Ancora una volta il Messico si ritrova a dover fronteggiare l'emergenza sabotaggi
Diverse violente esplosioni di natura dolosa hanno interessato nella mattina
di lunedì alcuni tratti del gasdotto di proprietà della Pemex (Petroleos Mexicanos)
nello stato di Veracruz, nel sud del Paese. Nessuna vittima accertata e solo pochi
danni materiali, ma l'incubo attentati adesso è sempre più presente. Dall'India,
dove si trova in visita ufficiale, il presidente messicano, Felipe Calderon, ha
detto: “Il mio governo e tutto il Paese rifiutano energicamente tutti gli atti
di violenza e chi li propone e mette in atto”.
Il sabotaggio ha interessato diversi punti della rete di distribuzione del gas
fra i municipi di Zempoala, Maltrata, Actopan e Cuitlahuac e le forze dell'ordine
hanno dovuto evacuare come misura di sicurezza almeno 12.000 persone. I pompieri,
aiutati dagli uomini della protezione civile, hanno dovuto lavorare non poco per
domare le fiamme scaturite dalle esplosioni.
Nel frattempo Calderon ha fatto sapere di essere preoccupato per gli eventi che
“attentano alla democrazia”.
La rivendicazione. " Assumiamo la responsabilità delle esplosioni nei gasdotti della Pemex a Veracruz
e Tlaxcala. Pretendiamo inoltre prove che i nostri compagni detenuti e scomparsi
a Oaxaca siano in vita. Le nostre azioni politico -militari proseguiranno fino
a quando sarà presentata una prova in vita dei nostri compagni".
Sarebbe dunque una certezza che sia stato il gruppo guerrigliero denominato Ejercito
Popular Revolucionario a compiere gli attacchi. L'impressione che fosse stato
l'Epr era, del resto, evidente già da subito. Già nel luglio scorso due attacchi molto simili a quelli avvenuti lunedì avevano
interessato due stati centrali del Paese ed erano stati rivendicati dell'Epr,
che chiedeva insistentemente la liberazione di due suoi militanti detenuti dal
maggio scorso a Oaxaca.
Nonostante non si possano dare cifre certe, pare che gli attentati abbiano causato
alla compagnia petrolifera nazionale danni per cento milioni di dollari.
Gas ed economia. I continui attacchi ai gasdotti possono in qualche modo contribuire all'innalzamento
dei prezzi del gas? “Beh, direi che non influisce per nulla – dice l'ingegnere
Riccardo Varvelli professore di ruolo presso il politecnico di Torino – considerando
che un solo gasdotto rappresenta una quantità modesta rispetto alla quantità mondiale
di produzione e di trasporto di gas. Per questo mi sento di dire che non avrà
nessun tipo d'influenza sull'aumento dei prezzi. Purtroppo, però, attacchi come
quelli che avvengono in Nigeria, Iraq o Indonesia, più verso gli oleodotti che
verso i gasdotti generano “emozione” e quindi creano influenze deleterie sul commercio
internazionale. L'aumento dei prezzi in questi casi nulla ha a che vedere con
la mancanza di fornitura di petrolio. Diciamo che è una reazione di carattere
emotivo".