14/12/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Contratto record per il petrolio iraniano. Esclusiva per il gas birmano. Pechino sfrutta gli embarghi altrui
scritto da gianluca Ursini
 
campo petrolifero di PetroChina a Danqin, ManciuriaMentre la diplomazia statunitense usa il potere commerciale di embargo come leva per la sua politica estera, il suo maggiore competitore (in potenza), sfrutta abilmente i vuoti lasciati dalle politiche sanzionatorie. La Cina ha infatti concluso nell'ultima settimana due accordi nel settore idrocarburi di fondamentale importanza, legandosi a nemici di Washington in cerca di partner.
 
 
  
logo SinopecMyanmar Sinopec, maggiore azienda statale nel settore idrocarburi, si è aggiudicata, con la sudcoreana Daewoo, lo sfruttamento del più grande giacimento di gas birmano a Shwe, battendo la concorrenza indiana e francese. Il valore totale è di 218 miliardi di metri cubi di gas. L'accordo è stato trattato dalla Daewoo direttamente con il regime birmano, ma a trarne beneficio saranno i cinesi, che adesso accelereranno per la costruzione di un oleodotto verso il loro confine meridionale. Sono previsti 80 milioni metri cubi di gas al giorno verso il Myanmar. Secondo la ong Human rights watch nel 2006 la dittatura birmana ha guadagnato 2,16 miliardi di dollari dalle rendite del gas, pari a metà del totale delle esportazioni nazionali. I maggiori concorrenti della Sinopec-Daewoo per l'asta erano la società statale indiana e la Total francese. Il fabbisogno di gas indiano aumenta vertiginosamente: tra 15 anni sarà di quasi 400 milioni di metri cubi quotidiani.
 
da sinistra, il presidente Sinopec Zhu  Baixiu, il ministro iraniano Gholahossein Nozari e il suo viceIran Due miliardi di dollari annui di rendita per Teheran, per una riserva totale pari a 3,2 miliardi di barili. Utilizzo esclusivo del campo di Yadavaran, al confine iracheno, riva destra del fiume Shatt el Arab, forte di una proiezione da 185mila barili giornalieri fino al 2014. Questo l'annuncio congiunto dato da Sinopec, nella persona dell'amministratore Zhu Baixiu, e dal ministro per l'energia iraniano Gholam Hossein Nozari a inizio settimana. SinoPec si inserisce qui in un gioco diplomatico ben più complesso delle semplici sanzioni chieste da Washington contro il nucleare di Teheran. I persiani usano contratti come questi anche per mettere pressione ai loro partner storici, che iniziano a tentennare sotto gli ammonimenti americani. Come la francese Total, che già sta per essere scalzata dai cinesi in Myanmar, e che ha ricevuto un ultimatum dagli iraniani. Entro il giugno 2008 si deve passare dal contratto preliminare all'accordo di sfruttamento definitivo per 'Pars sud', il maggiore giacimento mondiale di gas naturale, sul Golfo, sud di Busherh, all'altezza del Bahrein. Altrimenti i francesi faranno la fine dei giapponesi Inpex: dietro le pressioni degli Esteri di Washington, si sono ritirati dall'impegno a sfruttare Azadegan, maggiore giacimento persiano di petrolio. Sono stati prontamente rimpiazzati da Sinopec. Ai quali la politica sanzionatoria di Washington deve sembrare favolosa. Finchè ci saranno nemici degli Usa in giro per il mondo, però: le proiezioni della università John Hopkins danno il petrolio iraniano in esaurimento per l'anno 2014.
 

Gianluca Ursini

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