Ordinamento politico: Monarchia
Capitale: Riad
Superficie: 2.149.690 Kmq (7 volte l'Italia)
Popolazione: 21 milioni; arabi 88% di cui arabi sauditi 74%, neri 1,5%, asiatici
1%, altri 9,5%
Lingue parlate: arabo
Religione: musulmani sunniti 95,7% (religione di stato), musulmani sciiti 3,4%,
Alfabetizzazione: 75%
Mortalità infantile: 50 per mille (Italia: 5,7 per mille)
Speranza di vita: 68 M, 71 F (Italia: 76 M, 82 F)
Popolazione sotto la soglia di povertà: n.d.
Prodotti esportati: petrolio, gas naturale
Debito estero: 24 miliardi di $
Spese militari: 16,3% del Pil
GEOGRAFIA
L’Arabia Saudita confina a sud con lo Yemen e l’Oman. Confina a est con gli Emirati
Arabi Uniti, il Qatar e il Bahrain. Confina a nord con il Kuwait, l’Iraq e la
Giordania. E’ separata dall’Egitto dal Golfo di Aqaba ed è bagnata a ovest dal
Mar Rosso e a est si affaccia sul Golfo Persico. Gran parte del territorio è desertico
(sabbioso al nord e pietroso al centro) e ha scarse risorse idriche. Sussiste
ancora un contenzioso con gli Emirati Arabi Uniti sui confini e con lo Yemen
accusato da Ryad di non controllare adeguatamente i confini.
SOCIETA'
La legge coranica, amministrata dai tribunali religiosi, prevede la pena di morte
per molti reati ed è presente in tutti gli aspetti della vita. Particolarmente
dura nel Paese la situazione delle donne. Sono 100 all’anno in media le pene capitali
eseguite. Le tensioni sociali sono acuite dal basso tasso di crescita economica
degli ultimi anni a fronte di un elevato tasso di natalità che genera un esercito
di disoccupati.
per saperne di più: Sull'orlo del vulcano, di Pascal Menoret, Feltrinelli editore
ECONOMIA
Fino ad adesso non sono serviti a nulla i piani di diversificazione produttiva
e il mercato del petrolio resta la fondamentale fonte di ricchezza del Paese.
Gli enormi introiti del mercato del petrolio ricadono solo sulla famiglia reale
(considerata in senso allargato fino a comprendere un migliaio di persone) arricchendola
a dismisura, ma lasciando in una situazione difficile gran parte della popolazione.
POLITICA
L’opposizione non esiste, per il semplice fatto che tutto il potere è saldamente
nelle mani della famiglia Saud. L’istituzione del Consiglio Consultivo e la decisione
di consentire l’elezione diretta dei consigli municipali sono concessioni volte
alla soddisfazione del malcontento espresso da una petizione popolare dove alcune
celebri personalità politiche, economiche e culturali del Paese si sono esposte
pubblicamente per la riforma in senso moderno dello stato saudita. La tensione
causata dall’attività delle cellule fondamentaliste porta però il governo a serrare
i ranghi dei controlli sociali e politici per timore di un rovesciamento armato.
MASS MEDIA
Sono più di cento le televisioni di origine saudita, solo che sono tutte più
o meno riconducibili alla famiglia Saud. La radio resta il mezzo di comunicazione
di massa più diffuso, ma anche qui il controllo di stato è ferreo. L’opposizione
al regime degli Saud ha sede a Londra dove ha fondato mezzi d’informazione atti
a portare a conoscenza delle opinioni pubbliche occidentali i problemi dell’Arabia
Saudita.
STORIA
Il regno dell'Arabia Saudita (dal nome della dinastia regnante, Saud) nasce nel
1932 dall'unificazione degli emirati della penisola araba, portata a termine dopo
trent'anni di guerre dal re Abd al-Aziz ibn Saud (che nel 1902 aveva conquistato
Riad con il sostegno della setta puritana islamica dei wahabiti). La famiglia
saudita basa lo sviluppo economico del paese sullo sfruttamento del petrolio affidato
alle compagnie americane. I "petroldollari" vengono investiti nello sviluppo di
infrastrutture moderne, che stridono con l'arcaicità del sistema poltico-sociale
mantenuto dai Saud, a capo di una monarchia assoluta e autocratica posta al vertice
di una piramide feudale di fedeli emiri e capitribù.
