19/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Ue si accorda per la fornitura di tecnologia alla Libia. Da usare contro i diritti dei migranti
"Abbiamo ottenuto oggi il mandato per andare avanti sulla fornitura di materiale alla Libia per un sistema di sorveglianza elettronica delle sue frontiere meridionali". Lo ha detto ieri il ministro degli Interni italiano, Giuliano Amato, al termine del Consiglio Ue Affari Interni.

migranti in libiaAccordo Ue - Libia. "L'accordo era stato firmato dalla Commissaria alle relazioni esterne e alla politica europea di vicinato, Benita Ferrero-Waldner, e dal vice ministro degli esteri libico, Abdullati Abrahim Al Obeidi, subito dopo la soluzione del caso delle infermiere bulgare", ha ricordato Amato, "nella 'clausola 5' l'Unione si impegnava a fornire e montare alla Libia un sistema di sorveglianza elettronico della frontiera sud".
Tutto questo avviene mentre le testimonianze di chi continua a sbarcare in Sicilia, raccolte recentemente addirittura dal New York Times, confermano i gravissimi abusi commessi dalle autorità libiche ai danni dei migranti. Arresti arbitrari, detenzioni senza processo, per mesi, in condizioni degradanti e disumane, episodi di pestaggi e torture, esecuzioni sommarie, violenze sessuali, rimpatri di rifugiati politici ed espulsioni in pieno deserto, alla stessa frontiera sud, la stessa che l'Europa adesso si impegna a sorvegliare per avere in cambio l'accesso delle pattuglie Frontex (la forza congiunta di pattugliamento dei confini dell'Ue) in acque libiche. Tutte accuse ampiamente documentate dalle testimonianze raccolte dai rapporti di Human Rights Watch (disponibile anche in inglese, francese e arabo), di Afvic e nel libro "Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel Mediterraneo".

migrante soccorso in mareNessun rispetto, nessun diritto. Tutto questo avviene mentre a Misratah, in Libia, continua il calvario degli oltre 600 eritrei detenuti da oltre un anno, con donne e bambini, nonostante almeno 160 di loro siano rifugiati riconosciuti dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Acnur). Se le 600 persone saranno rimpatriate, come tutto fa presagire, rischiano carcere e torture.
Il governo eritreo è accusato di gravi violazioni dei diritti umani da Amnesty International, Human Rights Watch, Reporters sans Frontières, Nazioni Unite e dalla stessa Unione Europea.
Nonostante il patto di non belligeranza firmato congiuntamente da Eritrea ed Etiopia ad Algeri, nel 2000, lo stato di guerra di fatto tra i due paesi continua dal 1998. Ragazzi e ragazze, raggiunta la maggiore età, sono obbligati alla coscrizione militare a tempo indeterminato e i disertori sono puniti col carcere. Nel giugno 2005, sono stati fucilati 161 tra ragazzi e ragazze, accusati di diserzione. Negli ultimi mesi la polizia eritrea sta procedendo agli arresti, ad Asmara, dei familiari dei giovani fuggiti dall'esercito. Le famiglie sono costrette a pagare somme ingenti per evitare il carcere.

il colonnello gheddafi, al potere in libia da quasi 40 anniRispediti all'inferno. Vengono inoltre perseguitati giornalisti, obiettori di coscienza, uomini politici e leader religiosi. Una sorte a cui sono scampati i 2.589 eritrei sbarcati lungo le coste siciliane nel 2006. Il 12 percento dei 22.016 cittadini stranieri sbarcati in Italia lo scorso anno, il 20,8 percento dei 10.438 richiedenti asilo dello stesso periodo. La Libia ha già rimpatriato eritrei, nel 2004 e nel 2006, anche su un volo pagato dall’Italia (nel 2004, 109 passeggeri, secondo un rapporto Ue). Il 27 agosto 2004 un aereo partito da Tripoli per rimpatriare 75 eritrei venne dirottato dagli stessi a Khartoum, in Sudan: 60 dei 75 passeggeri vennero riconosciuti rifugiati politici dall’Acnur. In patria avrebbero fatto la fine dei 223 espulsi, tra settembre e ottobre del 2002, da Malta: trattenuti prima nella prigione di Adi Abito, in seguito a un tentativo di fuga, vennero trasferiti nel carcere di massima sicurezza di Dahlak Kebir, e alcuni vennero uccisi. Speriamo almeno che se ne riesca a discutere nella sessione plenaria sull'immigrazione del Parlamento europeo, in programma a Strasburgo il 26 settembre prossimo.
La schizofrenia è tale che la stessa Unione europea che finanzia la Libia per impedire che gli eritrei, tra gli altri, sbarchino sulle coste siciliane, il 18 settembre 2007 "deplora fortemente" le "gravi violazioni dei diritti umani" in Eritrea.
 
Gabriele Del Grande*
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