A Herat, sede occidentale del contingente italiano, comincia a fare caldo. Non
solo dal punto di vista climatico. Negli ultimi giorni si sono registrati attacchi
e sabotaggi contro centraline e ripetitori telefonici e un’ondata di rapimenti
senza precedenti che ha suscitato proteste tra la popolazione locale, sempre più
preoccupata per il deterioramento della sicurezza nella zona.
Una situazione confermata, pochi giorni fa, dalla relazione annuale dei servizi
segreti italiani che parlano di “sensibile deterioramento della cornice di sicurezza”
a Herat con “aumento degli attentati” e afflusso di “cellule ostili” provenienti
dal sud, ovvero dalla provincia di Farah.
Forze speciali schierate stabilmente sul fronte sud. E proprio a Farah, il fronte più caldo del settore italiano, nelle scorse settimane
è stato dislocato in via permanete il contingente di forze speciali italiane,
la Task Force 45, che finora erano basate a Herat. Assieme alla
Task Force 45 – che pare sia stata rinforzato con un centinaio di paracadutisti della Folgore
appena arrivati dall’Italia – sono stati mandati a sud anche i cinque elicotteri
da combattimento italiani Mangusta della Task Force Fenice.
Uno schieramento ‘in prima linea’ delle nostre truppe da combattimento che coincide,
forse non casualmente, con l’avvio di un’offensiva alleata anti-talebana proprio
nella provincia di Farah. Ufficialmente, le forze italiane partecipano alle operazioni
solo con un ruolo di “supporto”: definizione ambigua che in passato a mascherato
un
coinvolgimento diretto degli italiani ai combattimenti.
Il gioco delle tre carte: più truppe da combattimento a Herat. D’ora in avanti, la partecipazione italiana alla guerra contro i talebani non
farà che aumentare.
L’apparentemente innocuo progetto di “spostamento” del contingente italiano da
Kabul a Herat senza incrementi di truppe, annunciato una settimana fa dal capo
di Stato Maggiore dell’esercito Fabrizio Castagnetti, maschera infatti l’invio
di forze fresche da combattimento che andranno a costituire il famoso
Battle Group da impiegare per contrastare la minaccia talebana nel settore occidentale.
I circa 750 soldati italiani (truppe non da combattimento) che verranno rimossi
da Kabul (il cui comando regionale, temporaneamente italiano, verrà assegnato
stabilmente alla Francia – Sarkozy lo ha preteso in cambio dei rinforzi che invierà
a combattere a Kandahar) non verranno infatti trasferiti di peso a Herat: saranno
rimpatriati e al posto loro verranno schierate nell'ovest un numero uguale di
truppe da combattimento, tra le quali sicuramente la brigata aeromobile Friuli,
stando a quanto scrive l’esperto militare Gianandrea Gaiani su
Analisi Difesa).