Nel 1964 sale al trono re Faysal, uomo religiosissimo che, proprio per questo
motivo, rifiuta ogni profferta d'aiuto da parte sovietica in controtendenza con
la moda socialisteggiante in voga in quegli anni in Egitto, Siria e Iraq. Ma l'alleanza
di ferro tra Riad e Washington s’incrina a causa dell'aperto sostegno americano
a Israele nella "guerra dei sei giorni" (1967), poiché la fede di Faysal significa
anche avversione verso il sionismo. In occasione del conflitto arabo-israeliano
del 1973 Faysal decide addirittura di aderire all'embargo petrolifero deciso dall'Opec
contro gli Usa e i paesi occidentali. Il conseguente aumento del prezzo del greggio
porta nelle casse della monarchia saudita un fiume di denaro tale che avvia una
fase di sviluppo per il paese, senza però effetti sui miserabili livelli di vita
della maggior parte della popolazione.
Il malcontento popolare nei confronti della monarchia cresce nel corso degli
anni '80 anche a causa della politica adottata da re Fahd (al trono dal 1982,
ma alla guida effettiva del paese dal 1975), che allaccia strettissimi rapporti
con gli Stati Uniti e avvia la modernizzazione e l'occidentalizzazione del paese.
Ciò viene visto da molti come un tradimento della fede musulmana, in particolare
dai gruppi fondamentalisti islamici (di orientamento wahabita), che diventano
i catalizzatori dello scontento delle masse più povere e tradizionaliste. Si susseguono
proteste e violenti scontri di piazza. Nel 1987 una dimostrazione di pellegrini
iraniani alla Mecca contro l'appoggio saudita e americano all'Iraq viene repressa
a colpi di arma da fuoco, causando la morte di centinaia di fedeli.
La situazione non fa che peggiorare all’inizio degli anni ‘90 quando re Fahd
concede agli Stati Uniti di trasfromare il paese nella base delle loro operazioni
militari durante la guerra contro l'Iraq, con il conseguente dispiegamento di
centinaia di migliaia di soldati americani sul territorio saudita. Per "liberare
i luoghi santi dell'Islam dalla presenza dei militari stranieri infedeli" lo sceicco
miliardario saudita di orinigini yemenite e di fede wahabita, Osama Bin Laden,
fonda un potente movimento terroristico, Al-Qaeda, che dal 1995 inizia a compiere
attentati contro obiettivi americani (sia militari che civili) in Arabia, ma anche
in Tanzania e Kenya (1998), nello Yemen (2000) e negli stessi Stati Uniti con
le stragi dell'11 settembre 2001.
La provenienza saudita di Bin Laden e della maggior parte degli attentatori delle
Torri Gemelle e gli stretti legami finanziari tra Al-Qaeda e le fondazioni religiose
saudite provocano forti tensioni tra Riad e Washington, che si manifestano con
la rottura dei rapporti culturali e finanziari (non commerciali e petroliferi)
tra i due paesi e culminano con il rifiuto saudita di concedere di nuovo agli
americani l'uso delle basi nella seconda guerra contro l'Iraq. Ma gli atti terroristici
di Al-Qaeda contro la presenza americana non si fermano.
Negli ultimi anni il principe ereditario Abdallah (alla guida effettiva del paese
dal 1995) si è attivamente impegnato nella mediazione del processo di pace israelo-palestinese
nel tentativo di placare il malcontento popolare interno, ma l'instabilità politica
dell'Arabia Saudita si manifesta in maniera sempre più esplicita.
Dal maggio del 2003, quando quattro autobomba provocano la morte
di 35 persone e il ferimento di altre 200, sono centinaia le vittime di
una guerra strisciante e non dichiarata tra i fondamentalisti e i corpi
speciali fedeli (anche economicamente) alla monarchia saudita. La
società civile preme per delle riforme strutturali della monarchia
assoluta più rigida del mondo. A febbraio del 2005, per la prima volta
nella storia del Paese, si sono tenute elezioni amministrative. La
pressione sulla famiglia Saud resta forte e la protezione degli Stati
Uniti sembra ormai venuta meno. Il 31 luglio 2005,dopo una lunga
malattia, è morto re Fahd, il quinto monarca della storia del Paese.
Sul trono dell'Arabia Saudita e della dinastia Saud sale il fratello e
principe reggente,da anni vera guida del paese, Abdullah.