Gambari snobbato dalla Giunta. Monaci: sciopero della fame
di gianluca Ursini
Ibrahim Gambari Un Evitato speciale Onu. Finora infatti il diplomatico nigeriano cui il segretario
delle Nazioni Unite Ban Ki Mun ha affidato il compito di trovare una soluzione
concordata alla carneficina birmana, ha soltanto incontrato la pasionaria della lotta alla Dittatura, Aung San Suu Kii. Ieri ha avuto per oltre un'ora
uno scambio di opinioni con ‘The Lady’, come viene benevolmente chiamata dai birmani . E' la prima volta in un anno
che a uno straniero veniva permesso di parlare con la premio Nobel per la Pace
1991. Gambari è arrivato sabato e ha già incontrato il primo ministro facente
funzione del governo fantoccio dei militari, il Consiglio per la pace e lo sviluppo (Council for Peace and Development), oltre ai ministri degli Esteri e alla (dis)Informazione. Ma non è ancora riuscito
a parlare con chi conta davvero, i due capi della Giunta militare (14 generali)
che comanda davvero il paese dalle proteste del 1988. Il generale Than Shwe e
il suo vice generale Maung Aye (al quale voci artefatte attribuivano la volontà
di non reprimere nel sangue la rivolta dei monaci) avevano finora rifiutato di
affrontare la realtà e l’inviato Onu, al quale non potrebbero negare il sangue
di cui si sono macchiati finora. Un comunicato del ministero dell'informazione
della dittatura ora dice che Gambari potrà incontrare il numero uno della Giunta.
Non si sciopera “Non c’è stato nessuno sciopero generale oggi – dice per telefono a PeaceReporter un dissidente in costante contatto con i manifestanti a Rangoon e nel resto
del paese – era una strategia degli studenti per disperdere le truppe della dittatura,
e poter continuare la tattica ‘mordi e fuggi’ che ha caratterizzato gli scontri
degli ultimi giorni".
Diverse città in marcia “Ma le proteste non si sono fermate nel resto del Paese – ha detto la nostra
fonte – la più grande è in svolgimento a Maungdaw; sulla costa di Arakan vicino
il confine bengalese. Al momento ci sono tra i 3 e i 4mila monaci che guidano
le proteste in quella città, dove ancora si vedono pochi militari e i monasteri
non sono stati bloccati”. Altre grandi manifestazioni riguardano Pakokku, (dove
il 5 settembre era scattata la prima scintilla della proteste, ndr) e a Kwaukpadaung,
centro importane nella regione di Mandalay” rivela la nostra fonte che ha un aggiornamento
costante da diverse città. Magwe ( a sud) e altri centri hanno visto dispiegati
migliaia di soldati, difficile scendere in strada – spiegano da
Democratic Voice of Burma, organo dei dissidenti in esilio, fornendo però notizie di nuove agitazioni:
“Sappiamo di una manifestazione molto imponente che l'esercito non sta riuscendo
a reprimere a Bogu, nel sud del Paese vicino la Thailandia”.
Schiavi in casa propria Già, i monasteri. Da giorni ormai in Birmania è uno spettacolo normale vedere
i religiosi messi sotto ‘assedio’ dai militari nei loro stessi monasteri. La
Alleanza di tutti i monaci buddisti birmani (All Burmese buddhist monks Alliance)
ha proclamato lo sciopero della fame in tutti i monasteri di Mandalay, "fin quando
i militari non si scuseranno". Tutti i maggiori conventi della seconda città del
Paese sono sotto assedio, soprattutto quello di Myadaung, da dove era partita
l’idea di dichiarare lo sciopero della fame. "Tutti i monasteri di Rangoon sono
invece sotto assedio – spiegano i dissidenti – in tutto un centinaio, anche se
alcuni sono piccoli: diciamo che i più importanti sono una quarantina".
Aumentano gli arrestati "Al momento abbiamo incrociato i nostri dati degli ultimi giorni – spiegano da
Oslo, dove si trova la redazione di DvB – e ci risultano oltre 6mila arresti, di cui quasi 3mila sono monaci. Questo
nella sola ex capitale Rangoon, dove oramai non ci sono più religiosi rimasti
in libertà che possano guidare la protesta". Nelle ultime due notti ci sarebbero
stati davvero pochi arresti nella principale metropoli, dovuto al fatto che la
resistenza lì è stata piegata, come ci ha spiegato un contatto diretto di PeaceReporter a downtown Rangoon.
Cadaveri cremati "Abbiamo ricevuto conferme da diverse fonti che ai familiari non viene permesso
di vedere i cadaveri dei morti dei giorni scorsi – conefrmano a PeaceReporter da Oslo -Nemmeno i parenti dei feriti negli ospedali possono entrare in contatto
con i loro cari (notizia già confermata a PeaceReporter dai nostri giorni dal
nostro contatto diretto, ndr) e diverse persone sostengono di aver saputo che i cadaveri vengono bruciati per
non lasciare traccia. Lo dicono voci trapelate dal crematorio della città, che
sarebbe molto attivo in questi giorni".
Monaci ai lavori forzati "Adesso i nostri contatti a Rangoon rifeirscono – sostengono gli esiliati – che
i monaci arrestati sono stati divisi tra diverse carceri, e che per loro si preparano
i campi di lavoro forzato. Il più famiegrato negli anni della dittatura è quello
di Kabaw; sta nel Nord vicino il confine Indiano. Kabaw ha una fama terribile:
il peggiore lager per condizioni di assenza di acqua potabile, di cibo e privazione
di sonno. Ma è possibile che giri questo nome proprio in virtù della pessima fama
di quel posto. E’comunque molto probabile, visto che parecchi lo confermano, che
gli arrestati dei giorni passati stiano per essere destinati ai lavori forzati".