“Questa sentenza contro i fratelli al-Hamid dimostra che gli impegni del governo
saudita sulla difesa dei diritti umani restano solo promesse”, ha dichiarato oggi
Sarah Leah Whitson, responsabile per il Medio Oriente dell'organizzazione non
governativa Human Rights Watch (Hrw), criticando la condanna di due riformisti.
Senza libertà. La sentenza alla quale si riferisce la Whitson, emessa il 9 novembre scorso
dal giudice Ibrahim Husni della Corte di Buraida, è quella che condanna il professor
Abdullah al-Hamid e suo fratello Isa al-Hamid rispettivamente a quattro e a sei
mesi di reclusione, con l'accusa ''di incitamento a manifestare contro le istituzioni,
con il fine di sovvertirle''.
Il giudice Husni ha rincarato la dose nella sentenza, sottolineando come con
le loro azioni i due fratelli abbiano anche offeso l'Islam.
L'accusa si riferisce a una manifestazione del 16 luglio scorso, quando i fratelli
al-Hamid e centinaia di persone sfilarono davanti agli uffici del servizi di sicurezza
di Buraida, chiedendo di avere notizie dei parenti rinchiusi da mesi o anni nelle
segrete dell'intelligence saudita.
Il corteo pacifico chiedeva la possibilità d'incontrare i detenuti, di potergli
garantire assistenza legale e di ottenere processi e sentenze, per avere un po'
di chiarezza sulla sorte di tanti, troppi detenuti ingoiati dal sistema giudiziario
saudita dei quali si perdono le tracce.
Appello internazionale. Negli atti del processo a carico dei fratelli al-Hamid, è stata allegata un'intercettazione
telefonica, nella quale Rima al-Juraish, una donna che ha il marito in carcere
da due anni, si rivolge al professore di diritto islamico Abdullah al-Hamid, chiedendo
aiuto per il congiunto. Nella telefonata, al-Hamid dice alla donna di continuare
a dimostrare per i suoi diritti, e l'accusa ha presentato l'intercettazione come
un crimine molto grave. Le intercettazioni, peraltro non autorizzate, hanno portato
all'arresto della donna e dei due fratelli, accorsi in suo aiuto quando gli agenti
dei servizi di sicurezza hanno fatto irruzione nella sua casa.
“La dinamica di questo processo”, ha dichiarato la Whitson, “dimostra ancora
una volta come la magistratura saudita sia complice di queste sistematiche violazioni
dei diritti”.
Il professor al-Hamid era già finito nei guai nel 2004 e nel 2005, per aver pubblicamente
chiesto la riforma del sistema giudiziario saudita, denunciando le torture e le
condizioni inumane alle quali vengono sottoposti i prigionieri nelle carceri del
regno degli Saud.
Hrw chiede che venga esercitata una forte pressione internazionale per sostenere
il cambiamento del sistema giudiziario, ma a giudicare dal recente viaggio in
Europa del re saudita Abdullah, ricevuto con tutti gli onori, non è lecito nutrire
grandi aspettative.