15/01/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Un incendio ha lasciato centomila persone senza casa in una baraccopoli di Manila

Bambini"Almeno ventimila famiglie hanno perso tutto e non hanno più nessuna prospettiva". Si aggrava il bilancio degli sfollati di Tondo, la bidonville di Manila distrutta lunedì notte da un incendio. A dirlo è padre Giovanni, che ha visitato le baracche: "Sono rimaste senza tetto circa centomila persone, adesso trasferite sui playground , i campi di pallacanestro, sport nazionale nelle Filippine".

Nella capitale gli incendi sono frequenti. Padre Giovanni ricorda un altro disastro avvenuto nel suo quartiere, San Pablo, due anni fa: “Il 27 settembre 2001 le fiamme hanno lasciato senza tetto 15mila persone e hanno ucciso tre bambini, una donna cieca e un vecchio. Le autorità non ci hanno aiutato, è intervenuta solo la Caritas di Manila. Ma siamo riusciti a costruire solo 67 casette di cemento”.

Le bidonville sono ammassi di baracche in legno, senza luce elettrica, fognature, acqua potabile. Basta una candela per incendiarle e alcune volte gli incendi sono dolosi. “Le autorità in passato – prosegue il religioso - hanno cercato di eliminare le baraccopoli. Ma Manila conta una popolazione di tredici milioni di abitanti, di cui tre sono squatters , come vengono chiamati qui i senza casa. Qualcuno ha addirittura pensato di dar fuoco alle bidonville ".

Tondo e San Pablo si trovano nello stesso distretto periferico della capitale, MetroManila . Formano un labirinto di palafitte sul porto. Da ogni provincia arrivano in queste aree a migliaia con un sogno: trovare nella capitale casa e lavoro. “Ma non succede quasi mai - spiega padre Giovanni - queste persone vendono quello che hanno, qualche gallina e una capanna, fuggono da isole sovrappopolate e poverissime e finiscono accampati. Scappano dalla provincia anche per un'altra ragione: è un luogo insicuro a causa della presenza dei guerriglieri comunisti al nord e di quella dei militanti islamici fondamentalisti al sud”. Conflitti che hanno causato più di duecentomila morti, spesso anche con attacchi terroristici ai civili.

Manila Gli emigranti delle metropoli galleggianti, dopo aver perso tutto in un incendio, quasi sempre non riescono a trovare un lavoro con cui sfamare la famiglia e la loro vita diventa una tragedia ancora più drammatica. "Non possono tornare indietro - continua il missionario - per loro sarebbe come ammettere davanti alle comunità originarie di aver fallito. Se lo facessero si sentirebbero umiliati e si ritroverebbero emarginati”. Quale destino li aspetta quindi? ”Spesso diventano uomini pipistrello , ovvero vanno a vivere sotto i ponti. Oppure occupano aree non edificabili e in poche ore costruiscono una baracca”.

Padre Giovanni è un missionario dell’ordine dei Canossiani e nell'89 è arrivato a San Pablo dove si occupa di adozioni a distanza e ha fondato una clinica: due medici, un gruppo di fisioterapisti, tre infermiere e alcuni volontari, tutti filippini. A MetroManila sono diffuse malattie gravissime: il 60 per cento dei malati hanno la tubercolosi, gli altri soffrono di asma, meningite, disturbi renali, dissenteria. "Oggi ci sono stati i funerali di due bambine di nove e due anni, uccise dalla Den Geng , la zanzara tigre".

La situazione delle baraccopoli si deteriora ogni giorno di più. Negli ultimi anni San Pablo si è trasformato in un’immensa discarica. L’immondizia di tutta MetroManila (otto milioni di persone) da tre anni finisce qui. E' nata una cosiddetta smokey mountain, una montagna fumante di rifiuti, dove lavorano centinaia di bambini. Raccolgono carta, ferro e altri materiali per riciclarli, guadagnando meno di un euro al giorno.
Padre Giovanni ha denunciato il problema. E’ andato dal sindaco per il quale le smokey mountain “creano posti di lavoro”. “E la salute? - si chiede il religioso - da quando esiste la montagna di rifiuti sono aumentati i morti". 

 

Francesca Lancini

 

Categoria: Migranti
Luogo: Filippine