28/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



PeaceReporter oggi cambia colore. Si veste di rosso. Per sostenere, comunque, chi sceglie la nonviolenza anche in una situazione in cui rimanere nonviolenti non è facile. In Birmania, Myanmar come la chiama il regime, la polizia e l'esercito sparano contro le folle. Sparano contro i monaci che protestano contro un regime oppressivo pagando con la loro vita la scelta - non facile per dei religiosi - di scendere in piazza a sostegno di un popolo oppresso.
 
Non è necessario aggiungere parole di sdegno o di solidarietà. Basta vedere le pagine del nostro quotidiano per comprendere la nostra linea editoriale.
Forse qualche parola andrebbe spesa sulle Nazioni Unite, rese incapaci di intervenire, ancora una volta, per risolvere quelle situazioni di crisi per occuparsi delle quali gli estensori della Carta dei diritti hanno creato quell'Assemblea. Poche parole per certificare un fallimento, dovuto come al solito al prevalere degli interessi economici o strategici sul valore delle vite umane. 
Del resto, fino a che le Nazioni Unite continueranno ad essere governate dai più grandi esportatori di armi del mondo (Cina, Usa e Russia soprattutto, ma anche Francia ed Inghilterra non scherzano) e dai più voraci divoratori delle risorse naturali del pianeta, semplicemente non potranno funzionare. E stupisce che chi si autodefinisce movimento della pace, nel nostro paese, non se ne sia accorto e si accinga a santificare una istituzione tanto compromessa.
 
Per non parlare di quel deserto politico che è l'Europa, ancora una volta più che latitante nello scenario internazionale. E, ovviamente divisa tra chi in Myanmar ha pozzi di petrolio e chi in Birmania non ha interessi, non riesce che a balbettare qualche parola sull'avvio di uno studio di nuove sanzioni. Che speriamo arrivino quando il popolo birmano, da solo e pacificamente, si sarà liberato del regime.

Maso Notarianni

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