Georgia

Ordinamento politico: Repubblica presidenziale
Capitale: Tiblisi
Superficie: 67 mila Kmq
Popolazione: 5 milioni; 70% georgiani, 8% armeni, 6% russi, 5% azeri, 3% osseti, 2% abkhazi
Lingua: georgiano (lingua ufficiale) e russo
Religione: 85% cristiano ortodossi, 15% musulmani (nella provincia sud-occidentale dell'Ajaria)
Alfabetizzazione: 99%
Mortalità infantile: 51 per mille
Speranza di vita: 61 anni maschi, 68 anni femmine
Popolazione sotto la soglia di povertà: 54%
Prodotti esportati: metalli, prodotti chimici, vino, frutta, the 
Debito estero: 1,7 miliardi di dollari
Spese militari: 2,5% del Pil

GEOGRAFIA

L’ex Repubblica Socialista Sovietica della Georgia si trova nella regione caucasica, ai confini meridionali della Russia, tra il Mar Nero e il Mar Caspio. La regione occidentale dell’Abkhazia e quella settentrionale dell’Ossezia del Sud sono di fatto indipendenti dal governo di Tiblisi. Gode di larga autonomia anche la provincia sud-occidentale dell'Ajaria, unica enclave musulmana in Georgia.  Il suo ambiente è caratterizzato da montagne nel nord nel sud e nell’est. A ovest, verso la costa del Mar Nero, degradano fertili pianure.



POLITICA

Dopo le contestatissime elezioni del novembre 2003, denunciate come irregolari dalla stessa Osce, l'opposizione georgiana è scesa in piazza per contestare i risultati ufficiali che attribuivano la vittoria al partito del presidente Eduard Shevardnadze.
Dopo giorni di manifestazioni che hanno fatto temere lo scoppio di una nuova guerra civile, l'anziano leader georgiano ha dato le dimissioni. Nuove elezioni sono state celebrato il 4 gennaio 2004. Il capo dell'opposizione, l'anti-russo e flio-americano Mikhail Saakashvili, ha stravinto diventando il nuovo presidente della Georgia. Mosca non ha reagito bene alla sua vittoria perché non vuole che la nuova Georgia esca definitivamente dalla sfera d'influenza russa per entrare in quella americana (soprattuto per quanto riguarda il famoso oleodotto angloamericano Baku-Tiblisi-Ceyhan). Il cremlino fa leva soprattutto sui separatismi interni georgiani (Abkhazia, Ossezia del Sud e Ajaria) per minacciare Tiblisi. Molti osservatori temono che giocare questa carta sia estremamente rischioso. 



ECONOMIA

Le recenti guerre civili, la corruzione diffusa e la scarsità di risorse energetiche hanno reso difficoltosa la ripresa economica del Paese dopo l’indipendenza dall’Urss. La Georgia rimane una delle più povere repubbliche dell’ex Unione Sovietica. Le condizioni di vita della popolazione sono estremamente misere: almeno metà dei georgiani vivono sotto la soglia di povertà. L’unica speranza di rilancio economico viene dalla costruzione dell’oleodotto angloamericano Baku-Tiblisi-Ceyhan che dal 2005 porterà il petrolio del Mar Caspio sui mercati Occidentali creando un notevole indotto locale. Questo progetto ha provocato il raffreddamento delle relazioni economiche con Mosca dato che si pone in diretta concorrenza con la tradizionale egemonia russa sulla gestione delle risorse petrolifere del Caspio.



