Combatterà in Birmania in difesa dei Karen. Ma con una ferocia sanguinaria senza precedenti
A febbraio 2008 uscirà nelle sale cinematografiche il quarto
episodio della saga di Rambo. Inizialmente doveva intitolarsi “Rambo IV: La
perla del cobra”, poi la casa di produzione ha optato per un meno evocativo nome
e cognome: “John Rambo”.
In Birmania a difesa
dei Karen. L’ormai anziano reduce del Vietnam John Rambo conduce una vita
tranquilla a Bangkok, in Thailandia, lavorando come fabbro. Un gruppo di
missionari cristiani chiede il suo aiuto per raggiungere via fiume il confinante
Myanmar (ex Birmania), dove devono andare a portare soccorso ai villaggi della
minoranza Karen colpiti dall’ennesima offensiva genocida del brutale regime
militare birmano. L’ex marine rifiuta. “E’ una zona di guerra” risponde senza
alzare gli occhi dall’incudine, lasciando intendere di averne avuto abbastanza.
Così i missionari partono da soli ma, una volta a destinazione, vengono rapiti
dai
soldati birmani del sadico maggiore Pa Tee Tint. A questo punto Rambo non può
tirarsi indietro e parte per l’ennesima missione di salvataggio della sua vita,
vendicando con una violenza estrema le barbarie commesse dai militari birmani
contro i Karen.
Il Rambo più violento
della storia. “Se vi aspettate un film estremo, Rambo IV riscriverà il
significato di violento nel vostro vocabolario personale”.
Così il superdopato Sylvester Stallone – che prima dell’inizio
delle riprese era stato fermato in Australia per possesso di ormoni proibiti –
ha
presentato la sua prossima pellicola, stuzzicando il pubblico più giovane e assetato
di sangue e superviolenza. Un tipo di pubblico che non rimarrà certo deluso a
giudicare
dal tralier già
visibile
su You Tube: sequenze splatter in cui Rambo, in preda a una disgustosa furia
macellaia, decapita, sgozza e squarta tra fiotti di sangue e sventagliate di
mitra.
Questo film avrà forse il merito di portare all’attenzione
del grande pubblico il dramma dei Karen e della altre minoranze birmane che da
decenni vengono perseguitate dal regime di Yangon.
Ma di certo, come riconosce lo stesso Stallone, contribuirà
a innalzare sensibilmente il tasso di assuefazione alla violenza di decine di
milioni
di giovani spettatori.