19/03/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Oea condanna la violazione del confine ecuadoriano, ma ne difende la causa. E proseguono le rivelazioni 'post-mortem' di Reyes
Mentre l'Organizzazione degli Stati Americani si è definitivamente espressa sulla querelle che ha portato a un passo dalla guerra Ecuador e Colombia, condannando la violazione dei confini ecuadoriani, ma difendendone la causa, ossia “la salvaguardia della sicurezza nazionale”, il già complesso scenario interno colombiano continua ad aggrovigliarsi. L'incursione militare che Bogotá ha scatenato in territorio straniero, accecata dal succulento obiettivo di bombardare un accampamento Farc al di là della frontiera per colpire il numero due delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia, Raul Reyes, non ha portato solo una grande vittoria militare e un pesante rovescio della medaglia – ossia la crisi diplomatica. Com'è noto, Palazzo Nariño, con questo blitz, è riuscito a entrare in possesso del computer di Reyes, scrigno di segreti rivoluzionari, di contatti inconfessabili, di strategie e piani di azione, ossia del frutto di oltre 40 anni di conflitto, guerreggiato e non. E di questi documenti, veri o presunti, si sta servendo per gridare al lupo al lupo, fingendosi scioccato. Le Farc sembra avessero rapporti diretto con Chavez e Correa, con Sarkozy e il Libano, e Bogotá grida allo scandalo. Eppure, che il lavoro delle Farc non si limitasse a sparare all'impazzata contro esercito e paramilitari dovrebbe sembrare scontato. Non è così che si raggiunge l'agognato obiettivo che li ha spinti a lasciare tutto e tutti, imbracciare un kalashnikov e sparire nella selva.

uribe e bushQuestione di punti di vista. Non dovrebbe scioccare che un gruppo guerrigliero così strutturato sia entrato in contatto con paesi stranieri. Da quelli limitrofi, come Ecuador e Venezuela, a nazioni europee come la Francia, che da anni lavora per riportare a casa Ingrid Betancourt e gli altri sequestrati dalla guerriglia. “Dopotutto, che piaccia o meno al presidente Alvaro Uribe, le Forze armate rivoluzionarie della Colombia rappresentano una bella fetta di colombiani che, nonostante tutto e contro ogni propaganda governativa, non hanno nessun'altra alternativa che credere nelle Farc – afferma il presidente dell'associazione dei coltivatori del cacao del Caquetá -. Sono gli abitanti delle immense aree rurali sparse ovunque, sotto e sopra le Ande, le orde di contadini senza terra, senza dignità e senza diritti, che dello Stato assaporano soltanto la prepotenza dell'esercito e la violenza del suo fratellastro, il paramilitarismo. È dunque normale che uno Stato estero perlomeno provi ad ascoltare la posizione della guerriglia. A scioccare, piuttosto, è lo stato disumano in cui sono costretti a vivere, che li rende disperati al punto da riporre le speranze in un gruppo guerrigliero che spesso ha dimostrato di aver smarrito la via e la ragione”.

donna colombiana si dispera per la morte di un proprio caroRegole del gioco. “E chi è l'unico colpevole, se non il governo?”, si chiedono i campesinos di San Josè, come quelli del Rio Cimitarra, i coqueros del sud come gli indigeni della Valle del Cauca. “Se Bogotá volesse davvero sconfiggere le Farc – spiega Javier, coltivatore del Sur de Bolivar – basterebbe che facesse una riforma agraria e investisse valanghe di soldi nelle zone rurali, curando tutti i colombiani con la stessa premura che usa per chi vive nelle grandi città”, continuano a ripetere “Invece, per giustificare la macchina da guerra messa in piedi con l'aiuto di Washington – spiegava un prete keniano di Cartagena del Chairá – si sminuisce il coinvolgimento della gente nella causa rivoluzionaria, si liquida la questione guerriglia svilendola nel calderone del terrorismo post 11 settembre, e si militarizza il paese”. Un gioco che ha come unica condizione investire oltre la metà del prodotto interno lordo nella macchina da guerra. E per il sociale, le briciole.

guerrigliero farc-epCausa, effetto. Tanti soldi in tecnologia bellica, intelligence, armi sofisticate. Tanto impegno per formare spie degne di 007, che si infiltrino nella struttura guerrigliera per colpirla dall'interno. Fra le tante rivelazioni, vere o presunte, emerse dalla memoria del pc di Reyes, la storia di un'infiltrata che si serviva di microchip installati nel seno e fra i denti per comunicare all'esercito spostamenti e segreti Farc. Che poi sia stata scoperta e uccisa all'istante sembra quasi non contare, l'importante, per i mass media colombiani, è dimostrare che la guerriglia è sempre più debole, sempre meno salda, sempre più vicina alla fine, grazie alle strategie vincenti di Palazzo Nariño e dei fedeli Usa.

Raul ReyesNiente cambia. La Colombia sta vivendo un dramma, nonostante la Oea abbia archiviato l'incidente diplomatico che altro non era se non un capitolo di un'epopea ultraquarantennale. E adesso, la cortina di silenzio, che almeno per una settimana è stata squarciata dalle voci grosse di Quito e Caracas, tornerà a isolare il paese, che resterà a dibattersi fra morte e fame, tra i suoi quattro milioni di sfollati interni, le decine di fosse comuni, i desaparecidos e i sequestrati. Niente cambia, pirma e dopo Reyes.
 

Stella Spinelli

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