Ordinamento politico: Repubblica
Capitale: Beirut
Superficie: 10.400 Kmq
Popolazione: 3,5 milioni
Lingue parlate: arabo, francese e inglese
Religioni: 60% musulmani (in maggioranza sciiti), 30% cristiani (maroniti e ortodossi),
7% drusi, 3% altri
Alfabetizzazione: 83% (Italia: 98%)
Mortalità infantile: 28 per mille (Italia: 5,7 per mille)
Speranza di vita: 69 M, 74 F (Italia: 76 M, 82 F)
Popolazione sotto la soglia di povertà: 28%
Prodotti esportati: gioielli e pietre preziose, apparecchi elettrici ed elettronici,
vestiario, tabacco e macchinari
Debito estero: 8,4 miliardi di $
Spese militari: 8,5% della spesa pubblica totale (Italia: 4,1%)
GEOGRAFIA
Il Libano confina a nord e a est con la Siria, a sud con Israele e si affaccia
a ovest sul Mar Mediterraneo. Il Paese è attraversato, da nord-est a sud-ovest
dai monti della Catena del Libano e, come proseguimento della depressione del
fiume Giordano e del Mar Morto, si forma la depressione della Beeka.
SOCIETA'
Un proverbio arabo dice che:”i libri si stampano al Cairo, ma si leggono a Beirut”.
Il Libano è sempre stato un punto di riferimento per la cultura del mondo arabo
e, per anni, è stata considerata la Svizzera del Medio Oriente. Fuori dal luogo
comune, il Libano prima della guerra civile era un polo fondamentale per la diffusione
delle idee e oggi, a fatica, torna a rappresentare un modello per la cultura araba.
ECONOMIA
Il grande indebitamento e la scarsità degli investimenti dall’estero rallentano
la ripresa economica del Paese. La disoccupazione si mantiene a livelli gravissimi,
attorno al 18-20 per cento che in un Paese che ha tantissimi giovani è un problema
ancora più grave. La scolarizzazione è molto alta e tanti giovani devono andare
all’estero per lavorare. L’urbanizzazione è forte, ma resistono le colture tradizionali.
POLITICA
La tutela siriana è diventata sempre più ingombrante per lo stato libanese. I
quasi 15 mila militari siriani presenti nel territorio e il controllo del Libano
meridionale da parte della milizia armata di Hezbollah, ha nella pratica privato
lo stato di una reale sovranità territoriale. La situazione, dopo una risoluzione
delle Nazioni Unite che condanna espressamente l’influenza straniera nel Paese,
è fluida al momento, ma si teme dopo l’omicidio Hariri che la parola torni alle
armi.
MASS MEDIA
Il Libano, nell’area mediorientale, è un isola felice per l’informazione. Una
grande pluralità di televisioni e giornali rende vivace il dibattito pubblico.
Quasi tutti i mezzi d’informazione sono privati ed espressione di gruppi di potere,
ma sono anche ben rappresentati. Anche ‘il partito di Dio’ degli Hezbollah possiede
una sua televisione satellitare, al-Manar e lo stesso ex-premier Hariri, assassinato
di recente, ha costruito la sua carriera politica sui giornali.
STORIA
Dopo l'indipendenza dalla Francia nel 1943, il Libano viene governato dai cristiano-maroniti
filo-occidentali. Contro la loro politica cresce negli anni Cinquanta l'opposizione
dei musulmani. Nel 1958 scoppia tra le due fazioni una sanguinosa guerra civile,
che vede l'intervento di 10 mila marines statunitensi a sostegno del governo del
presidente cristiano Camille Chamoun. Dopo la "pacificazione" del paese, la condizione
dei musulmani sciiti diventa sempre più critica, poiché si trovano progressivamente
esclusi dalla vita politica e marginalizzati sul piano socio-economico. Ciò provoca
lo scoppio di una nuova guerra civile nel 1975, aggravata dalle incursioni militari
israeliane contro i campi profughi palestinesi nel Libano meridionale. L'anno
successivo, l'intervento militare siriano mette fine al conflitto imponendo al
paese (ex provincia siriana) un protettorato politico e militare in funzione anti-israeliana.
Nel 1981 Israele intensifica le sue azioni militari, non solo contro gli obiettivi
palestinesi ma anche contro Beirut, Tiro e Sidone, che vengono bombardate dall'artiglieria
e dall'aviazione israeliana. A scopo dissuasivo la Siria installa basi missilistiche
(con testate sovietiche) nella valle libanese della Be’kaa. La reazione d'Israele
è durissima: nel 1982 scatta l'invasione del Libano. Le basi siriane vengono distrutte,
le città libanesi del sud occupate e Beirut rasa al suolo (con migliaia di morti
tra i civili). Contro i campi profughi palestinesi gli israeliani lasciano che
si scatenino i miliziani delle "falangi" cristiane libanesi, che a Sabra e Chatila
massacrano centinaia di civili palestinesi inermi. Mentre tutto il sud del Libano
viene stabilmente occupato dall'esercito israeliano (contro cui inizia la resistenza
armata dei guerriglieri sciiti di Hezbollah, appoggiati da Iran e Siria), a Beirut viene istallato un governo "falangista"
filo-israeliano, affidato prima a Amin Gemayel e poi (dal 1988) al generale Michel
Aoun.
