13/09/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Eni guida il progetto per il più grande affare degli ultimi 30anni, ma il governo kazako alza la posta
"E' il più grande giacimento di petrolio scoperto nel pianeta dagli anni '60", assicura il ministro kazako per l'energia Sauat Minbaiev. L'affare del secolo per le compagnie petrolifere, sul quale si è precipitato il cane a sei zampe dell'Eni. Che ha costituito un consorzio di sfruttamento nel quale partecipano tutte le 'sette sorelle' petrolifere mondiali, da Shell a ExxonMobil a Total (ognuna con un 18 percento di quota, pari a quella Eni) alla giapponese Inpex all'americana ConocoPhillips e in percentuale minore (solo 8 percento) la compagnia petrolifera statale kazaka, la KazMunaiGas. Adesso, però, i padroni di casa vogliono passare all'incasso, o per dirla con le parole del primo ministro cosacco Karim Masimov, "visto il lievitare dei costi che sta facendo pendere la bilancia dei pagamenti a sfavore del governo kazako, la nostra compagnia dovrà conquistare una partecipazione paritaria al progetto". Che potrebbe voler dire due cose, secondo esperti d'energia contattati da PeaceReporter: o salire nel consorzio KCO al 18 percento come le grandi multinazionali, o assumere un ruolo operativo a fianco di Eni, che è capofila del progetto di estrazione e s'incarica di portare avanti la realizzazione dei pozzi.
 
paolo ScaroniIl più grande da 30 anni. In proiezione, quando il giacimento di Kashagan sul nord del mar Caspio andrà a pieno regime con un milione 300mila barili di grezzo al giorno, il Kazakhstan (il 'paese dei Cosacchi' in russo) entrerà prepotentemente nella classifica dei 10 maggiori estrattori di petrolio al mondo. Il giacimento di Kashagan da solo potrebbe assicurare più petrolio di quanto ne produca da sola la Gran Bretagna (un milione 400mila e poco più) o l'Angola, tanto corteggiata dalle compagnie cinesi (un milione 400mila barili quotidiani). "Per dare un'idea, il giacimento si estende più dell'area metropolitana di Londra, con un diametro di quasi cento chilometri, una distanza maggiore che tra Amsterdam e l'Aja in Olanda", spiegano dall'ufficio studi del cane a sei zampe.
 
primo ministro kazako MarimovCosa vuole il cosacco Ma si continua a rimandare l'inizio dello sfruttamento, inizialmente previsto per il 2005, poi spostato al 2008 e il 6 agosto, su annuncio Eni, rinviato al 2010 per avere i primi barili. "Non possiamo aspettare tanto" hanno replicato da Astana il 23 agosto, minacciando di rivedere il contratto. "Le nostre previsioni macroeconomiche di lungo periodo di crescita e di sviluppo si basavano sulle previsioni Eni" ha detto il primo ministro Marimov. In pratica, i kazaki non potrebbero reperire le risorse per costruire le infrastrutture, le scuole, le strade e gli ospedali previsti nei loro piani economici, se non va a regime Kashagan. La maggior lamentela verte poi sui costi della struttura, lievitati da 57 miliardi di dollari iniziali ai 136 dell'ultima stima.
 
