Il presidente della Bolivia, Evo Morales, attacca i partiti statunitensi, europei
e la destra boliviana accusandoli di complottare alle sue spalle per far cadere
il governo da lui presieduto e le riforme da lui volute.
Non fa nomi, il presidente cocalero. Non li ha mai fatti anche se l'ambasciatore
statunitense in Bolivia, Phillip Goldberg e l'agenzia di cooperazione Usaid sarebbero
nel mirino delle critiche del governo di La Paz. Nei mesi scorsi, però, il Juan
Ramon Quintana, ministro alla presidenza aveva attaccato duramente l'ex capo del
governo spagnolo Josè Maria Aznar sostenendo di essere il leader della campagna
contro i presidenti di “sinistra” in America Latina. Ma Morales ha rincarato la
dose. “Non è causale che alcuni partiti politici spagnoli, statunitensi e europei
cerchino di pianificare sistematicamente il modo per far cadere questi governi,
non solo quello boliviano” ha detto il presidente del Paese andino.
Secondo quanto affermato dal presidente boliviano la crociata contro il suo governo
sarebbe capeggiata dai settori conservatori della destra boliviana di Santa Cruz
(la provincia più ricca ed industrializzata del Paese). Non solo. Morales ha anche
affermato che la cospirazione riguarderebbe anche gli altri stati latino americani
dove è in atto un processo di cambiamento politico.