quella della guerra di Corea. Oggi è la Grande
Potenza che strizza l’occhio all’Europa e che allo stesso tempo, viola i diritti
umani, reprime, esegue condanne capitali, interviene negli affari religiosi della
Chiesa di Roma nominando vescovi e sacerdoti in contrapposizione al Vaticano.
E’ il paese con la diga più grande del mondo e che è pronto alla guerra batteriologica.
E’ il paese che ha il maggior controllo di internet e dove si applica anche la
tortura. Ogni anno vengono arrestati migliaia di dissidenti. Non si può fare
il quadro esatto della situazione, ma ci si trova ad affrontare l’emergenza. Le
condanne a morte sono circa tremila l’anno e altrettanti in difetto sono gli scomparsi.
Rèportères Sans Frontiéres, il P.e.n. Internazionale, Amnesty International e
tutte le associazioni umanitarie si chiedono come Pechino possa affrontare le
Olimpiadi del 2008 senza dover rendere conto di quanto accade.
La Dichiarazione Universale dei diritti dell'Uomo e la Carta Olimpica vengono
violate abbondantemente. Rsf ha indirizzato un appello direttamente al presidente
del Cio (Comitato Internazionale Olimpico) Jacques Rogge, chiedendo la garanzia
del rispetto della libertà d'espressione e d'informazione. Come reagirà il Governo?
Controllo su Internet. Il controllo dell’informazione è totale. I sistemi di sicurezza intervengono
all’interno del sistema telematico, individuando chiunque scriva articoli o conceda
interviste al di fuori del territorio. Yu Zhang, Segretario del Centro Pen della
Cina Indipendente, con sede in Svezia, ha condotto uno studio approfondito che
merita una riflessione.
“Al momento - scrive Zhang - il segno più evidente dell’attività della Cyber
Polizia in Cina sono
i controlli degli Internet Café dove più di un quarto degli Internauti svolge
le loro principali attività, mentre più di un terzo lo fa da casa. Per impedire
alla Cyber Polizia di scoprire la loro identità, molti individui sono soliti ricevere
e inviare informazioni non gradite al governo, dagli Internet-cafè dove nessun
Id è richiesto. Dal 2003, tuttavia, sempre più autorità locali hanno imposto agli
Internet-cafè di chiedere a tutti i loro clienti di registrare un reale Id per
le attività online. Nel 2004, quasi la metà dei 200mila Internet-cafè in Cina
sono stati chiusi dalla polizia per vari motivi, mentre gli altri hanno dovuto
installare nei loro sistemi un software di sorveglianza per seguire i movimenti
online degli utenti, per tenere un registro di nomi e indirizzi e, cosa più importante,
permettere alla polizia di eseguire un monitoraggio centrale a distanza e controllare
i loro movimenti su Internet”.
Perseguitati. Yu Zhang così sintetizza la persecuzione di scrittori e giornalisti: “La Cina
è attualmente il più grande paese totalitario del mondo con il più grande
numero di scrittori in prigione, stimati a centinaia fin dal movimento prodemocratico
del 1989, per non contare quelli imprigionati dal 1949. Benché la protezione dei
diritti umani sia stata inclusa nella Costituzione nel marzo 2004, la Cina non
ha ancora ratificato la firma dell’Accordo Internazionale sui Diritti Civili e
Politici del’'ottobre 1998. In anni recenti, il diritto alla libertà di espressione
è stato continuamente represso nel Paese, dalla capitale Pechino fino alle province
interne di Sichuan e Hunan, dalle Regioni Amministrative Speciali di Hong Kong
e Macao alla Regione Autonoma del Tibet, Xinjiang e la Mongolia Interna. A seguito
della stretta sugli Internauti, le autorità cinesi hanno aumentato la persecuzione
dei blogger (cyber-dissidenti) e imprigionato più di 80 scrittori e giornalisti,
secondo gli incompleti dati raccolti dalle organizzazioni per i diritti umani.
Il Centro Pen Cinese Indipendente (Icpc) ha documentato i casi di 67 individui.
Di essi, 43 sono ancora in prigione, mentre 24 sono stati liberati dal 2004.
Testimoni. Significativa è l'intervista rilasciata dallo scrittore dissidente Qing Zhou
in occasione della sua partecipazione alla Cattedra dei diritti Umani organizzata
dal PEN Italiano nel 2006:
“E’ negli ultimi 17 anni, dal Massacro del 4 giugno 1989 (Piazza Tienammen),
che questo terrorismo di Stato si è fatto sempre più minaccioso, a tal punto
da alterare l'intero popolo cinese. Il terrorismo di Stato agisce come un portatore
di virus...
Ai prigionieri venivano inflitti vari tipi di tortura. Nessuno può, in una società
nomale e razionale, immaginare la brutalità di quei trattamenti. Uno di questi
veniva chiamato ‘vaccinazione’, e si utilizzava in estate. Si trattava di fare
un taglio sul braccio della vittima, e quindi inserirvi molte pulci, cimici e
pidocchi. Dopo qualche giorno, la vittima era ‘vaccinata’, con una ripugnante
protuberanza che sembrava un pomodoro. Ma con dentro centinaia di cimici in movimento...” Riuscirà la Cina a superare la sfida democratica del terzo millennio?