Alla fine degli anni '80 si susseguono tentativi di riconciliazione nazionale,
tutti basati sulla concessione di un maggior peso politico alla comunità musulmana.
Ma il presidente Aoun si oppone ad ogni apertura, provocando la reazione della
Siria, che nel 1990 ordina alle proprie truppe in Libano di destituirlo, costringendolo
all'esilio e instaurando il primo governo libanese di unità nazionale, che l'anno
successivo firma un accordo "di fratellanza, cooperazione e coordinamento" con
il governo siriano noto come Accordo di Taef che sancisce la ‘deconfessionalizzazione’
delle istituzioni.
Nel corso degli anni '90, mentre i governi filo-siriani intraprendono la strada
della ricostruzione del paese, nella "fascia di sicurezza" nel sud del Libano
prosegue la guerriglia di Hezbollah contro l'occupazione israeliana, intensificandosi
a tal punto, dal '97 in poi, da costringere il governo di Tel Aviv a ritirare
la proprie truppe nell'estate del 2000. Ma questo non comporta la fine delle tensioni,
che si spostano sulla linea di confine, in particolare nella zona contesa delle
fattorie di Sheeba.
Alla fine del 2000 si tengono elezioni - per la prima volta dopo 30 anni - in
tutto il territorio libanese: le vince Rafiq al-Hariri, che viene nominato primo
ministro dal presidente, il generale filo-siriano Emil Lahoud. Le speranze di
apertura nei confronti della comunità cristiana suscitate in un primo momento
da Hariri vengono però frustrate e il suo governo continua a mostrare un'assoluta
fedeltà a Damasco. Almeno fino al 20 ottobre 2004, quando il magnate della comunicazione
si dimette, in polemica con la decisione del presidente Lahoud, appoggiato da
Damasco, di modificare la Costituzione del Libano per permettere un altro mandato
presidenziale al capo di Stato in carica. La situazione politica del Paese vive
un momento di transizione, ma la tensione è alta.
Il 14 febbraio del 2005, in un attentato a Beirut, viene
assassinato Hariri (e con lui perdono la vita altre 14 persone). La
“strage di San Valentino”, come viene subito ribattezzata dai media, è
la scintilla che fa esplodere il malcontento della popolazione civile
libanese verso la tutela politica armata della Siria sul Paese dei
cedri. Cominciano una serie di manifestazioni pubbliche e di presidi di
piazza che uniscono cristiani, musulmani sciiti e sunniti. Il governo
filo-siriano è costretto a dimettersi e la Siria, pressata in maniera
sempre più esplicita dalla comunità internazionale che la ritiene
direttamente responsabile dell’assassinio di Hariri, annuncia che in
tempi brevi si ritirerà dal Libano. Ad aprile del 2004 la Siria si
ritira dal Libano, ma un'ondata di attentati eomicidi politici scuote
il paese dei cedri. A giugno del 2005 si tengono le prime elezioni
senza truppe siriane nel paese e, nonostante l'influenza di Damasco sia
ancora forte, vince lo schieramento anti-siriano. Molto diviso al suo
interno però, e di questa divisione approfittano i filo-siriani per
mantenere alcuni posti di potere. Per uscire dall'empasse politica, a
gennaio del 2006 comincia un negoziato tra le parti in causa: il
processo di dialogo nazionale. I leader di tutti gli schieramenti
s'incontrano ciclicamente per individuare una riforma dello stato che
accontenti tutte le anime del paese. Ma mentre le trattative sono in
corso, per aiutare i palestinesi sotto pressione o per ritagliarsi
ancora una volta un ruolo di primo piano, la milizia sciita filo
iraniana di Hizbollah che controlla il Libano meridionale attacca una
pattuglia israeliana in terrotorio d'Israele, l'11 luglio 2006.
L'azione scatena la reazione d'Israele e il conflitto uccide migliaia
di persone in poco più di un mese di combattimenti, con bombardamenti
sul sud Libano e sulle
principali città del resto del paese. Il 13 agosto, dopo una
risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, è entrata
in vigore una tregua che prevede il dispiegamento di una forza
multinazionale d'interposizione sotto l'egida dell'Onu.