Sahara Occidentale
BANDIERA
 
Ordinamento politico: territorio annesso (senza riconoscimento dell'Onu) dalla monarchia marocchina; governo saharawi in esilio a Tindouf (Algeria), sede della Repubblica Araba Saharawi Democratica (Rasd)
Capitale: El Aaiùn Superficie: 266.000 Kmq (come l’Italia continentale)
Popolazione: circa 300.000 (88% coloni marocchini, 12% saharawi) più i quasi 200.000 saharawi rifugiati in Algeria
Lingue parlate: arabo Religione: musulmani sunniti
Alfabetizzazione: n.d.
Mortalità infantile: n.d.
Speranza di vita: n.d.
Popolazione sotto la soglia della povertà: n.d.
Prodotti esportati: pesce, fosfati, datteri
Debito estero : n.d.
Spese militari: n.d.

CARTINA

GEOGRAFIA

Il Sahara Occidentale si trova sulla costa atlantica dell’Africa del Nord, tra il Marocco e la Mauritania. Essendo, come dice il nome, la propaggine occidentale del deserto del Sahara, il suo territorio è completamente arido, pianeggiante e sabbioso a ovest, collinoso e roccioso a est. I rari corsi d’acqua sono stagionali, secchi durante l’estate. Per due terzi è sotto occupazione del Marocco, che ha eretto un muro nel deserto (che corre da nord a sud) al di là del quale si estende il rimanente terzo di territorio, ‘liberato’ dal Fronte Polisario



SOCIETA'

La stragrande maggioranza della popolazione è costituita dai coloni marocchini. I saharawi (popolazione discendente dalle locali tribù berbere dei Sanhadja e successivamente fusasi con gli arabi arrivati qui dallo Yemen nel XIII secolo) sono un’esigua minoranza a est del muro, in quanto tutti rifugiati nelle tendopoli allestite nel deserto algerino, attorno alla città di Tindouf. Sia marocchini che saharawi sono di religione musulmana sannita. Entrambi parlano l’arabo, seppur due ‘dialetti’ differenti



ECONOMIA

Il Sahara Occidentale dipende economicamente dal Marocco, che importa forniture alimentari ed energetiche e gestisce le poche attività locali: la pastorizia nomade (cammelli, capre e pecore) e la coltivazione di palme da dattero nelle oasi del deserto, ma soprattutto la pesca nelle acque dell’oceano e l’estrazione di fosfati



POLITICA

L’annessione del Sahara Occidentale da parte del Marocco non è riconosciuta dalle Nazioni Unite, le quali da 13 anni chiedono un referendum di autodeterminazione per i saharawi, regolarmente osteggiato e boicottato dal governo del Marocco. Gli ultimi incontri tra il governo marocchino e il Fronte Polisario non hanno portato ad alcun risultato concreto se non alla evidente constatazione che il piano di pace è una possibilità di soluzione che il Marocco ritiene superata a meno di non essere sicuro della vittoria nel referendum. Rabat continua ad amministrare i territori occupati come una sua colonia. Il governo saharawi è in esilio nelle tendopoli attorno a Tindouf (Algeria), sede simbolica della Repubblica Araba Saharawi Democratica (Rasd) ed esempio di comunità organizzata secondo principi collettivistici e solidaristici



