Il Sahara Occidentale si trova sulla costa atlantica dell’Africa del Nord, tra il Marocco e la Mauritania. Essendo, come dice il nome, la propaggine occidentale del deserto del Sahara, il suo territorio è completamente arido, pianeggiante e sabbioso a ovest, collinoso e roccioso a est. I rari corsi d’acqua sono stagionali, secchi durante l’estate. Per due terzi è sotto occupazione del Marocco, che ha eretto un muro nel deserto (che corre da nord a sud) al di là del quale si estende il rimanente terzo di territorio, ‘liberato’ dal Fronte Polisario
La stragrande maggioranza della popolazione è costituita dai coloni marocchini. I saharawi (popolazione discendente dalle locali tribù berbere dei Sanhadja e successivamente fusasi con gli arabi arrivati qui dallo Yemen nel XIII secolo) sono un’esigua minoranza a est del muro, in quanto tutti rifugiati nelle tendopoli allestite nel deserto algerino, attorno alla città di Tindouf. Sia marocchini che saharawi sono di religione musulmana sannita. Entrambi parlano l’arabo, seppur due ‘dialetti’ differenti
Il Sahara Occidentale dipende economicamente dal Marocco, che importa forniture alimentari ed energetiche e gestisce le poche attività locali: la pastorizia nomade (cammelli, capre e pecore) e la coltivazione di palme da dattero nelle oasi del deserto, ma soprattutto la pesca nelle acque dell’oceano e l’estrazione di fosfati
L’annessione del Sahara Occidentale da parte del Marocco non è riconosciuta dalle Nazioni Unite, le quali da 13 anni chiedono un referendum di autodeterminazione per i saharawi, regolarmente osteggiato e boicottato dal governo del Marocco. Gli ultimi incontri tra il governo marocchino e il Fronte Polisario non hanno portato ad alcun risultato concreto se non alla evidente constatazione che il piano di pace è una possibilità di soluzione che il Marocco ritiene superata a meno di non essere sicuro della vittoria nel referendum. Rabat continua ad amministrare i territori occupati come una sua colonia. Il governo saharawi è in esilio nelle tendopoli attorno a Tindouf (Algeria), sede simbolica della Repubblica Araba Saharawi Democratica (Rasd) ed esempio di comunità organizzata secondo principi collettivistici e solidaristici
Il Sahara Occidentale ottiene l'indipendenza dalla Spagna nel 1975 dopo anni di lotta del Fronte Polisario (Fronte Popolare di Liberazione della Saguia el Hamra e Rio de Oro), ma viene subito occupato dal Marocco, a nord, e dalla Mauritania, a sud, in base a un accordo segreto tra i due paesi africani, stipulato a Madrid. Migliaia di saharawi fuggono dai bombardamenti dell'aviazione marocchina (che utilizza bombe al napalm e al fosforo sui villaggi) accampandosi nel deserto Algerino, vicino a Tindouf. Qui presto si concentrano tutti i profughi e qui il Fronte Polisario, nel 1976, proclama lo stato indipendente "in esilio" dei saharawi: la Repubblica araba saharawi democratica (Rasd), che verrà riconosciuta da una settantina di paesi. Nel Sahara Occidentale il Polisario inizia una dura guerriglia di resistenza. Nel 1979 la Mauritania ritira le proprie truppe. Il Marocco allora, appoggiato da Spagna, Francia e Stati Uniti, raddoppia lo sforzo bellico e occupa anche la parte meridionale del paese. Ma il Fronte Polisario reagisce con forza, e nei primi anni '80 riesce a liberare varie zone dall'occupazione marocchina. Rabat risponde edificando una muraglia fortificata, minata ed elettrificata lunga 2.500 chilometri in cui racchiude i territori occupati, e al riparo della quale inizia una massiccia colonizzazione, accompagnata da una sanguinosa pulizia etnica contro i saharawi. Fuori dal muro la guerra continua. Nel 1991 l'Onu riesce ad imporre il cessate il fuoco e l'organizzazione di un referendum per l'autodeterminazione del popolo saharawi sotto l'egida di una missione delle Nazioni Unite (Minurso). Dopo lunghe e difficili trattative, la consultazione viene fissata per il 1992, ma il Marocco boicotta in ogni modo la preparazione del referendum, continuando le azioni militari e contestando i criteri di definizione della base elettorale (che secondo Rabat deve includere anche i coloni marocchini). Così la consultazione viene rimandata al 1998, e poi ancora al 2000. Ma non accade nulla. Ad oggi, nonostante le minacce del Fronte Polisario di riprendere le armi se la situazione non si sblocca, la celebrazione del referendum appare ancora lontana e l'occupazione marocchina del Sahara Occidentale prosegue, mentre la comunità internazionale sembra essersi completamente dimenticata della questione.
