"Almeno ventimila famiglie hanno perso tutto e non hanno più nessuna
prospettiva". Si aggrava il bilancio degli sfollati di Tondo, la
bidonville di Manila distrutta lunedì notte da un incendio. A
dirlo è padre Giovanni, che ha visitato le baracche: "Sono rimaste
senza tetto circa centomila persone, adesso trasferite sui playground ,
i campi di pallacanestro, sport nazionale nelle Filippine".
Nella capitale gli incendi sono frequenti. Padre Giovanni ricorda
un altro disastro avvenuto nel suo quartiere, San Pablo, due anni fa:
“Il 27 settembre 2001 le fiamme hanno lasciato senza tetto 15mila
persone e hanno ucciso tre bambini, una donna cieca e un vecchio.
Le autorità non ci hanno aiutato, è intervenuta solo la Caritas di
Manila. Ma siamo riusciti a costruire solo 67 casette di cemento”.
Le bidonville sono ammassi di baracche in legno, senza luce elettrica,
fognature, acqua potabile. Basta una candela per incendiarle e
alcune volte gli incendi sono dolosi. “Le autorità in passato –
prosegue il religioso - hanno cercato di eliminare le baraccopoli. Ma
Manila conta una popolazione di tredici milioni di abitanti, di
cui tre sono squatters , come vengono chiamati qui i senza casa.
Qualcuno ha addirittura pensato di dar fuoco alle bidonville ".
Tondo e San Pablo si trovano nello stesso distretto periferico
della capitale, MetroManila . Formano un labirinto di palafitte sul
porto. Da ogni provincia arrivano in queste aree a migliaia con un
sogno: trovare nella capitale casa e lavoro. “Ma non succede quasi mai
- spiega padre Giovanni - queste persone vendono quello che hanno,
qualche gallina e una capanna, fuggono da isole sovrappopolate e
poverissime e finiscono accampati. Scappano dalla provincia anche per
un'altra ragione: è un luogo insicuro a causa della presenza dei
guerriglieri comunisti al nord e di quella dei militanti islamici
fondamentalisti al sud”. Conflitti che hanno causato più di
duecentomila morti, spesso anche con attacchi terroristici ai civili.
Gli emigranti delle metropoli galleggianti, dopo aver perso
tutto in un incendio, quasi sempre non riescono a trovare un
lavoro con cui sfamare la famiglia e la loro vita diventa una
tragedia ancora più drammatica. "Non possono tornare indietro
- continua il missionario - per loro sarebbe come ammettere
davanti alle comunità originarie di aver fallito. Se lo facessero si
sentirebbero umiliati e si ritroverebbero emarginati”. Quale destino li
aspetta quindi? ”Spesso diventano uomini pipistrello , ovvero vanno a
vivere sotto i ponti. Oppure occupano aree non edificabili e in poche
ore costruiscono una baracca”.
Padre Giovanni è un missionario dell’ordine dei Canossiani e
nell'89 è arrivato a San Pablo dove si occupa di adozioni a
distanza e ha fondato una clinica: due medici, un gruppo di
fisioterapisti, tre infermiere e alcuni volontari, tutti filippini. A
MetroManila sono diffuse malattie gravissime: il 60 per cento dei
malati hanno la tubercolosi, gli altri soffrono di asma,
meningite, disturbi renali, dissenteria. "Oggi ci sono stati i funerali
di due bambine di nove e due anni, uccise dalla Den Geng , la
zanzara tigre".
La situazione delle baraccopoli si deteriora ogni giorno di più. Negli
ultimi anni San Pablo si è trasformato in un’immensa
discarica. L’immondizia di tutta MetroManila (otto milioni di
persone) da tre anni finisce qui. E' nata una cosiddetta smokey
mountain, una montagna fumante di rifiuti, dove
lavorano centinaia di bambini. Raccolgono carta, ferro e altri
materiali per riciclarli, guadagnando meno di un euro al giorno.
Padre Giovanni ha denunciato il problema. E’ andato dal
sindaco per il quale le smokey mountain “creano posti di lavoro”.
“E la salute? - si chiede il religioso - da quando esiste la
montagna di rifiuti sono aumentati i morti".