STORIA

Il Sahara Occidentale ottiene l'indipendenza dalla Spagna nel 1975 dopo anni di lotta del Fronte Polisario (Fronte Popolare di Liberazione della Saguia el Hamra e Rio de Oro), ma viene subito occupato dal Marocco, a nord, e dalla Mauritania, a sud, in base a un accordo segreto tra i due paesi africani, stipulato a Madrid. Migliaia di saharawi fuggono dai bombardamenti dell'aviazione marocchina (che utilizza bombe al napalm e al fosforo sui villaggi) accampandosi nel deserto Algerino, vicino a Tindouf. Qui presto si concentrano tutti i profughi e qui il Fronte Polisario, nel 1976, proclama lo stato indipendente "in esilio" dei saharawi: la Repubblica araba saharawi democratica (Rasd), che verrà riconosciuta da una settantina di paesi. Nel Sahara Occidentale il Polisario inizia una dura guerriglia di resistenza. Nel 1979 la Mauritania ritira le proprie truppe. Il Marocco allora, appoggiato da Spagna, Francia e Stati Uniti, raddoppia lo sforzo bellico e occupa anche la parte meridionale del paese. Ma il Fronte Polisario reagisce con forza, e nei primi anni '80 riesce a liberare varie zone dall'occupazione marocchina. Rabat risponde edificando una muraglia fortificata, minata ed elettrificata lunga 2.500 chilometri in cui racchiude i territori occupati, e al riparo della quale inizia una massiccia colonizzazione, accompagnata da una sanguinosa pulizia etnica contro i saharawi. Fuori dal muro la guerra continua. Nel 1991 l'Onu riesce ad imporre il cessate il fuoco e l'organizzazione di un referendum per l'autodeterminazione del popolo saharawi sotto l'egida di una missione delle Nazioni Unite (Minurso). Dopo lunghe e difficili trattative, la consultazione viene fissata per il 1992, ma il Marocco boicotta in ogni modo la preparazione del referendum, continuando le azioni militari e contestando i criteri di definizione della base elettorale (che secondo Rabat deve includere anche i coloni marocchini). Così la consultazione viene rimandata al 1998, e poi ancora al 2000. Ma non accade nulla. Ad oggi, nonostante le minacce del Fronte Polisario di riprendere le armi se la situazione non si sblocca, la celebrazione del referendum appare ancora lontana e l'occupazione marocchina del Sahara Occidentale prosegue, mentre la comunità internazionale sembra essersi completamente dimenticata della questione.



STORIA

Il Sahara Occidentale ottiene l'indipendenza dalla Spagna nel 1975 dopo anni di lotta del Fronte Polisario (Fronte Popolare di Liberazione della Saguia el Hamra e Rio de Oro), ma viene subito occupato dal Marocco, a nord, e dalla Mauritania, a sud, in base a un accordo segreto tra i due paesi africani, stipulato a Madrid. Migliaia di saharawi fuggono dai bombardamenti dell'aviazione marocchina (che utilizza bombe al napalm e al fosforo sui villaggi) accampandosi nel deserto Algerino, vicino a Tindouf. Qui presto si concentrano tutti i profughi e qui il Fronte Polisario, nel 1976, proclama lo stato indipendente "in esilio" dei saharawi: la Repubblica araba saharawi democratica (Rasd), che verrà riconosciuta da una settantina di paesi. Nel Sahara Occidentale il Polisario inizia una dura guerriglia di resistenza. Nel 1979 la Mauritania ritira le proprie truppe. Il Marocco allora, appoggiato da Spagna, Francia e Stati Uniti, raddoppia lo sforzo bellico e occupa anche la parte meridionale del paese. Ma il Fronte Polisario reagisce con forza, e nei primi anni '80 riesce a liberare varie zone dall'occupazione marocchina. Rabat risponde edificando una muraglia fortificata, minata ed elettrificata lunga 2.500 chilometri in cui racchiude i territori occupati, e al riparo della quale inizia una massiccia colonizzazione, accompagnata da una sanguinosa pulizia etnica contro i saharawi. Fuori dal muro la guerra continua. Nel 1991 l'Onu riesce ad imporre il cessate il fuoco e l'organizzazione di un referendum per l'autodeterminazione del popolo saharawi sotto l'egida di una missione delle Nazioni Unite (Minurso). Dopo lunghe e difficili trattative, la consultazione viene fissata per il 1992, ma il Marocco boicotta in ogni modo la preparazione del referendum, continuando le azioni militari e contestando i criteri di definizione della base elettorale (che secondo Rabat deve includere anche i coloni marocchini). Così la consultazione viene rimandata al 1998, e poi ancora al 2000. Ma non accade nulla. Ad oggi, nonostante le minacce del Fronte Polisario di riprendere le armi se la situazione non si sblocca, la celebrazione del referendum appare ancora lontana e l'occupazione marocchina del Sahara Occidentale prosegue, mentre la comunità internazionale sembra essersi completamente dimenticata della questione. Dopo le dimissioni di James Baker III, il mediatore statunitense, e il breve interregno di Alvaro de Soto, nell' agosto del 2005, come nuovo rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale, è stato nominato l'italiano Francesco Bastagli. Bastagli si troverà ad affrontare una situazione esplosiva che, dopo molti anni di calma, ha conosciuto una ripresa delle violenze a maggio del 2005.