Il Sahara Occidentale ottiene l'indipendenza dalla Spagna
nel 1975 dopo anni di lotta del Fronte Polisario (Fronte Popolare di
Liberazione della Saguia el Hamra e Rio de Oro), ma viene subito
occupato dal Marocco, a nord, e dalla Mauritania, a sud, in base a un
accordo segreto tra i due paesi africani, stipulato a Madrid. Migliaia
di saharawi fuggono dai bombardamenti dell'aviazione marocchina (che
utilizza bombe al napalm e al fosforo sui villaggi) accampandosi nel
deserto Algerino, vicino a Tindouf. Qui presto si concentrano tutti i
profughi e qui il Fronte Polisario, nel 1976, proclama lo stato
indipendente "in esilio" dei saharawi: la Repubblica araba saharawi
democratica (Rasd), che verrà riconosciuta da una settantina di paesi.
Nel Sahara Occidentale il Polisario inizia una dura guerriglia di
resistenza. Nel 1979 la Mauritania ritira le proprie truppe. Il Marocco
allora, appoggiato da Spagna, Francia e Stati Uniti, raddoppia lo
sforzo bellico e occupa anche la parte meridionale del paese. Ma il
Fronte Polisario reagisce con forza, e nei primi anni '80 riesce a
liberare varie zone dall'occupazione marocchina. Rabat risponde
edificando una muraglia fortificata, minata ed elettrificata lunga
2.500 chilometri in cui racchiude i territori occupati, e al riparo
della quale inizia una massiccia colonizzazione, accompagnata da una
sanguinosa pulizia etnica contro i saharawi. Fuori dal muro la guerra
continua. Nel 1991 l'Onu riesce ad imporre il cessate il fuoco e
l'organizzazione di un referendum per l'autodeterminazione del popolo
saharawi sotto l'egida di una missione delle Nazioni Unite (Minurso).
Dopo lunghe e difficili trattative, la consultazione viene fissata per
il 1992, ma il Marocco boicotta in ogni modo la preparazione del
referendum, continuando le azioni militari e contestando i criteri di
definizione della base elettorale (che secondo Rabat deve includere
anche i coloni marocchini). Così la consultazione viene rimandata al
1998, e poi ancora al 2000. Ma non accade nulla. Ad oggi, nonostante le
minacce del Fronte Polisario di riprendere le armi se la situazione non
si sblocca, la celebrazione del referendum appare ancora lontana e
l'occupazione marocchina del Sahara Occidentale prosegue, mentre la
comunità internazionale sembra essersi completamente dimenticata della
questione. Dopo le dimissioni di James Baker III, il mediatore
statunitense, e il breve interregno di Alvaro de Soto, nell' agosto del
2005, come nuovo
rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per
il Sahara Occidentale, è stato nominato l'italiano Francesco Bastagli.
Bastagli si troverà ad affrontare una situazione esplosiva che, dopo
molti anni di calma, ha conosciuto una ripresa delle violenze a maggio
del 2005.