presidente kazako N. Nazarbaiev"Non conviene cambiare carte in tavola" Le parole del primo ministro sono state chiare. E anche se il comunicato ufficiale dell'Eni dopo i colloqui di alto livello che hanno portato ad Astana l'ad Paolo Scaroni, parla di "trattativa aperta e improntata alla cooperazione, che ha posto le basi per una soluzione". A quanto risulta alla compagnia italiana, il numero uno Eni non è rientrato dal Kazakhstan e dovrebbe essere ancora impegnato nei colloqui, mentre dal 7 al 9 ottobre è prevista nel Paese asiatico addirittura la visita del premier Romano Prodi, per far capire l'importanza di questo giacimento per gli italiani.
Rimane da capire se gli italiani sono disposti a cambiare dei parametri del P.S.A. (Production Sharing Agreement, 'Accordo per la divisione della produzione', il contratto base per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi). "Non conviene sicuramente ai kazaki cambiare il Psa" rivelano a PeaceReporter dai palazzi di San Donato Milanese, sede Eni. " Se si lamentano di un ritardo di due anni, cambiare la struttura dell'accordo farebbe slittare di altri anni lo sfruttamento di Kashagan", Esclusa quindi la pista cinese, che molti esperti internazionali avevano ventilato, visti i sempre maggiori accordi economici che il presidente N. Nazarbaiev va stringendo ultimamente col suo omologo di Pechino Wen Jiabao.
Mentre muore la foca caspica Sembrano completamente campate in aria, poi, le accuse del ministro dell'Ambiente Nurlan Iskakov che accusava Eni di "gravi violazioni all'ecosistema del mar Caspio" dopo una moria di 350 rarissime foche del  mar Caspio in gennaio, unici esemplari di foca d'acqua dolce sul pianeta. "Eni ha sette impianti sulle rive vicino Kashagan, ma al momento non sono attivi" commentano da S. Donato, mentre si sarebbero in piena funzione parecchi stabilimenti di metallurgia kazaki in riva al mare. L'accusa rientrerebbe nella strategia di rialzo della posta kazaka, come la richiesta martedì scorso del premier di Astana di un risarcimento da 10 miliardi di dollari per i ritardi nella realizzazione del progetto. 

Gianluca Ursini

Articoli correlati:
11/09/2007 Attacco ai gasdotti: Ancora una volta il Messico si ritrova a dover fronteggiare l'emergenza sabotaggi
28/08/2007 Alla Fiera dell'Est: Il presidente Rahmon si è visto ritorcere una causa contro una company inglese: smascherati i suoi loschi affari con l'alluminio di Stato
21/08/2007 Sempre più padrone: Nelle elezioni parlamentari, il partito del presidente kazako Nazarbayev conquista 98 seggi su 98
19/08/2007 Il Vento nuovo da Bishkek: Si conclude il summit della Sco, che riunisce Russia, Cina e repubbliche dell'Asia centrale
03/08/2007 Somalia, corsa all'oro nero: La guerra civile non impedisce alle compagnie petrolifere di fare affari nel Paese
05/07/2007 La strana coppia: Il leader bolivariano Chavez e il presidente iraniano Ahmadinejad, stipulano accordi commerciali e si giurano amore eterno. Alla faccia di Washington
26/06/2007 Parenti serpenti: Rakhat Aliyev, quasi candidato presidenziale, dopo il licenziamento e l'arresto, divorzia della moglie, figlia del Presidente
26/06/2007 Petrolieri alla resa dei conti: Venezuela, la corsa all'oro nero è ormai giunta al termine e per le compagnie petrolifere multinazionali presenti nel paese sud americano è arrivato il momento di fare i conti
01/06/2007 I guerrieri del Delta: PeaceReporter intervista Cynthia Whyte, portavoce dei ribelli nigeriani del Joint Revolutionary Council
14/05/2007 I poveri di Chavez: Venezuela: propaganda e petrolio non bastano
23/04/2007 Fine di un impero: Azerbaijan, un lembo di terra posto a cuscinetto tra Russia, Georgia, Armenia e Iran, con tanto petrolio da farlo circolare nelle vene fino a farle scoppiare. Dietro questa ricchezza, coccolata da Bush, la terra sputa sangue, violazioni dei diritti umani
07/02/2007 Sudan-Cina, tutto come prima: Cresce la cooperazione economica, ma nessuna novità sul Darfur
20/02/2006 Syriana: Nelle sale il film di George Clooney mette a nudo il grande gioco
25/08/2005 La nuova Potenza: Giochi di guerra e corsa all’oro nero. La Cina esce dall’angolo e alza la testa
La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità