A Rio de Janeiro, la città più violenta del Brasile, una grave crisi ha sconvolto le fila della polizia militare
A Rio de Janeiro, la città più
violenta del Brasile, una grave crisi ha sconvolto le fila della
polizia militare, il tanto discusso corpo di vigilanza dispiegato per
le strade della città e spesso coinvolto in loschi episodi al
limite della legalità. Il governatore dello Stato, Sergio
Cabral, ha destituito il comandante, il colonnello Ubiratan de
Oliveira Angelo, e l'intero establishment della polizia militare, per
una concatenazione di fatti iniziati qualche giorno fa. E in tutta
risposta 45 ufficiali si sono dimessi in segno di protesta.
Alla base. Tutto è cominciato quando un
gruppo di poliziotti è stato sorpreso a rubare casse di birra
da un camion sequestrato a trafficanti di droga. Uno scandalo che ha
scatenato una manifestazione di solidarietà per il basso
stipendio degli agenti: cinquecento persone sono scese in piazza,
capitanate da decine di ufficiali e hanno sfilato per le strade della
capitale carioca, richiamando l'attenzione di tutti i mass media.
Un comportamento che non è
piaciuto alle autorità e tanto meno al governatore Cabral, che
hanno gridato all'insubordinazione. Dito puntato contro De Olveira,
che avrebbe peccato di mancanza di polso, e contro i pezzi grossi in
marcia. Quindi, fuori lui e tutta la cupola dirigenziale della Pm. Di
qui, le dimissioni in massa di oltre 40 agenti.
Ma i colpi di scena non sono finiti
qui. Non appena Cabral ha pronunciato il nome del successore, Gilson
Pitta Lopes, la tragedia: Lopes era il capo del Servizio di
intelligence e fra i più
attivi all'interno del gruppo dei “ribelli”, quindi è
stato accusato dai suoi ex compagni di aver approfittato e manovrato
la situazione, per infiltrarsi e far carriera. Al grido di
“traditore” lo hanno atteso nelle strade, insultandolo. Ma Lopes
minimizza: “La corporazione di polizia militare è composta
da più di 39mila agenti. Sicuramente non saranno gruppi minori
a destabilizzare l'istituzione”, ha dichiarato.
Pugno di ferro. “Questa è
la decisione. Che gli agenti obbediscano”, è stata la
risposta del governatore, un uomo che si è sempre
contraddistinto per la mano dura contro la repressione dei
narcotrafficanti nelle varie favelas carioca, tanto da giustificare
come “male inevitabile” la morte di innocenti per le pallottole
vaganti duranti gli scontri a fuoco. Tema molto delicato, intorno al
quale si concentrano tutte le polemiche sulla violenza gratuita e
smisurata usata dai poliziotti di Rio. Discussione riaccesa, negli
ultimi mesi, da un film che ha scosso l'intero Brasile: Tropa de
Elite, ossia il reparto scelto, quello fatto di uomini addestrati
appositamente per affrontare l'intensa delinquenza che inquina la
vita dei favelados. E che troppo spesso degenera nei modi e nei
mezzi: torture, esecuzioni sommarie, blitz indiscriminati sono, per
movimenti sociali e Ong locali, all'ordine del giorno dei poliziotti
di Rio.
Prova di forza. Quella all'interno
della Pm sembra essere una situazione di rottura senza ritorno, che
molti temono degeneri in ulteriori esplosioni di violenza, in una
città già piegata dai problemi di ordine pubblico.
Specialmente sotto Carnevale. Il vuoto creato nel corpo di polizia
potrebbe diventare un'allettante occasione per i narcotrafficanti per
recuperare terreno e potere. Quindi, da ieri, per dimostrare che il
governatore non ha perso il suo mordente è stato dispiegato
l'esercito e duecento poliziotti, con tanto di elicotteri e mezzi
blindati, hanno realizzato un blitz proprio nelle più
pericolose favelas. Cinque arrestati e sei narcos morti: quattro a
Jacarezinho e due nel Morro de Mangheira, zone nord di Rio, le più
povere.