
Il sindaco di Mogadiscio, Mohamed Dheere, ha vietato ai
media locali di riportare notizie sui combattimenti tra forze governative e
ribelli islamici e sull’esodo dei civili che continuano a scappare dalla
guerra. Vietate anche le interviste agli esponenti della ribellione e dei
movimenti islamici antigovernativi, compresi quelli in esilio in Eritrea.
Il governo somalo sostenuto dall’Etiopia e dall’Occidente
accusa i giornalisti locali di fare propaganda per i ribelli riportando notizie
che esagerano gli effetti dei loro attacchi e dando voce ai proclami dei loro
rappresentanti.
Per questo, nei mesi scorsi, molte emittenti radio e giornali sono stati chiusi
dalle autorità, diversi giornalisti sono stati arrestati, alcuni anche
minacciati di morte o assassinati da ignoti.
Le organizzazioni locali per i diritti umani giudicano “intollerabili”
e “oppressive” queste direttive, oltre che in contrasto con la Costituzione provvisoria
del governo di transizione somalo e con i trattati internazionali che questo ha
sottoscritto.
Gli scontri armati a Mogadiscio hanno causato centinaia di
morti negli ultimi mesi, e provocato la fuga di oltre mezzo milione di civili.