Il numero due dei ribelli ugandesi potrebbe essere stato ucciso dai suoi stessi compagni
Il 22 novembre, il quotidiano ugandese New Vision, vicino al governo, ha riportato
la notizia della morte di Vincent Otti, riferita al giornale da alcuni membri
disertori del Lra. Secondo le loro testimonianze, Otti sarebbe stato ucciso, assieme
ad altri "dissidenti", lo scorso 2 ottobre da un plotone d'esecuzione, su ordine
del leader del gruppo, Joseph Kony. Sempre per ordine di Kony, il suo corpo sarebbe
stato lasciato senza sepoltura per tre giorni. La notizia è stata confermata il
30 novembre da un ufficiale disertore del gruppo.
Che fine ha fatto Vincent Otti? Il numero due dei ribelli ugandesi del Lord's Resistance Army, uno degli artefici delle trattative di pace con il governo, da alcune settimane
è sparito nel nulla. Tanto che, ieri, gli organi di stampa ugandesi lo davano
per morto, giustiziato dai suoi stessi compagni per ordine del leader storico
del gruppo, Joseph Kony. Il quale smentisce, dichiarando che il suo vice sarebbe
stato arrestato con l'accusa di spionaggio a favore del governo. Visto il peso
che Otti ha (o aveva?) nei colloqui di pace, la sua possibile morte potrebbe avere
pesanti conseguenze sulle trattative.
Morte. La notizia dell'uccisione di Otti è apparsa martedì, dopo che i mediatori di
pace sudanesi del
Sudan People's Liberation Momevent avevano denunciato la “scomparsa” del loro principale contatto nel
Lra. Una notizia confermata dall'esercito ugandese, il quale avrebbe intercettato
alcune telefonate fatte dal cellulare satellitare di Kony, in cui si parlerebbe
proprio della morte di Otti. Stando al quotidiano
Monitor, Otti sarebbe stato arrestato lo scorso 1 ottobre e giustiziato circa una settimana
dopo, assieme alle due mogli e ad alcuni comandanti a lui fedeli, presso il parco
nazionale di Garamba, nella vicina Repubblica Democratica del Congo, attuale “sede”
dei ribelli. Secondo un rapporto dell'intelligence ugandese, riportato dal giornale
New Vision, la sua morte sarebbe stata tenuta segreta da Kony per non provocare una ribellione
dei suoi fedelissimi.
La leadership del gruppo ha smentito la notizia per bocca del portavoce Martin
Ojul, secondo cui Otti sarebbe malato di colera e si starebbe lentamente riprendendo.
Una versione smentita il giorno dopo dallo stesso Kony, che ha già provveduto
a sostituire Otti nominando suo nuovo vice il comandante Okot Odhiambo, un altro
dei quattro principali leader del gruppo inseguiti da un mandato di cattura internazionale
per crimini contro l'umanità.
Screzi. Stando a quanto denunciato da tempo da molti analisti locali, negli ultimi mesi
le divergenze tra Kony e Otti sarebbero arrivate al punto di rottura, soprattutto
per la gestione dei colloqui di pace, sponsorizzati dal secondo ma invisi al primo.
Tanto che, secondo quanto riferito a
PeaceReporter dall'ex-portavoce del
Lra, Obonyo Olweny, il governo ugandese avrebbe incontrato segretamente questa estate
a Mombasa, in Kenya, una delegazione del
Lra guidata proprio da Otti, per tentare di indebolire il fronte dei ribelli spezzandolo.
“Ultimamente, Kony aveva anche scoperto che molti comandanti era più fedeli a
Otti che a lui”, riferisce a PeaceReporter Frank Nyakairu, analista ugandese che da tempo segue il conflitto, “per questo
sono convinto che Otti sia stato veramente ucciso”. Entrato nella ribellione negli
anni '80, Otti è sempre apparso come la figura più “rispettabile” tra i ribelli,
anche nei momenti più bui del conflitto, in cui le parti non avevano alcun contatto.
Trattative. Per ora, la nuova delegazione del Lra guidata da Ojul sembra cavarsela bene, visto il prolungamento della tregua fino
al 2008 raggiunto pochi giorni fa a Kampala. Attualmente, Ojul è in visita nel
nord dell'Uganda, dove ha incontrato alcuni leader locali e chiesto perdono per
le atrocità commesse in 20 anni di guerra, che hanno provocato più di 100.000
morti. Un gesto simbolico molto forte, apprezzato dalla popolazione Acholi, principale
vittima della guerra. Ma, sul lungo periodo e per la difficoltà e la complessità
delle trattative, l'assenza di Otti, data anche la fiducia che in lui riponevano
sia i mediatori che il governo ugandese, potrebbe rivelarsi un handicap pesante.
Anche perché, se la sua morte fosse confermata, significherebbe che a vincere
sono stati i “falchi”.