MASS MEDIA

Il panorama televisivo e della carta stampata mostra una certa vivacità, sebbene il Presidente Shevarnadze controlli in maniera ferrea le due reti nazionali della televisione di Stato, ci sono tre canali privati indipendenti controllati da editori indipendenti che assumono spesso posizioni critiche verso il governo. Soprattutto la rete ‘Rustavi 2’, che con la trasmissione popolarissima di inchiesta ‘60 minuti’, diretta da Akaki Gogikhaishvili, ha fatto sensibilmente aumentare l’audience del canale. Gogikhaishvili da diversi anni denuncia episodi di corruzione, si batte per il rispetto della legalità e della carta costituzionale. L’indipendenza degli organi di informazione rappresenta la novità di queste elezioni. Anche l’agenzia internazionale francese Rsf (Report Sans Frontiers) che ogni anno stila una graduatoria mondiale dei paesi per quanto riguarda la libertà di stampa ha certificato questo passo in avanti posizionando il paese dalle retrovie al 63° posto (l’Italia è al 53°). Il merito di questa positiva performance va attribuito in larga parte al Presidente Shevarnadze che ha impedito sempre con fermezza grandi concentrazioni editoriali nel mondo dell’informazione. (Fonte Equilibri)



STORIA

Soggetta all’impero zarista fin dal 1783, dopo la rivoluzione bolscevica del 1917 in Georgia vanno al potere i comunisti menscevichi nemici di Lenin che proclamano l’indipendenza della nazione. L’Armata Rossa invade il Paese nel 1921, inglobando la Georgia nell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Era georgiano Josiph Stalin, il quale non risparmiò i suoi compatrioti dalle sue purghe, rimanendo ciononostante un motivo d’orgoglio per la popolazione dell’epoca. La usa morte nel 1953 viene accompagnata da sentite manifestazioni di lutto popolare. Negli anni settanta il leader comunista georgiano Eduard Shevardnadze si erige a difensore dei diritti nazionali del suo Paese nei confronti del Cremlino, battendosi contro la decisione di Mosca di fare del russo la lingua officiale georgiana. Lo scontento popolare contro la dominazione russa e il regime comunista aumenta nel corso degli anni ottanta, esplodendo dopo la caduta del muro di berlino nel 1989. Si verificano grandi manifestazioni di piazza, represse dai soldati dell’Armata Rossa, che uccidono decine di dimostranti. I georgiani si vendicano nel 1990, quando alle prime elezioni libere votano in massa contro il partito comunista, mandando al potere i nazionalisti guidati dall’ex dissidente e prigioniero politico Zviad Gamsakurdia, che nel 1991 proclama l’indipendenza della Georgia diventandone presidente. Presto egli viene accusato di voler instaurare una dittatura personale, e alla fine del ‘91 viene rovesciato da una sanguinosa rivolta armata dei militari orchestrata da Mosca, in seguito alla quale nel ‘92 l’ex leader comunista Shevardnadze torna dall’esilio e diventa capo dello Stato. Contemporaneamente, in due regioni georgiane scoppiano delle rivolte indipendentiste sostenute dalla Russia, che portano alla secessione dell’Ossezia del Sud nel ‘92 e dell’Abkhazia nel ‘93. Nei primi anni ‘90 Shevardnadze riporta la Georgia nella sfera d’influenza russa, entrando a far parte della Comunità di Stati Indipendenti (Cis) nel 1994 e instaurando strettissimi rapporti commerciali con Mosca. Ma le relazioni con la Russia iniziano a deteriorarsi alla fine degli anni ‘90, quando Shevardnadze volge la sua attenzione all’Occidente, sia in termini economici che politici, chiedendo di entrare nella Nato e prendendo accordi con le compagnie petrolifere angloamericane per il progetto dell’oleodotto Baku-Tiblisi-Ceyhan, che dal 2005 porterà il petrolio del Caspio verso i mercati occidentali. Dopo l’11 settembre 2001 la svolta filoamericana di Tiblisi è netta e questo provoca tensioni sempre più forti con Mosca. A suggellare il nuovo corso, nel 2002 arrivano in Georgia duemila uomini delle forze speciali Usa per assistere l’esercito locale nelle operazioni anti-guerriglia nella gola del Pankisi, dove trovano rifugio i separatisti ceceni in fuga dalla vicina Cecenia.