28/11/2011versione stampabilestampainvia paginainvia



Il racconto dell'unico superstite scampato alla tragedia

E' finito in tragedia il blitz organizzato dalle forze di sicurezza colombiane per liberare gli ostaggi, detenuti da oltre 12 anni dai guerriglieri della Farc. I prigionieri, anch'essi agenti apparteneti alle forze pubbliche, sono stati uccisi prima che i compagni riuscissero a raggiungerli nel campo dove erano tenuti prigionieri. Dei 5 sequestrati solo il sergente di polizia Luis Alberto Erazo Maya, è riuscito a salvarsi.

In un'intervista rilasciata a 'Caracol Radio', Erazo spiega come gli altri detenuti siano stati uccisi senza scrupoli: "I guerriglieri della Farc non hanno nè rimorsi nè coscienza. Hanno mentito per ammazzarci. Ci avevano detto che di fronte al rumore di spari avremmo dovuto seguirli per salvarci. Avevano detto che ci avrebbero protetti. I miei compagni l'hanno fatto e per questo sono morti".

Il sergente ha poi chiarito che all'udire l'esplosione di colpi d'arma da fuoco, preso da panico, invece di correre verso i guerriglieri della Farc, sia scappato nascondendosi nella foresta.

Durante l'operazione è stata catturata anche una guerrigliera del gruppo, ma secondo Erazo la terrorista si sarebbe consegnata volontariamente alle forze dell'ordine. "I soldati difficilmente reggono la vita nella selva - ma ha poi assicurato - è impossibile decidere di staccarsi dalla squadra adducendo una qualsiasi motivazione, l'unico modo sarebbe disertare in gruppo".

Gli ostaggi erano stati raggiunti al sud di Caquetá. Qui i soldati della Farc sembra non riescano ad orientarsi se non tramite Gps, secondo quanto testimoniato dall'unico superstite.

Parole chiave: Colombia, Farc, ostaggi, vittime
Categoria: Guerra, Armi
Luogo: Colombia